
La puzza che oggettivamente proviene dall’azienda Synextra spa (ex Masotina) specilizzata in riciclaggio di rifiuti, e si spande nel quartiere residenziale Burgo, a Corsico, è oggettivamente insopportabile. Adesso è ufficiale. Lo ha stabilito uno studio sul disturbo olfattivo di Arpa, effettuato con la collaborazione dei residenti e del Comune di Corsico, durato parecchi mesi. Ieri sera, la stessa Arpa e l’amministrazione comunale, durante un incontro che si è tenuto nel Saloncino La Pianta, hanno presentato i risultati e descritto le metodologie scientifiche di rilevazione del disturbo olfattivo e possibili rimedi. Non molti, a dire la verità.
Durante la serata il prof. Gianelle, di Arpa, ha descritto in modo particolareggiato le fasi della rilevazione degli odori: dall’individuazione delle sentinelle umane da parte del comune, in varie posizioni del quartiere Burgo (che avevano il compito di segnalare la presenza della puzza, compresa l’intensità, sul sito internet di Arpa, ogni qualvolta si presentava), fino ai metodi di rilevamento dello spostamento delle masse d’aria nell’area fortemente urbanizzata, mediante il rilevamento dei dati del vento e delle correnti da parte di una stazione meteo posizionata sul tetto di un’azienda nel centro del quartiere.
Si è trattato della messa a punto di un sistema scientifico complesso che partendo dalle segnalazioni soggettive dei residenti messe a confronto con dati rilevati elettronicamente ha portato ad un risultato scientificamente oggettivo e convincente. Su una base massima di tollerabilità degli odori del 2% , determinata dalla legge 30/18, il quartiere Burgo soffre di un disturbo olfattivo dell’11,9%, circa il 500% in più. Troppo per essere sopportato. Nella presentazione dei dati si è dimostrato che gli odori esistono, sono intensi e provengono dall’azienda, in quanto tutte le sentinelle che, nei vari momenti della giornata, si trovavano sottovento, li sentivano.
Conclusa la fase A delle rilevazioni, quindi, Arpa ha comunicato di essere passata alla fase B, cioè al coinvolgimento dell’azienda nella ricerca di soluzioni per abbassare l’intensità dell’odore. una fase particolarmente delicata, perché è il gestore a sapere esattamente cosa succede nel suo impianto in ogni ora della giornata, e la sua collaborazione potrà portare al mitigamento del disturbo. Lo studio di Arpa sarà esaminato anche dall’azienda che farà le sue controdeduzioni sui risultati e sui possibili accorgimenti che metterà in atto. La difficoltà è ora capire l’origine del fenomeno, cioè la caratterizzazione dell’odore.
La fase C prevede l’applicazione di formule matematiche complesse, che serviranno a determinare se quanto già fatto dall’azienda ha dei risultati rilevanti, oppure no. Il risultato della fase C porterà al riesame dell’autorizzazione regionale per l’azienda o all’inserimento di limitazioni nella nuova prossima autorizzazione aziendale. Arpa ha comunque sottolineato che per quanto il risultato abbia reso oggettiva la presenza di odore insopportabile difficilmente si raggiungerà l’obiettivo di non sentire più odori.
La causa è dell’urbanizzazione mista del territorio che porta zone residenziali a stretto contatto con aziende che per quanto generatrici di disturbo, offrono un servizio essenziale, come la trattazione e lo smaltimento di rifiuti. Il primo incontro fra amministrazione e tecnici comunali, Arpa e città metropolitana, che è l’ente che gestisce le autorizzazioni ambientali, sarà per il 18 giugno. A quel punto si saprà se la fase B e la fase C della lotta alle puzze alla Burgo, sarà facile o complicata. I residenti fanno gli scongiuri.













