
Si chiama Anna, ha 86 anni ed è affetta da una forma gravissima di Alzheimer. Da cinque anni vive nella Rsa Il Naviglio di Corsico, dove riceve assistenza continua. Ma oggi il suo futuro è appeso a un filo: i risparmi di una vita stanno per esaurirsi e il Comune ha già respinto per due volte la richiesta di contributo economico per il pagamento della retta. Il costo mensile della struttura ammonta a 2.600 euro. Anna percepisce una pensione di circa 1.300 euro: ne mancano altrettanti per coprire le spese. Per sostenerle, negli anni scorsi la famiglia ha venduto il piccolo appartamento in cui l’anziana viveva. Ora però le risorse stanno per finire.
In un primo tempo, i figli avevano valutato la possibilità di agire per vie legali per attribuire i costi al Servizio sanitario Nazionale, ma non navigando nell’oro, fatti due conti, non sono in grado di sostenere i costi di un avvocato. Lo scorso gennaio 2026, hanno fatto domanda al Comune di Corsico e richiesto l’integrazione della retta su base Isee socio sanitaria. Da via Roma hanno risposto con “l’invito” ad effettuare una nuova visita geriatrica che attesti lo stato dell’Alzheimer (un “tranello” secondo i figli, per tentare di attribuirei costi al Servizio sanitario nazionale).
La richiesta dei funzionari si rifà ad una verbale del 2016 della Commisione medico legale dell’Inps che non parla di Alzheimer, ma di demenza senile. Il nuovo referto medico ribadisce: Anna è affetta da un “disturbo neurocognitivo molto grave su base degenerativa (malattia di Alzheimer). Nonostante la conferma sulle gravi condizioni di salute dell’anziana, i solerti funzionari comunali, in una letteradello scorso 24 febbraio, respingono ancora la richiesta perché, secondo loro, dalla documentazione “non emergono elementi che consentano l’assunzione dell’onere della quota alberghiera da parte dell’Ente” (del comune in sostanza). La chiusura della lettera è una chicca: “Resta ferma la possibilità di rivalutare la situazione qualora intervengano nuovi elementi o variazioni dei requisiti previsti dalla normativa vigente”. Una presa in giro agli occhi dei figli.
Una posizione che però viene ribadita anche il 26 marzo, nonostante l’intervento del Difensore Regionale della Lombardia. L’organismo, che tutela gratuitamente i cittadini nei confronti della pubblica amministrazione, era stato coinvolto dalla famiglia e il 5 marzo aveva inviato una comunicazione ufficiale al Comune, invitandolo a riconsiderare il caso alla luce della normativa vigente. Un sollecito rimasto senza effetti. Da via Roma infatti ribadiscono il no! Il 10 aprile è partito un nuovo richiamo da parte della Regione, che però – ad oggi – non ha ancora ricevuto risposta.
Nel frattempo, la situazione resta drammatica. Anna, ormai completamente segnata dalla malattia, non è in grado di comprendere quanto sta accadendo. Ma attorno a lei cresce l’incertezza: senza un intervento pubblico, la permanenza nella struttura che oggi la assiste potrebbe non essere più sostenibile. Una vicenda che solleva interrogativi profondi sul rapporto tra cittadini fragili e istituzioni, e sulla capacità del sistema di garantire, anche nei casi più complessi, il diritto a un’assistenza dignitosa. A Corsico non è il primo caso.













