
La vicenda delle ronde di Rozzano entra in Tribunale. A pochi giorni dalle manifestazioni spontanee organizzate da alcuni residenti per chiedere maggiore sicurezza, i carabinieri hanno trasmesso alla Procura di Milano l’annotazione relativa a uno degli episodi più gravi avvenuti durante le proteste. Al centro dell’informativa c’è l’aggressione di un quarantenne marocchino, avvenuta mercoledì sera in via delle Mimose. Per quell’episodio i militari hanno individuato due persone e le hanno denunciate: si tratta di un 23enne, che si trovava in compagnia del fratello, e di un 41enne. Entrambi, secondo quanto riferito dagli investigatori, hanno precedenti di polizia.
Nei loro confronti è stata ipotizzata l’accusa di percosse aggravate dall’odio razziale. Si tratta, è bene precisarlo, di un’ipotesi formulata nella fase iniziale dell’indagine e contenuta nell’informativa dei carabinieri: saranno ora la Procura e gli eventuali successivi accertamenti a stabilire che cosa sia effettivamente accaduto e quali responsabilità possano essere attribuite ai singoli. È questo il passaggio che cambia il quadro degli ultimi giorni. Le proteste nate dalla richiesta di maggiore sicurezza non sono più soltanto una questione di ordine pubblico e di confronto politico sulla presenza delle forze dell’ordine. Uno degli episodi di violenza finiti al centro delle cronache è ora oggetto di un’informativa giudiziaria.
La sequenza che ha fatto esplodere la tensione
Tutto era cominciato mercoledì mattina. Una donna di 40 anni aveva denunciato di essere stata aggredita mentre si trovava nella propria automobile. Un 24enne marocchino era stato indicato come l’autore dell’aggressione e, nel giro di poco tempo, era stato raggiunto e picchiato da alcune persone. Il giovane era stato trasportato in ospedale in codice rosso. Successivamente le sue condizioni erano risultate meno gravi ed era stato dimesso. La vicenda, però, non si era conclusa lì.
In serata il 24enne era stato nuovamente riconosciuto per strada e aggredito. In questo caso era stato necessario l’intervento della polizia locale per sottrarlo alla folla e riportarlo in sicurezza. Poche ore dopo, sempre nel contesto della tensione che si era creata nel quartiere, era stato aggredito anche un altro cittadino marocchino, un quarantenne. È proprio su questo secondo episodio che si concentra ora l’informativa dei carabinieri arrivata sul tavolo della Procura. Secondo quanto riferito, sarebbero stati due gli autori individuati dai militari: il 23enne e il 41enne ora denunciati.
Dalla paura alla giustizia privata
È il passaggio più delicato dell’intera vicenda. La protesta dei residenti era nata da una richiesta precisa: maggiore sicurezza, maggiore presenza delle forze dell’ordine e contrasto allo spaccio e al degrado. Nei giorni successivi, però, alcune delle iniziative spontanee hanno assunto la forma di cortei e presidi non autorizzati, accompagnati da episodi di violenza. La nuova informativa dei carabinieri introduce ora un elemento ulteriore: per uno degli episodi di aggressione è stata ipotizzata anche l’aggravante dell’odio razziale. Non significa che l’ipotesi sia già stata accertata. Significa che gli investigatori hanno segnalato alla Procura elementi che, secondo la loro ricostruzione iniziale, meritano di essere verificati anche sotto questo profilo.
Due denunciati, non una città sotto accusa
È un passaggio importante anche per evitare una sovrapposizione tra le responsabilità individuali e l’intera comunità. Le persone denunciate sono due. L’indagine riguarda fatti specifici e dovrà accertare responsabilità altrettanto specifiche. Non sono quindi le “ronde” in astratto a essere finite sotto indagine giudiziaria, né tantomeno l’intera città di Rozzano. Sono gli episodi concreti avvenuti durante quelle giornate e, in particolare, l’aggressione al quarantenne, sulla quale i carabinieri hanno raccolto gli elementi trasmessi ai magistrati.
È una distinzione che assume ancora più importanza dopo giorni nei quali Rozzano è stata descritta attraverso parole come “ronde”, “linciaggi”, “caccia agli immigrati” e “giustizia fai da te”. La richiesta di sicurezza dei residenti rimane un tema reale. Ma la sicurezza, in uno Stato di diritto, passa anche dall’individuazione dei responsabili attraverso le forze dell’ordine e dalla valutazione della magistratura.
Intanto arrivano i controlli straordinari
E proprio mentre l’informativa approdava in Procura, a Rozzano arrivava anche la risposta operativa delle forze dell’ordine. I carabinieri hanno effettuato un servizio straordinario di controllo del territorio nelle zone considerate maggiormente esposte a degrado e fenomeni capaci di incidere sulla sicurezza e sulla vivibilità. Il bilancio è significativo: 57 persone identificate, 21 veicoli e un esercizio commerciale controllati, un arresto per droga e quattro persone denunciate per illeciti legati agli stupefacenti, contro il patrimonio e per porto abusivo di armi. Sono stati inoltre sequestrati droga e un’arma. Il servizio è stato organizzato nell’ambito delle strategie definite dal Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, dunque non come risposta autonoma alle proteste dei cittadini, ma come parte del dispositivo istituzionale di controllo del territorio. Il dato racconta, ancora una volta, una Rozzano attraversata da problemi reali di sicurezza, ma anche da una risposta istituzionale che ora si intensifica.
Il nodo è tutto qui
Da una parte ci sono residenti che dicono: abbiamo paura e vogliamo più sicurezza. Dall’altra ci sono le istituzioni che rispondono: la sicurezza viene garantita dalle forze dell’ordine, non dalle ronde. E adesso c’è una terza dimensione: la Procura dovrà verificare se, dentro quella mobilitazione nata dalla paura e dalla richiesta di sicurezza, siano stati commessi reati e se, in uno degli episodi, vi sia stata anche una componente riconducibile all’odio razziale. Per ora l’unica certezza giudiziaria è che due persone sono state denunciate e che un’informativa dei carabinieri è arrivata in Procura. L’ipotesi dell’aggravante razziale è invece, allo stato, una contestazione investigativa iniziale e provvisoria, che potrà essere confermata, modificata o non trovare riscontro al termine degli accertamenti. È da qui che riparte la storia di Rozzano. Non più soltanto dalle immagini delle persone in strada o dalle polemiche sulle “ronde”, ma da due nomi iscritti in un’informativa, da un’aggressione che dovrà essere ricostruita e da una domanda che ora passa agli investigatori e ai magistrati: dove finisce la legittima protesta per la sicurezza e dove comincia la giustizia privata?













