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Inquinamento del Naviglio, una pista porta a Bernate: il furto di carburante da un oleodotto potrebbe esserne la causa

Lo strato di idrocarburi comparso sul Naviglio sarebbe collegato al furto di gasolio scoperto lo scorso 6 agosto nell’oleodotto Trecate-Arluno. La fuga potrebbe essere arrivata fino a Pontevecchio di Magenta, dove durante una manutenzione della rete fognaria il diesel è tracimato in uno scarico collegato al corso d’acqua

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Il diesel comparso sul Naviglio Grande non sarebbe arrivato direttamente nel corso d’acqua. La sua origine potrebbe essere molto più lontana e risalire a un furto effettuato da ignoti, lo scorso 6 agosto, nell’oleodotto che collega la raffineria di Trecate al deposito di Arluno. È questa la pista che emerge dalla ricostruzione effettuata sul posto dall’inviata di pocketnews.it. Una sequenza di eventi iniziata nelle campagne di Bernate Ticino e conclusasi, alcuni giorni dopo, a Pontevecchio di Magenta, dove gli idrocarburi presenti nella rete fognaria hanno trovato una via d’uscita verso il Naviglio Grande.

Il furto e quel buco lasciato nell’oleodotto

Questi i fatti. Il 6 agosto alcuni sconosciuti si erano introdotti nelle campagne di Bernate Ticino per raggiungere la condotta della Sarpom. L’obiettivo era il gasolio trasportato dall’oleodotto Trecate-Arluno. Un’operazione evidentemente organizzata: i ladri avrebbero praticato un foro nella tubazione e prelevato una quantità di carburante che non è stata ancora quantificata, probabilmente utilizzando dei camion per trasportarlo. Poi si sarebbero allontanati lasciando aperta la falla.

La diminuzione della pressione nella condotta aveva fatto scattare rapidamente i sistemi di controllo della centrale Sarpom. Il flusso era stato bloccato e i tecnici erano intervenuti per individuare e riparare il punto danneggiato. In quel momento, però, il problema sembrava circoscritto. Nella zona non erano state rilevate grosse pozze di carburante e non era apparso evidente dove fosse finito il gasolio fuoriuscito dalla tubazione dall’inizio del furto sino alla riparazione del condotto.

La risposta

Il tassello mancante è emerso durante un intervento di manutenzione ordinaria effettuato ieri pomeriggio a Pontevecchio di Magenta. I tecnici di Gruppo CAP stavano lavorando sulle pompe che gestiscono le acque della rete fognaria. Durante l’apertura di un tombino hanno avvertito forti esalazioni e hanno scoperto la presenza di diesel all’interno dell’impianto. A quel punto le pompe sono state fermate per permettere le operazioni di pulizia e bonifica. Ed è proprio in questa fase che si sarebbe verificato il passaggio decisivo: il liquido presente nella rete fognaria è tracimato raggiungendo uno scolo collegato al Naviglio Grande. Il diesel è così arrivato nel corso d’acqua, creando quella patina che ha fatto scattare l’allarme per l’inquinamento.

Fermare le pompe era inevitabile

La ricostruzione presenta anche un particolare importante. Il blocco delle pompe non sarebbe stato la causa del problema, ma una conseguenza della necessità di mettere in sicurezza l’impianto. Continuare a far funzionare le apparecchiature in presenza di idrocarburi, infatti, avrebbe potuto comprometterne il funzionamento fino al blocco. Il rischio era quindi quello di provocare un danno ancora maggiore alla rete. Gruppo CAP ha successivamente comunicato di avere completato la bonifica della vasca e di avere ripristinato la normale funzionalità della rete fognaria.

Ma come è entrato il diesel nella fognatura?

È questo, adesso, il passaggio ancora da chiarire. Quando i tecnici hanno aperto il tombino, il carburante era già all’interno della rete. Bisogna quindi stabilire attraverso quale percorso gli idrocarburi siano arrivati fino a Pontevecchio. La quantità di diesel e la dinamica della fuoriuscita potrebbero rappresentare elementi decisivi. Una presenza così consistente di idrocarburi nella rete fognaria appare compatibile con una dispersione avvenuta a monte, ma saranno gli accertamenti delle autorità a dover stabilire l’esatta origine. E qui torna inevitabilmente alla memoria quanto accaduto a Bernate.

Il comunicato del Gruppo Cap

Una conferma indiretta arriva dal Gruppo Cap che ieri sera ha diffuso un comunicato che sottolinea come “In merito allo sversamento rilevato nelle acque del Naviglio, si precisa che l’evento è totalmente estraneo alle proprie attività di manutenzione fognaria, interventi che non prevedevano alcuna operazione di scavo. Sono stati proprio i tecnici di Gruppo CAP, presenti in zona per le regolari operazioni di cantiere, a individuare per primi la presenza anomala di liquido sversato da terzi. Constatata la criticità, il personale ha immediatamente dato l’allarme alle autorità competenti e si è attivato con tempestività per mettere in atto le prime misure di contenimento, fondamentali per arginare la diffusione della sostanza e tutelare l’ambiente.

Quel furto potrebbe essere all’origine dell’inquinamento?

Il collegamento tra i due episodi, al momento, è una pista investigativa e non ancora una verità definitivamente accertata. Ma la coincidenza è significativa: a Bernate era stato individuato un foro abusivo nella stessa condotta che trasporta gasolio verso Arluno; pochi giorni dopo, a Pontevecchio, il carburante è stato trovato nella rete fognaria e da lì ha raggiunto il Naviglio. Le prime ipotesi sull’origine dell’inquinamento avevano preso in considerazione diverse possibilità, compresa la rottura o la manomissione di una condotta. Ora gli accertamenti dovranno stabilire se quella condotta sia proprio l’oleodotto danneggiato a Bernate il 6 agosto e, soprattutto, quale percorso abbia seguito il carburante fuoriuscito.

Se il collegamento venisse confermato, l’episodio assumerebbe contorni ancora più gravi: il furto di gasolio non si sarebbe limitato al danno provocato all’oleodotto e al carburante sottratto, ma avrebbe avuto conseguenze anche sulla rete fognaria e sul Naviglio Grande, provocando un disastro ambientale non ancora quantificabile.

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