
Dalle tensioni di piazza al confronto nelle aule, dalla rabbia alle proposte. All’Omnicomprensivo Falcone-Righi di Corsico l’iniziativa «Dallo scontro all’incontro: il rumore del dialogo» è arrivata sabato 7 novembre al suo momento conclusivo, con una mattinata che ha visto soprattutto gli studenti nel ruolo di protagonisti. E non semplicemente perché erano loro a parlare, ma perché hanno dimostrato di avere qualcosa di preciso da dire, di essersi preparati e di non avere alcuna intenzione di accontentarsi delle risposte di circostanza. Dopo tre giornate di lavoro e approfondimento, i ragazzi hanno presentato ad amministratori, rappresentanti delle istituzioni, insegnanti e genitori il risultato delle loro ricerche. Lo hanno fatto con interventi, presentazioni, filmati, cartelloni realizzati anche dagli studenti del primo e secondo anno e persino un podcast, costruito come un dialogo ironico per affrontare temi tutt’altro che leggeri. Un lavoro nato dopo gli episodi di violenza che avevano accompagnato le manifestazioni milanesi del 17 e 18 ottobre e che la scuola ha scelto di trasformare in un’occasione di partecipazione. Il risultato è stato un confronto autentico, nel quale i giovani non hanno avuto paura di porre domande scomode e, soprattutto, di replicare quando le risposte non li convincevano.
Autobus pieni, corse cancellate e studenti senza alternative
Uno dei temi più sentiti è stato quello dei trasporti pubblici, un problema che i ragazzi conoscono non per sentito dire, ma perché lo affrontano ogni mattina per raggiungere la scuola. Autobus sovraffollati, ritardi, corse soppresse e collegamenti insufficienti sono finiti al centro delle domande. Da qui la proposta di prevedere due mezzi consecutivi negli orari di ingresso e uscita dalle scuole. Dai ragazzi arrivata anche la richiesta di una maggiore trasparenza sulle corse Stav, attraverso un’applicazione Gps che permetta di conoscere in tempo reale la posizione degli autobus e gli eventuali ritardi. Altri interventi hanno riguardato i collegamenti con Assago, la linea ferroviaria S9, le difficoltà di chi termina le lezioni con la settima ora e la necessità di ripensare il trasporto pubblico, anche prendendo esempio da sistemi di autobus rapidi adottati in altre città. A rispondere sono stati il deputato Fabio Raimondo, componente della Commissione Trasporti della Camera, il sindaco di Rosate Carlo Tarantola e la sindaca di Vermezzo con Zelo Ada Rattaro. Dal confronto sono emerse le difficoltà delle aziende, la carenza di autisti e i tempi necessari per riorganizzare i servizi. Tarantola ha sottolineato anche una conseguenza spesso sottovalutata: quando i collegamenti non funzionano, viene limitata persino la libertà dei ragazzi di scegliere quale scuola frequentare.
Violenze e informazione: i ragazzi non si accontentano dei telegiornali
Altro argomento centrale è stato quello delle manifestazioni e del modo in cui vengono raccontate. Gli studenti hanno confrontato proteste avvenute in diverse zone d’Italia, analizzandone le motivazioni, le modalità e la copertura mediatica. La loro critica riguarda soprattutto lo spazio riservato dagli organi d’informazione agli episodi di violenza, spesso a discapito delle ragioni che portano le persone a manifestare e delle iniziative pacifiche. alcuni ragazzi hanno confessato di aver conosciuto alcune proteste del Sud Italia soprattutto attraverso TikTok e le testimonianze degli amici. È emersa anche una diffidenza significativa nei confronti dell’informazione tradizionale, accompagnata da interrogativi sull’indipendenza dei telegiornali e sulla possibilità che le notizie siano condizionate da interessi politici. Questioni che hanno aperto un confronto sull’attendibilità delle fonti, sul ruolo dei social e sulla capacità di distinguere le informazioni verificate dalle opinioni. Gli studenti hanno affrontato anche il rapporto tra dissenso e violenza, distinguendo le ragioni legittime di una protesta dai comportamenti di chi cerca lo scontro. E in questo hanno trovato un alleato nell’ironia, utilizzata soprattutto nel podcast per mettere in luce contraddizioni e situazioni paradossali con un linguaggio vicino alla loro generazione.
«Venite a vedere come sono le nostre aule»
Il confronto si è fatto particolarmente vivace quando si è passati dalle grandi questioni sociali alla vita quotidiana della scuola. Di fronte agli interventi della presidente del Comitato genitori e del professor Ippolito, i ragazzi hanno portato l’attenzione sulle condizioni degli edifici e delle aule: buchi nei muri, pareti che si muovono, finestre bloccate o difficili da aprire e chiudere, caloriferi che smettono di funzionare a metà mattina. Non lamentele generiche, ma segnalazioni concrete, accompagnate dalla richiesta che gli adulti prendano sul serio ciò che gli studenti vedono e vivono ogni giorno. Spazio anche ai temi della solidarietà, del volontariato, dell’accoglienza e dei valori.
Raimondo: «Il dialogo è la strada giusta, no alla violenza»
Tra gli interventi istituzionali quello del deputato di Fratelli d’Italia Fabio Raimondo, ex studente del Falcone-Righi, che ha espresso apprezzamento per l’iniziativa, ribadendo la necessità di distinguere la partecipazione democratica dagli atti di violenza. Raimondo ha condannato gli episodi del 17 ottobre, invitando i ragazzi a non lasciare che le loro legittime preoccupazioni vengano strumentalizzate e sottolineando l’importanza del rispetto reciproco e del confronto, anche quando le posizioni sono distanti. Ha inoltre espresso solidarietà alle Forze dell’Ordine.
Quando gli adulti parlano troppo e i ragazzi rispondono
Non sono mancati momenti nei quali alcuni interventi degli adulti hanno rischiato di trasformare il confronto in una lezione, con inevitabili riferimenti alle esperienze politiche e alle battaglie delle generazioni precedenti. Ma i ragazzi non si sono lasciati intimidire né hanno rinunciato a sostenere le proprie posizioni. Hanno risposto con preparazione, diplomazia e capacità di argomentazione, dimostrando di saper ascoltare senza necessariamente condividere e di poter ribattere senza trasformare il dissenso in conflitto. Ed è forse proprio questo il risultato più significativo della mattinata. Gli studenti del Falcone-Righi non si sono limitati a chiedere agli adulti di ascoltarli: hanno dimostrato di conoscere i problemi, di sapersi documentare e di avere proposte per affrontarli. Dopo quanto accaduto nelle piazze milanesi, l’iniziativa ha offerto un’immagine diversa dei giovani: non una generazione da giudicare o da tenere sotto osservazione, ma una comunità di cittadini in formazione che chiede di essere coinvolta nelle decisioni che riguardano il proprio presente e il proprio futuro.














