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Corsico, quando la burocrazia diventa teatro dell’assurdo: un dirigente impegna 20mila euro per una convenzione che lo riguarda

Occhi puntati su un provvedimento che riguarda l'utilizzo condiviso di un funzionario con il Comune di Verona ed è firmato dallo stesso interessato. E sui conti del costo orario spunta un altro interrogativo.

tutti gli eletti al comune di corsico

 

 

Quando la burocrazia incontra il teatro dell’assurdo, il rischio è che basti una firma per trasformare una normale procedura amministrativa in un caso politico. A Corsico la scena è quella descritta da Roberto Mei, capogruppo di Forza Italia, che ha acceso i riflettori su una determina dirigenziale capace di attirare l’attenzione per un particolare tutt’altro che secondario: il dirigente che firma l’atto è anche il professionista interessato all’ oggetto del provvedimento. Un provvedimento che vale 20mila euro di soldi pubblici.

Il documento è fresco fresco. Si tratta della determina n. 805 del 7 ottobre 2026, pubblicata nell’albo della trasparenza del Comune di Corsico. L’oggetto è l’«impegno di spesa per la convenzione tra il Comune di Verona e il Comune di Corsico per l’utilizzo condiviso e temporaneo di personale dirigenziale per l’anno 2026». Il firmatario indicato nell’atto è Umberto Bertezzolo.  La convenzione arriva dopo il trasferimento dello stesso Bertazzolo al Comune di Verona, con la possibilità per Corsico di continuare ad avvalersi delle sue prestazioni per una parte del tempo. Secondo quanto riferito da Mei, la determina impegna 20mila euro per mantenere questa disponibilità per il 20 per cento dell’orario lavorativo. Fin qui, il linguaggio degli atti amministrativi: convenzioni, utilizzo condiviso del personale, impegni di spesa. Poi, però, arriva il dettaglio che condisce di ironia l’intera vicenda.

Il dirigente, il lavoratore e la firma: tre ruoli, una sola persona

Nel suo intervento, Mei descrive la la determina come un piccolo capolavoro di «autodeterminazione» burocratica. Il dirigente che ha chiesto il trasferimento “prende atto” del suo passaggio al Comune di Verona, lo stesso dirigente stabilisce le condizioni per continuare a prestare servizio anche a Corsico e sempre lo stesso dirigente firma il provvedimento che impegna le risorse necessarie alla convenzione. Un vero capolavoro. Una sequenza che il capogruppo di FI paragona a un arbitro che si assegna un rigore, va al VAR e si dà ragione da solo.

La battuta è efficace, ma la questione amministrativa merita una distinzione. Il fatto che un dirigente firmi un atto che riguarda una convenzione relativa al proprio incarico non dimostra, da solo, che ci siano state irregolarità. La competenza alla firma, il contenuto della convenzione e le procedure adottate vanno valutati alla luce degli atti e delle norme. Lo stesso Mei riconosce che, a suo giudizio, la procedura sarebbe formalmente regolare e richiama il quadro normativo degli enti locali. La sua critica si concentra soprattutto sull’opportunità e sull’effetto paradossale di una situazione in cui il firmatario coincide con il dirigente destinatario del provvedimento.

La domanda sui 20mila euro e il costo orario

A rendere la vicenda ancora più curiosa è un secondo elemento, sollevato da MariaCarla Rossi, che ha provato a tradurre l’impegno di spesa in un costo orario. Nel calcolo diffuso online, 20mila euro vengono rapportati al 20 per cento di un orario settimanale di 40 ore, per 13 settimane. Il post indica 96 ore complessive e un costo di 208,33 euro l’ora. C’è però un dettaglio aritmetico da chiarire: il 20 per cento di 40 ore equivale a 8 ore settimanali; moltiplicate per 13 settimane, fanno 104 ore, non 96. Dividendo 20mila euro per 104 ore si ottiene un valore di circa 192,31 euro l’ora. Il costo ora diminuisce, ma non di molto.

Anche questo calcolo, tuttavia, va maneggiato con cautela. Per ricavare un costo orario effettivamente significativo occorre verificare il periodo coperto dalla convenzione, le ore realmente previste e che cosa comprenda l’importo impegnato. Un impegno di spesa tra due amministrazioni non equivale necessariamente a una retribuzione oraria netta riconosciuta al singolo dirigente.

Il caso politico resta: opportunità e trasparenza

La vicenda solleva una domanda legittima sul piano della trasparenza amministrativa: sarebbe stato opportuno prevedere un diverso percorso di sottoscrizione o una verifica esplicita della posizione del firmatario, proprio per evitare dubbi sull’opportunità della procedura? Per rispondere servirebbe esaminare integralmente la determinazione, la convenzione tra i due Comuni e le regole interne sulle competenze e sui controlli. Il solo dato della firma non consente di concludere che vi sia un conflitto d’interessi o un comportamento illecito.

Resta, però, il tema politico posto da Mei: in un’amministrazione pubblica non conta soltanto che una procedura sia conforme alle regole, ma anche che sia comprensibile ai cittadini e che non lasci spazio a dubbi evitabili. Perché se la burocrazia è davvero un’arte, la sua opera migliore dovrebbe essere la chiarezza. Altrimenti, tra una determina e una convenzione, il confine tra rigore amministrativo e commedia involontaria rischia di diventare sottile. E a pagare il biglietto, come sempre, sono i cittadini.

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