
Una partita del campionato Under 16 Élite, girone A, si è trasformata in un pomeriggio di forte tensione e polemiche. Al termine di Assago–Club Milano, valida per la 19ª giornata e conclusa sul punteggio di 3-3, si sono verificati scontri tra i giocatori, momenti di tensione con l’arbitro e l’intervento dei Carabinieri al campo. La gara aveva seguito un andamento combattuto: vantaggio iniziale del Club Milano, rimonta dell’Assago sul 2-1, pareggio ospite su calcio di rigore, nuovo sorpasso dei padroni di casa e infine il gol del definitivo 3-3 arrivato nei minuti di recupero. Proprio la gestione del finale, con un recupero prolungato oltre i sette minuti inizialmente concessi, ha rappresentato il punto di rottura.
Il resoconto di fatti, di chi ha fatto cosa, però varia. Dal fronte Assago, il responsabile dell’agonistica Michele Dargenio e l’allenatore Franco La Rocca in dichiarazioni rilasciate a Sprint e Sport parlano di una direzione di gara giudicata gravemente insufficiente e provocatoria. Secondo la loro ricostruzione, decisioni arbitrali contestate – tra cui gol annullati, un rigore ritenuto inesistente e fatto ripetere, oltre a un recupero giudicato eccessivo – avrebbero progressivamente esasperato il clima in campo. La Rocca riferisce anche di presunte incongruenze nel referto arbitrale e di frasi gravi pronunciate dal direttore di gara nel post-partita. Per l’Assago, il caos finale sarebbe stato una conseguenza diretta della gestione arbitrale dell’incontro.
Di segno opposto la versione del Club Milano. Una dirigente e il tecnico Luigi Bove sottolineano come, a loro giudizio, la partita sia stata segnata dalle continue proteste della panchina e dei giocatori dell’Assago, con episodi ritenuti antisportivi come palloni lanciati in campo e insulti. Il Club Milano rivendica un comportamento corretto dei propri tesserati, evidenziato anche dall’assenza di ammonizioni a loro carico, e parla di aggressioni verbali e fisiche subite nel finale, comprese minacce gravi che avrebbero reso necessario l’intervento delle forze dell’ordine. Anche da questa parte viene riconosciuta una difficoltà dell’arbitro nel tenere in mano la gara, ma viene respinta l’idea di un accanimento volontario. Resta dunque una vicenda dai contorni ancora da chiarire, con ricostruzioni profondamente divergenti e un contesto che, per tutti, è risultato inadatto a una partita di calcio giovanile. Ora l’attenzione si sposta sugli organi federali, chiamati a valutare referti e testimonianze per fare luce su quanto accaduto e stabilire eventuali responsabilità.












