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Data center, 54 sindaci sfidano Regione e Governo: «I Comuni non possono essere esautorati»

Dalla Città metropolitana di Milano un appello per cambiare le regole sui grandi insediamenti tecnologici: «Decisioni calate dall’alto, i territori devono poter incidere». Nel mirino le procedure che riducono il ruolo degli enti locali. Al centro la tutela di ambiente, acqua, energia e salute dei cittadini.

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Nella foto, i server custoditi in un datacenter e, nel riquadro, il sindaco di Cesano Boscone, Marco Pozza

 

 

Cinquantaquattro sindaci alzano la voce sui data center e chiedono a Regione Lombardia e Governo di cambiare rotta. Non una battaglia contro l’innovazione tecnologica, ma una presa di posizione contro un modello decisionale che rischia di lasciare i Comuni ai margini proprio quando le scelte sul territorio possono avere conseguenze ambientali, energetiche e sociali di vasta portata.

L’appello, sottoscritto da 54 amministrazioni dell’area metropolitana milanese, chiede regole più chiare, una pianificazione sovracomunale effettiva e il coinvolgimento dei territori nelle decisioni sui grandi insediamenti. Tra i firmatari figurano il sindaco di Cesano Boscone, Marco Pozza, e la sindaca di Zibido San Giacomo, Sonia Belloli, che richiamano anche il peso delle responsabilità scaricate sugli amministratori locali senza attribuire loro strumenti adeguati per governare i progetti.

Il nodo è normativo. L’articolo 8 del cosiddetto Decreto Bollette, insieme alle procedure autorizzative previste per gli interventi strategici, accentra le decisioni finali in capo alla Regione o al ministero dell’Ambiente, riducendo gli spazi di intervento diretto dei Comuni. Il risultato, denunciano i sindaci, è un cortocircuito istituzionale: le comunità chiedono risposte ai propri amministratori, ma questi non dispongono necessariamente dei poteri necessari per decidere se e a quali condizioni realizzare gli insediamenti. «Ai cittadini occorre dire la verità: per proteggere davvero i territori bisogna cambiare le regole, non alimentare illusioni», è il messaggio rilanciato nell’appello.

Il ruolo negato ai Comuni

La questione va oltre il singolo progetto. I grandi data center richiedono infrastrutture, energia e risorse idriche e pongono interrogativi sulla gestione del calore, sul consumo di suolo e sugli effetti cumulativi di più insediamenti concentrati nella stessa area. Impatti che non si fermano ai confini amministrativi e che, secondo i firmatari, non possono essere affrontati Comune per Comune, senza una visione d’insieme. Da qui la richiesta di attribuire alla Città metropolitana un ruolo effettivo di coordinamento e programmazione, introducendo criteri vincolanti per la localizzazione degli impianti, valutazioni degli impatti cumulativi e compensazioni trasparenti. I sindaci chiedono inoltre di essere coinvolti nella revisione della legge regionale lombarda n. 11 del 2026. La linea è chiara: non bloccare a priori lo sviluppo tecnologico, ma impedire che venga governato senza un confronto reale con le comunità interessate. Perché la sostenibilità di un investimento non si misura soltanto in termini economici e tecnologici, ma anche sulla sua compatibilità con il territorio che lo ospita.

«Basta attacchi ai sindaci»

A rendere più acceso il confronto è anche il clima politico e mediatico. La sindaca di Zibido San Giacomo, Sonia Belloli, denuncia attacchi personali e ricostruzioni che, a suo giudizio, avrebbero semplificato il quadro delle responsabilità, finendo per mettere sotto accusa gli amministratori locali invece di rivolgersi alle istituzioni che detengono effettivamente i poteri autorizzativi. «Chiediamo con forza di poter essere degli interlocutori e di restituire ai territori la possibilità concreta di pianificare e incidere sulle decisioni che li riguardano», afferma Belloli, sollecitando anche un coinvolgimento dei Comuni nella revisione della normativa regionale.

Zibido San Giacomo, spiega la sindaca, ha scelto di partecipare ai tavoli tecnico-istituzionali e di mantenere aperto il dialogo con Regione Lombardia e Città metropolitana. Tra i temi affrontati figurano le garanzie per la salute e il territorio, il bilancio ecologico del suolo e la delocalizzazione della nuova sottostazione elettrica Terna. Anche Cesano Boscone segue da vicino la questione, in particolare per il progetto previsto nell’area ex Marcegaglia di Corsico, a ridosso delle abitazioni dei quartieri Giardino e Tessera. Per il sindaco Marco Pozza, la vicenda dimostra quanto sia necessario superare una gestione frammentata quando gli effetti di un intervento interessano direttamente più comunità.

La richiesta a Regione e Governo: cambiare le regole

La mobilitazione dei 54 Comuni punta dunque a spostare il confronto dal terreno delle polemiche a quello delle competenze e delle responsabilità istituzionali. I sindaci chiedono che le decisioni sui data center siano accompagnate da una pianificazione territoriale preventiva, da informazioni accessibili ai cittadini e da valutazioni capaci di considerare l’insieme degli impatti, non soltanto quelli del singolo impianto. La posta in gioco è il rapporto tra sviluppo tecnologico e governo del territorio. Se le autorizzazioni vengono decise prevalentemente a livello regionale o nazionale, sostengono i firmatari, occorre comunque garantire ai Comuni un ruolo concreto nella programmazione e nella tutela delle comunità.

Il messaggio rivolto a Milano e Roma è netto: non si può chiedere ai sindaci di rispondere ai cittadini senza riconoscere loro gli strumenti per incidere sulle decisioni. La sfida dei data center non riguarda soltanto dove costruire le nuove infrastrutture digitali, ma chi debba governarne gli effetti e con quali garanzie per chi vive nei territori coinvolti.

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