HomeCronacaConcorsi truccati all’università, tra gli indagati c’è anche il rettore dell’Humanitas

Concorsi truccati all’università, tra gli indagati c’è anche il rettore dell’Humanitas

Sono 62 i docenti e responsabili degli atenei (tra cui quello di Rozzano), finiti nel mirino della magistratura di Catania nell’ambito dell’inchiesta “Università bandita”

C’è anche il nome di Marco Montorsi, rettore dell’università Humanitas di Rozzano tra i 62 indagati per i concorsi truccati nelle università che ha portato alla sospensione dal suo ruolo, del rettore dell’università di Catania, Francesco Basile che, assieme a nove professori dell’università etnea con posizione di vertice, sono stati sospesi con un provvedimento di interdizione dai pubblici uffici emesso dal gip.

“Università bandita”

Montorsi, di cui, naturalmente sarà la magistratura ad accertare eventuali responsabilità, si trova in in buona compagnia. Con lui, sono indagati docenti e responsabili di una decina di atenei italiani. L’inchiesta denominata “Università bandita” è stata condotta  dalla Procura Distrettuale di Catania, per far luce sui concorsi che hanno riguardato alcune carriere universitarie.  I reati ipotizzati dall’ufficio inquirente presieduto dal procuratore Carmelo Zuccaro sono quelli di associazione a delinquere, corruzione e turbativa d’asta.

La lite

“Università bandita”, un’indagine cominciata nel luglio del 2015,  è nata dalle denunce tra l’ex rettore Giacomo Pignataro e Lucio Maggio, ex direttore amministrativo generale dell’ateneo catanese. Dalle intercettazioni telefoniche e ambientali è emersa l’esistenza di un’associazione a delinquere con a capo il rettore dell’Università, Francesco Basile.

Sistema delinquenziale

Durante la conferenza stampa organizzata per annunciare i provvedimenti adottati dai magistrati è stato rivelato che “il sistema delinquenziale” non riguarderebbe solo l’università di Catania, ma si estenderebbe ad altri atenei  i cui docenti sono stati selezionati per fare parte delle commissioni esaminatrici”.  Ci sarebbe stato, insomma, un vero e proprio codice di comportamento secondo il quale gli esiti dei concorsi dovevano essere predeterminati dai docenti interessati e nessuno spazio doveva essere lasciata selezioni meritocratiche.

41 perquisizioni

Durante l’operazione, la Digos ha effettuato 41 perquisizioni. L’inchiesta ha accertato l’esistenza di 27 concorsi truccati in giro per gli atenei italiani: 17 per professore ordinario, 4 per professore associato, 6 per ricercatore. Ma si indaga su altre 97 procedure concorsuali. Gli indagati sono complessivamente 62: 40 professori dell’università di Catania e 20 degli atenei di Bologna, Cagliari, Catania, Catanzaro, Chieti-Pescara, Firenze, Messina, Milano, Napoli, Padova, Roma, Trieste, Venezia e Verona. 

Via preferenziale

Oltre a quello di Marco Montorsi, tra i nomi eccellenti c’è pure quello dell’ex procuratore di Catania Enzo D’Agata finito nel registro degli indagati assieme alla figlia Velia che avrebbe, secondo l’accusa, ottenuto una via preferenziale per una cattedra di professore associato.

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