Ieri si aspettava la sentenza che avrebbe inciso profondamente sul futuro di D’Avolio, che si è candidato per l’ennesima volta alla carica di sindaco di Rozzano. Invece…
Il Tribunale ha deciso: il processo all’ex sindaco di Rozzano Massimo D’Avolio, è da rifare. Il dibattimento per il “deus ex machina” rozzanese, ex consigliere regionale in quota Pd, la moglie Laura Tesse, l’ex direttore tecnico di Ama, Vito Ancora, e altre tre persone, a vario titolo imputati per peculato o per ricettazione per la gestione della municipalizzata Ama si è concluso con un colpo di scena.
Le richieste del Pubblico Ministero
Le richieste del Pm, in relazione ai vari capi di imputazione, erano state pesanti: 1 anno e 8 mesi per il primo dei reati, e due anni e sei mesi per l’altro, per D’Avolio. Alla moglie, tre anni per il riciclaggio e 4 anni per la ricettazione, per Ancora 4 anni, la richiesta del Pm, 3 anni per glii altri professionisti.
Reato da riformulare
Ieri si aspettava la sentenza che avrebbe inciso profondamente sul futuro di D’Avolio, che si è candidato per l’ennesima volta alla carica di sindaco di Rozzano. Se fosse stato condannato sarebbe stata la sua fine politica. Invece, la quarta sezione penale del Tribunale di Milano ha derubricato il reato di peculato e ha chiesto che il pm indaghi per “corruzione per l’esercizio della funzione”. Così ha ritrasmesso gli atti alla Procura affinché “riformuli le sue accuse in base alle nuove indicazioni a partire dall’avviso di chiusura delle indagini, il ‘415 bis’, e contestuale informazione di garanzia”.
Ricostruzione azzerata
Con la decisione di ieri i giudici hanno azzerato la ricostruzione proposta in aula dal pm Luca Poniz che, appunto, aveva chiesto condanne dai 4 anni in giù. La vicenda, come nella contestazione originaria, riguarda la presunta appropriazione per circa 150mila euro dalle casse di Ama a favore di due società, una di D’Avolio e della moglie, la Antares, e una dell’allora direttore tecnico della partecipata, la Milano Communication.
La reazione del sindaco
La decisione dei giudici ha sorpreso molti esponenti politici e non, di Rozzano. In serata l’attuale sindaco Barbara Agogliati, avversaria di D’Avolio alle prossime amministrative, ha rilasciato una dichiarazione: “In merito a quanto appreso oggi dalla stampa, e non avendo ancora l’opportunità di leggere carte ufficiali, prendo atto della decisione del Tribunale su una pagina opaca della storia rozzanese su cui purtroppo non c’è ancora la parola fine”.
Reato più grave
L’epilogo di questo processo, però, non significa che D’Avolio se la sia cavata, ma solo che il reato di cui è accusato è più grave di quello contestatogli sin ora. Esiste differenza tra corruzione, peculato e concussione. Tutti e tre sono reati commessi da pubblici ufficiali o da incaricati di pubblico ufficio nei confronti della Pubblica Amministrazione. Nell’ordinanza del giudice,infatti, si legge: “All’esito dell’istruttoriadibattimentale svolta i fatti contestati agli imputato Vito Ancora,Massimo Rozzo D’Avilio, Laura Tesse e Rocco Tallarita devono essere riqualificati nella fattispecie di corruzione propria in concorso tra loro”. Non solo, le nuove indagini riguarderebbero anche Gianfranco Sgambato, attuale dirigente di Ama, che da testimone rischia di diventare imputato.
Grazie agli amici
D’Avolio, intanto, ieri sera ha diffuso tra i suoi amici un messaggio rassicurante. Ha sorvolato sul fatto che le accuse sono diventate molto più pesanti e ha ringraziato chi gli è stato vicino, ribadendo la sua volontà di ritornare a essere il sindaco di Rozzano. In barba alla Barbara (Agogliati) e di tutti coloro che lo davano e lo danno per finito.
Seguici sulla nostra pagina Facebook














