I dati di una ricerca che riguarda i comuni del Sud ovest milanese ad alta emergenza abitativa: Buccinasco, Cesano Boscone, Corsico, Rozzano e Trezzano
Conviene? Non conviene? Si? Forse? Qui si parla di contratto a canone concordato e dei suoi riflessi in alcune realtà locali. PoliS-Lombardia ha condotto, insieme al Politecnico di Milano, una ricerca per conto di Regione Lombardia sulla diffusione di questa tipologia di accordo tra locatori e locatari in tutto il territorio. Dallo studio sono emersi dati (presentati questa mattina durante una conferenza stampa tenuta al Pirellone), molto interessanti per quanto riguarda i comuni del sud ovest ad alta emergenza abitativa: Buccinasco, Cesano Boscone, Corsico, Rozzano e Trezzano. Quali? Un po’ di pazienza.
Di cosa di parla
Innanzitutto, che cosa è un contratto di affitto a canone concordato? Introdotto dalla legge 431/98, è chiamato anche contratto di locazione 3+2 proprio per le sue caratteristiche. Infatti prevede una durata minima di 3 anni e l’affitto dell’immobile viene rinnovato in maniera automatica per altri 2 anni alla scadenza. Il rinnovo automatico può anche essere di 3 anni in base agli accordi stilati tra locatario e locatore.
Accordo territoriale
Si chiama concordato perché l’importo del canone viene stabilito sulla base di un accordo territoriale che vede come protagonisti le associazioni dei proprietari a livello provinciale e i sindacati degli inquilini nella stessa area territoriale con il supporto del Comune. Gli importi in questione risultano essere più bassi rispetto a quelli di mercato. Sono sempre più numerosi i proprietari di abitazioni che decidono di optare per questa formula in quanto possono godere di vari vantaggi, tra i quali specifiche agevolazioni fiscali. Sfruttando i rinnovi delle intese locali nel 2016 a livello nazionale si è registrato un aumento medio di circa il 20% di questa tipologia rispetto a chi ha ha optato per quella a canone libero.
La ricerca
La ricerca di Polis-Lombardia aveva diversi obiettivi: raccogliere e analizzare gli accordi locali che regolano la locazione a canone concordato, misurarne la convenienza economica rispetto a quella del canone di mercato e studiare alcune agenzie per la casa attive in Lombardia. I dati, come detto, sono stati presentati questa mattina al Belvedere di Palazzo Pirelli nell’ambito del convegno “L’affitto a canone concordato in Lombardia – analisi e prospettive degli accordi locali”.
L’obiettivo
“Il convegno – ha sottolineato Stefano Bolognini, assessore alle politiche sociali, abitative e disabilità di Regione Lombardia – rappresenta un’importante opportunità per ascoltare, dalla viva voce dei protagonisti degli Accordi locali, il giudizio che esprimono di questo strumento. L’obiettivo rimane sempre sostenere a ogni livello le famiglie che non riescono ad accedere al mercato abitativo privato”.
I dati del sud/sud ovest
Spulciando tra le 80 pagine della ricerca emerge che i comuni ad alta tensione abitativa in cui il canone concordato è inferiore di oltre il 45% al canone di mercato si collocano in maggioranza attorno alla città di Milano, in particolare a sud / sud-ovest (Opera, Pieve Emanuele, Buccinasco, Rozzano, Corsico, Cesano Boscone e Trezzano sul Naviglio) e ad est / nord-est (Cologno Monzese, Vimodrone, Segrate, Pioltello, Peschiera Borromeo e San Giuliano Milanese)
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