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Henry Schein Krugg, la vertenza di Rozzano arriva in Parlamento: a rischio 26 posti di lavoro

Nella sede di via Gran San Bernardo, che conta complessivamente 34 dipendenti, potrebbero essere coinvolti dalla riorganizzazione l'80% dei lavoratori

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Nella foto, il quartiere generale della Henry Schein Krugg a Melville, New York, negli Stati Uniti

La vertenza Henry Schein Krugg arriva in Parlamento. Dopo la notizia pubbllicata in anteprima da pocketnews.it (leggi qui) sui 26 posti di lavoro a rischio nella sede di Rozzano, Fabrizio Cecchetti ha depositato un’interrogazione rivolta ai ministri delle Imprese e del Made in Italy e del Lavoro e delle Politiche sociali, chiedendo chiarimenti sulla riorganizzazione in corso nella multinazionale statunitense. Al centro dell’intervento ci sono i numeri già emersi nelle scorse settimane: nella sede di Rozzano, che conta complessivamente 34 dipendenti, potrebbero essere coinvolti dalla riorganizzazione fino a 26 lavoratori. Le posizioni interessate riguardano diverse funzioni amministrative: quattro nel reporting, tredici nell’area della contabilità generale, clienti e fornitori, otto nel recupero crediti e una nel controllo qualità.

Il possibile trasferimento delle attività

L’interrogazione punta l’attenzione anche sulla destinazione delle attività oggi svolte dai dipendenti di Rozzano. In particolare, viene chiesto al Governo di verificare l’eventuale trasferimento di parte delle funzioni a Genpact, multinazionale specializzata nella gestione e trasformazione dei processi aziendali e presente anche in Romania. Il collegamento tra la riorganizzazione di Henry Schein Krugg e un eventuale trasferimento delle attività a Genpact è un elemento che deve essere ancora chiarito. Secondo le informazioni finora emerse, le funzioni interessate dal piano di Rozzano coincidono tuttavia con alcune delle attività per le quali Genpact dispone di strutture e competenze, tra cui contabilità, recupero crediti e reporting. È proprio su questo punto che il Governo dovrà fare luce: quali siano le reali motivazioni della riorganizzazione, se siano previste delocalizzazioni e quale ruolo possano avere i sistemi di automazione e di intelligenza artificiale nelle mansioni oggi svolte dai dipendenti.

La richiesta di un confronto con l’azienda

L’obiettivo dell’interrogazione è anche quello di favorire un confronto istituzionale con la società per valutare possibili soluzioni a tutela dei livelli occupazionali e delle professionalità coinvolte compreso l’eventuale ricorso agli ammortizzatori sociali, nel caso in cui la riorganizzazione dovesse tradursi in una riduzione significativa dell’organico. «Fino a 26 lavoratori su 34 della sede di Rozzano di Henry Schein Krugg potrebbero essere coinvolti nella riorganizzazione aziendale in corso. Numeri che destano forte preoccupazione e sui quali è necessario fare chiarezza rapidamente», ha dichiarato il deputato nel comunicato diffuso ieri sera.

Il tema dell’intelligenza artificiale

La vicenda di Rozzano si inserisce in un dibattito più ampio sull’impatto dell’intelligenza artificiale e dell’automazione sul lavoro. Lo stesso Cecchetti ha recentemente presentato una proposta di legge dedicata proprio alla valutazione dell’impatto occupazionale dell’intelligenza artificiale. Nel caso Henry Schein Krugg, però, resta da chiarire quale parte della riorganizzazione sia direttamente riconducibile all’automazione e quale, invece, a scelte organizzative, economiche o di esternalizzazione. Le informazioni finora emerse non consentono infatti di attribuire automaticamente i 26 esuberi all’intelligenza artificiale.

Il passaggio della vertenza in Parlamento aggiunge ora un nuovo livello istituzionale alla vicenda. Dopo il confronto interno all’azienda e quello con le organizzazioni sindacali, la questione arriva al Governo con una serie di domande ancora aperte: il destino delle attività oggi svolte a Rozzano, l’eventuale trasferimento all’estero, il ruolo dell’automazione e, soprattutto, le prospettive occupazionali dei 34 dipendenti della sede milanese.

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