martedì - 20 Febbraio 2024
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Corsico, un intero quartiere chiede aiuto: il degrado del Tocororo non è più tollerabile

L’ex ristorante di via Leonardo da Vinci, al quartiere Travaglia, è diventato il rifugio di senza tetto e ricettacolo di rifiuti

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Nnella foto la veranda dell’ex ristorante Tocororo in via Leonardo Da Vinci a Corsico

È una storia di ordinario degrado. Un degrado che ha colpito al cuore uno dei quartieri più popolosi e popolari di Corsico, il Travaglia, compreso tra la Nuova Vigevanese, via Kuliscioff e via Leonardo da Vinci. All’angolo tra via Leonardo da Vinci e via Marco Polo sorge l’ex Tocororo, un ristorante con bocciofila annessa. Entrambi hanno conosciuto tempi migliori. E sì, perché adesso sono l’indice di un degrado difficile da digerire, soprattutto per chi abita nei palazzi che delimitano l’area: hanno paura a passarci vicino, subiscono furti in casa, si sentono minacciati.

Tre anni di non risposte

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Nell’immagine, gli abitanti del condominio di via Marco Polo 7 a Corsico presidiano l’ingresso del Tocororo

Da tempo chiedono che il Comune intervenga. Da tempo non ottengono alcunché. Da tre anni, la portavoce dei condomini di via Pola 7, un agglomerato di 150 appartamenti, scrive a sindaco e assessori, da tre anni non ottiene che vaghe risposte: provvederemo, faremo, vi diremo. Una cascata di mail, un fiume di messaggi wathsapp. Uno dei primi, era di questo tenore: “colgo l’occasione per chiedere se è stato fatto il sopralluogo al locale abbandonato di via Leonardo da vinci. Lo avevo segnalato quest’estate… dentro c’è ogni cosa, avanzi di cibo e quant’altro. Credo vadano  a dormire, ma è soprattutto un ponte per i ladri con il nostro condominio”.

Rifugio di magrebini

Nonostante l’appello, niente. Non si è mosso alcuno, e nemmeno qualcuno ha deciso di far intervenire polizia locale e forze dell’ordine. Intanto il degrado è aumentato. Scrivevano i condomini di via Pola il 7 luglio del 2021: “Da ristorante a rifugio di magrebini quindi con passaggio per i ladri che, indisturbati, attraversano il giardino e scavalcando il muro di cinta che ci divide entrano nel condominio e, indisturbati, svaligiano gli appartamenti. Le scrivo per sapere quali opere sono state intraprese (se mai qualcosa è stato attivato) per questa attività abbandonata che è diventata ricettacolo di bestie, senza tetto e sporcizia di ogni genere. La prego di farsi un giro e constatare il suo degrado”.

Il disagio è sempre lo stesso

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Qui in alto il gazebo in paglia con il tetto crollato all’interno del giardino del Tocororo

La risposta? È arrivata  il 15 luglio del 2021: “Buongiorno signora, intanto la ringrazio moltissimo di questa preziosa segnalazione. Francamente sapevo dello stato di abbandono della struttura ma non sapevo di questo stato di profondo  degrado e sporcizia. Attiverò dei controlli e cercherò di valutare le soluzioni per porre fine a questo vostro disagio”. Dopo due anni e mezzo di valutazioni, il disagio è sempre lo stesso, anzi è aumentato. Ed è talmente aumentato che ha costretto i residenti a organizzare una raccolta di firme. Niente neanche quella ha smosso chi doveva e poteva intervenire.

L’incendio

La storia del Tocororo è simile a quella di molti altri locali della prima cintura milanese. Sino a qualche anno fa era aperto e anche grazie all’attività di una bocciofila che sorge lì di fianco, sembrava, se non prosperare, almeno sopravvivere. Ah, la bocciofila in cui si disputavano anche tornei regionali e nazionali, una volta proprietà comunale, era stata venduta agli stessi proprietari del ristorante. Alienazione di beni pubblici si chiama. C’era un accesso diretto tra l’una e l’altra struttura per servire colazioni o pranzi. Nel tempo si sono succeduti diversi gestori sino a quando non ne è subentrato uno di nazionalità cinese. A quel punto ha subito un incendio, probabilmente doloso.

L’ordinanza abortita

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Nell’immagine, il degrado all’interno del Tocororo

Tra inchieste della magistratura e decreti ingiuntivi richiesti da non si sa da chi nei confronti di non si sa chi, la vicenda si è trascinata sino ai giorni nostri. Gli unici che hanno pagato e pagano dazio sono gli abitanti della zona. Nove mesi fa, Stefano Ventura aveva promesso un’ordinanza “di decoro pubblico”, giustificando il ritardo con il tifone che l’estate scorsa aveva colpito Corsico e dintorni. “Le scrivo quando la facciamo” aveva  promesso il sindaco. “La stanno facendo” aveva confermato lo scorso ottobre. Il parto dell’ordinanza però non è andato a buon fine, anzi è abortito. Nei giorni scorsi, all’ennesima sollecitazione, ha risposto l’assessore Magnoni, promettendo ancora una volta di intervenire: “la prossima settimana incontreremo la proprietà e decideremo cosa fare”. Ma quando gli è stata chiesta la data di questo fantomatico incontro, ha smesso di scrivere.

Attesa non più tollerabile

L’esasperazione dei residenti è ormai evidente. C’è chi minaccia di rivolgersi alla magistratura e chi vuole organizzare picchetti sino a quando funzionari comunali o amministratori non faranno  sopralluoghi e prenderanno i provvedimenti che la questione richiede. Altri tre anni di attesa sarebbero intollerabili.

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