
Si chiamava Marco Alberti ed era stato condannato al carcere a vita per l’omicidio, avvenuto nel 1998, di un altro pregiudicato
Era stato il protagonista di un regolamento di conti l’uomo investito e ucciso mentre attraversava la Nuova Vigevanese nel tratto che corre davanti al Kiaby, al confine tra Corsico e Cesano Boscone. Venti anni fa aveva ammazzato, assieme ad alcuni complici, con tre colpi di pistola calibro 38 Special alla testa, tal Antonio Panozzo e poi ne aveva bruciato il corpo in una discarica abusiva in provincia di Verona.
Traffico di droga
Alberti, di origini venete, era un detenuto del carcere di Bollate in semilibertà . Era stato condannato, appunto, per l’assassino del commerciante trentino Antonio Panozzo, il cui nome figurava nell’elenco delle oltre 200 persone colpite da ordine di cattura nell’ambito dell’operazione «Arena», maxi inchiesta della Procura scaligera su un vasto traffico di droga e armi che aveva il suo mercato principale sulle rive dell’Adige nella città di Romeo e Giulietta.
Pochi elementi
Il corpo di Panozzo fu ritrovato 20 anni fa (era il 16 aprile 1998) sotto un cavalcavia sulla strada dell’Alpo, nel Veronese. Era carbonizzato, irriconoscibile. Unico indizio utile agli inquirenti per risalire alla sua identità, il Rolex d’oro che portava al polso e un lembo di pelle su una mano irriconoscibile. Fu solo grazie a quegli elementi che un anno e mezzo più tardi gli investigatori riuscirono a dargli un’identità.
Fratelli ergastolani
Le indagini sull’omicidio portarono gli inquirenti prima sulle tracce Marco Alberti e poi del fratello Franco, che era un collaboratore di giustizia sulle cui rivelazioni si basava gran parte dell’inchiesta Arena. Nel processo di primo grado Marco Alberti venne condannato all’ergastolo e Franco assolto. La sentenza fu modificata dalla corte d’appello che condannò entrambi i fratelli all’ergastolo, sentenza confermata in Cassazione.
Permesso orario
Le indagini sulla morte di Alberti sono state affidate ai carabinieri di Corsico, agli ordini del comandate Puca e del Tenente Laviola. L’ergastolano non aveva nulla a che fare con il territorio. Stava scontando la pena nel carcere di Bollate e aveva ricevuto un permesso orario per motivi familiari.
La Ford Fiesta
Nessuno sa ancora cosa ci facesse domenica notte sulla Nuova Vigevanese, dove è stato investito e ucciso da una Ford Fiesta che procedeva in direzione di Abbiategrasso, e neppure se fosse in compagnia di un familiare o conoscente. O se avesse un appuntamento. Qualcuno ha pensato ad una vendetta dei suoi vecchi antagonisti, ma non esiste alcun elemento che avvalori questa ipotesi.
L’appuntamento con la morte
Il conducente dell’auto che lo ha investito si è fermato immediatamente ha lanciato l’allarme e ha collaborato attivamente con le forze dell’ordine che lo hanno interrogato. “Me lo sono trovato davanti all’improvviso – ha detto l’uomo – e non sono riuscito ad evitarlo”. Se non dovessero emergere ulteriori elementi, l’unico appuntamento che Alberti aveva lunedì notte era con la morte.
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