
Una perizia psichiatrica per stabilire se fosse capace di intendere e di volere quando uccise Domenico Lorusso, il settantenne trovato morto in un appartamento di via Peonie a Rozzano nella notte tra il 15 e il 16 gennaio 2026. È quanto ha chiesto la difesa di Bilal Alazar, il ventunenne di origine marocchina imputato per l’omicidio dell’anziano. Il giovane, assistito dall’avvocato Amedeo Rizza e detenuto nel carcere di San Vittore dal gennaio scorso, l’altro giorno è comparso davanti alla giudice per l’udienza preliminare Nora Lisa Passoni del Tribunale di Milano. La difesa ha formalizzato la richiesta di sottoporre l’imputato a una valutazione psichiatrica, che dovrà eventualmente accertare le sue condizioni mentali al momento dei fatti e la sua capacità di intendere e di volere. La giudice si è riservata la decisione e scioglierà la riserva nell’udienza fissata per il prossimo 10 novembre. Alazar potrà essere giudicato con rito abbreviato, non essendo contestate aggravanti che comportino la competenza della Corte d’Assise e la possibilità della pena dell’ergastolo.
La lite nell’appartamento di via Peonie
Il delitto risale alla notte tra il 15 e il 16 gennaio. Secondo la ricostruzione degli investigatori, l’appartamento al quarto piano di via Peonie era stato subaffittato da Lorusso al giovane, mentre il settantenne continuava a frequentarlo occasionalmente. Nella tarda serata del 15 gennaio, all’interno dell’abitazione sarebbe scoppiata una violenta discussione. Al termine della lite, secondo l’accusa, il ventunenne avrebbe colpito l’anziano con una coltellata al collo, risultata fatale. A far scattare l’allarme furono i vicini di casa, che iniziarono a sentire urla e rumori provenire dall’appartamento. Poco dopo, dal balcone e dalle finestre cominciarono a essere lanciati in strada mobili, sedie, vestiti e altri oggetti. Il giovane avrebbe anche minacciato di gettarsi nel vuoto, arrivando a tentare di calarsi dal balcone.
Quando i carabinieri raggiunsero il condominio, la porta dell’abitazione era sbarrata. All’interno continuavano a sentirsi rumori e i militari si trovarono davanti a una situazione di forte disordine, con mobili spostati, vetri infranti e acqua che fuoriusciva dai rubinetti lasciati aperti. Alazar venne bloccato dai militari. Per raggiungere il corpo di Lorusso, nascosto sotto un accumulo di mobili e masserizie e coperto da alcune lenzuola, fu necessario rimuovere parte degli arredi. Le indagini, coordinate dalla Procura di Milano e condotte dai carabinieri, hanno portato al fermo del ventunenne, accusato di omicidio volontario. Ora il procedimento entra in una fase importante. La decisione sulla perizia psichiatrica potrebbe incidere sulla valutazione della sua imputabilità. Per conoscere il prossimo passaggio giudiziario bisognerà attendere l’udienza del 10 novembre.














