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Corsico sfila sulle passerelle di Fashion Week: la modella curvy porta in pedana bellezza, forme e orgoglio

Francesca Angelo lancia un messaggio di inclusività e libertà: «La moda può raccontare anche corpi diversi». Tra i momenti più emozionanti, la sfilata in costume e gli incontri con le donne che si sono riconosciute in lei.

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Nella foto, Francesca Angelo alla Fashion week di Milano indossa un abito di Barbara Braghin

Da Corsico alle passerelle della Settembre Fashion Week Identity Milano, portando con sé non soltanto gli abiti degli stilisti, ma anche un messaggio preciso: la bellezza non ha una sola forma. È stata un’esperienza che la modella curvy di Corsico, Francesca Angelo, porterà nel cuore, un’altra tappa di un percorso che da diversi anni la vede protagonista delle Fashion Week come interprete di una moda capace di dare spazio anche a corpi, forme e fisicità lontani dai canoni estetici tradizionali. A rendere possibile la partecipazione è stata Laura Panigatti, che la modella ringrazia per averle dato ancora una volta l’opportunità di vivere una realtà importante della moda milanese. «Per me – racconta – esserci significa dimostrare che la moda può raccontare anche corpi diversi, forme diverse e modi diversi di essere donna», racconta.

Durante la Fashion Week sono stati diversi gli appuntamenti in passerella. Per la maison di Erika Mazzola, Francesca Angelo ha indossato un costume a due pezzi, affrontando uno dei momenti più significativi dell’esperienza. Un’occasione per mostrare con orgoglio le proprie forme, senza nasconderle e senza cercare di adeguarle a un modello prestabilito. Per BB di Barbara Braghin, invece, ha indossato una tunica blu impreziosita da una passamaneria interamente realizzata a mano e completata da un talismano, anch’esso artigianale. A queste esperienze si è aggiunta la sfilata per Molinari Occhiali.

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Nella foto, francesca Angelo sfila in passerella in costume da bagno della maison di Erika Mazzola

Ma dietro gli abiti e le luci della passerella c’è, per lei, qualcosa di più profondo. Da anni ha scelto di portare la propria fisicità nel mondo della moda convinta che «la bellezza non abbia una sola forma, una sola taglia o un unico modello». La sua presenza in passerella vuole essere anche un messaggio rivolto alle donne che non si riconoscono nei canoni estetici più frequentemente rappresentati. Particolarmente significativo è stato proprio il momento della sfilata in costume. Salire in passerella davanti al pubblico mostrando le proprie curve è diventato un modo per rivendicare la possibilità di sentirsi belle, femminili e sensuali anche quando il proprio corpo non corrisponde ai modelli tradizionali della moda. E la risposta più emozionante è arrivata proprio dal pubblico femminile.

Dopo la sfilata, alcune donne l’hanno fermata per complimentarsi. Alcune le hanno raccontato di essersi sentite rappresentate, di aver visto in passerella una donna nella quale potevano riconoscersi. «Quelle parole per me valgono tantissimo», racconta la modella. È anche questo, secondo lei, il significato di rappresentare il mondo curvy: permettere a una donna di sentirsi vista, valorizzata e libera di vivere il proprio corpo senza vergogna. Un percorso nel quale, negli anni, ha imparato a non considerare il proprio corpo qualcosa da adattare a un ideale di bellezza prestabilito. Al contrario, è la moda stessa che può aprirsi a una pluralità di forme e lasciare spazio a una rappresentazione più ampia della femminilità.

«Sono orgogliosa di continuare a portare in passerella la mia bellezza: curvy, autentica, femminile e sicura di sé». Alla fine della Fashion Week, il ringraziamento va certo a a Laura Panigatti, a Erika Mazzola, Barbara Braghin e Molinari Occhiali, oltre che a tutta l’organizzazione della Settembre Fashion Week Identity Milano, ma soprattutto alle donne incontrate dopo la sfilata. Perché, al di là dei riflettori e degli abiti, è proprio in quelle parole ricevute dal pubblico che la modella trova il senso più autentico della sua presenza in passerella: «Se anche solo una donna, guardandomi, ha pensato “posso farlo anch’io, posso sentirmi bella anch’io”, allora quella passerella, per me, ha avuto un significato ancora più grande».

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