
Protesta davanti alla sede di Ubisoft Milano ad Assago, dove oggi le lavoratrici e i lavoratori dell’azienda hanno organizzato un presidio contro le nuove disposizioni sul rientro in ufficio. Sono 102 i dipendenti della sede milanese della società, attiva nello sviluppo di videogiochi. Al centro della mobilitazione c’è la decisione di Ubisoft Global di modificare l’organizzazione del lavoro e chiedere un maggiore rientro in presenza dopo anni nei quali il ricorso allo smart working è stato esteso. Una scelta che, secondo la Fiom di Milano, rischia di avere conseguenze pesanti sulla vita dei lavoratori.
«Si sono organizzati la vita con lo smart working»
«Vogliamo riaprire una seria trattativa con l’azienda», spiega Ludovico Di Muzio della Fiom di Milano, chiedendo di tornare a discutere delle decisioni assunte da Ubisoft Global. Secondo il sindacato, infatti, negli anni lo smart working è diventato una modalità di lavoro sulla quale molti dipendenti hanno costruito concretamente la propria organizzazione personale e familiare. Un aspetto particolarmente rilevante in una realtà nella quale, sempre secondo la Fiom, l’età media dei lavoratori è di circa 30 anni e diversi dipendenti risiedono anche a centinaia di chilometri da Assago. Il ritorno quotidiano in sede, sostiene il sindacato, comporterebbe quindi non soltanto un cambiamento nelle modalità di lavoro, ma anche un aumento significativo dei costi e una revisione radicale dell’organizzazione della vita privata.
Il nodo dei costi
La Fiom richiama in particolare il costo degli alloggi nell’area milanese e quello degli spostamenti. Per chi vive lontano da Assago, il rientro quotidiano potrebbe significare affrontare costi aggiuntivi per carburante e trasferimenti oppure valutare un trasferimento nell’area milanese, con le relative spese abitative. «È impensabile – sostiene Di Muzio – che possano stravolgere la propria esistenza». Il sindacato interpreta inoltre la decisione aziendale in maniera particolarmente critica, sostenendo che dietro la richiesta di rientro possa esserci anche un effetto indiretto: incentivare alcuni lavoratori a lasciare l’azienda. È una lettura della vicenda espressa dalla rappresentanza sindacale, mentre il confronto con l’azienda resta aperto.
La mobilitazione continua
La protesta non si ferma al presidio di Assago. I lavoratori hanno programmato altre due giornate di sciopero, mercoledì 7 e giovedì 8 ottobre. La mobilitazione potrebbe inoltre proseguire anche la prossima settimana se da Ubisoft Global non dovessero arrivare aperture considerate significative dalle organizzazioni sindacali. La vertenza, peraltro, non riguarda soltanto l’Italia. Secondo quanto riferito dalla Fiom, mobilitazioni contro le decisioni sul lavoro in presenza sono in corso anche in altri Paesi europei, tra cui Francia e Spagna. Ad Assago, dunque, la partita resta aperta: da una parte l’azienda e le indicazioni della direzione globale sul lavoro in presenza, dall’altra i 102 dipendenti della sede milanese e il sindacato, che chiedono di riaprire il confronto e di trovare una soluzione che tenga conto delle condizioni sulle quali i lavoratori hanno organizzato negli ultimi anni la propria vita professionale e personale.














