Sfruttamento dei lavoratori nella moda di lusso: la Valentino Bags finisce sotto amministrazione giudiziaria
Sono emerse gravi violazioni in materia di salute e sicurezza e la presenza, nell'hinterland milanese, di dormitori abusivi in condizioni igienico-sanitarie precarie
Nella foto, l’ispezione dei carabinieri del Nucleo ispettorato del lavoro in uno degli opifici cinesi che lavorava in sub appalto per Valentino Bags. Il video mostra le condizioni fdi lavoro nei laboratori per la produzione di borse e accessori: tutele contrattuali inesistenti, turni interminabili anche notturni, macchinari senza dispositivi di sicurezza, condizioni igeniche che “rasentano il minimo etico”
Ci risiamo. Ancora una voltà, un’azienda attiva nella moda di lusso finisce sotto i riflettori della magistratura che la pone sotto amministrazione giudiziaria. Non è la prima, forse non sarà nemmeno l’ultima. La Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Milano ha, infatti, disposto l’amministrazione giudiziaria della Valentino Bags Lab Srl, società del gruppo Valentino, attiva nel settore della moda e nota per la produzione di borse e accessori di lusso.
Il provvedimento, eseguito dai Carabinieri del Gruppo per la Tutela del Lavoro di Milano, è stato richiesto dalla Procura della Repubblica nella persona del pm Paolo Storari in seguito ad accertamenti che hanno evidenziato gravi violazioni in materia di sfruttamento lavorativo lungola filiera produttiva. Secondo gli inquirenti, l’azienda sarebbe risultata incapace di prevenire e arginare fenomeni di caporalato, non avendo adottato misure adeguate per verificare le effettive condizioni di lavoro e le capacità tecniche delle aziende appaltatrici. Tale condotta avrebbe colposamente agevolato soggetti indagati per gravi reati legati allo sfruttamento della manodopera.
Le indagini hanno rivelato che la Valentino Bags Lab Srl, attraverso una società in house, affidava la produzione industriale di una parte delle sue collezioni di borse e accessori a terzi, completamente esternalizzando i processi produttivi. L’ideazione del prototipo avveniva internamente, ma la successiva realizzazione in serie era demandata a opifici, spesso gestiti da cittadini cinesi, che operavano anche tramite subappalti non autorizzati. Capannoni in cui sono state trovate macchine da cucire, tessuti ammassati, locali utilizzati come dormitori e ambienti di lavoro con condizioni insalubri e in assenza di requisiti di sicurezza. Operai in nero, sottopagati e, tra gli scatoloni, anche un bambino a spasso con un girello.
Per contenere i costi e massimizzare i profitti, tali opifici facevano sistematico ricorso a manodopera irregolare e clandestina, in condizioni di evidente sfruttamento: salari al di sotto della soglia minima, orari di lavoro estenuanti, ambienti insalubri, assenza di misure di sicurezza, e inosservanza dei contratti collettivi nazionali. A partire da marzo 2024, i Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Milano hanno avviato una serie di controlli presso le aziende ornitrici e i subappaltatori, localizzati nell’hinterland di Milano e nella provincia di Monza e Brianza.
Sono stati ispezionati sette opifici, tutti risultati irregolari, nei quali sono stati identificati 67 lavoratori, di cui 9 in nero e 3 clandestini. Sono emerse gravi violazioni in materia di salute e sicurezza, tra cui l’assenza di sorveglianza sanitaria, formazione, e la presenza di dormitori abusivi in condizioni igienico-sanitarie precarie. Le indagini hanno inoltre portato alla luce l’esistenza di tre società “ombra”, prive di personale ma utilizzate per mascherare la reale catena di subappalti e per emettere fatture relative a operazioni inesistenti, ostacolando così l’azione di vigilanza e controllo.
Sono stati denunciati sette titolari di aziende – di diritto o di fatto – di origine cinese per caporalato e altri reati, oltre a tre soggetti irregolari sul territorio italiano. Le sanzioni emesse ammontano a 286.000 euro in ammende e 35.000 euro in sanzioni amministrative. Il procedimento penale si trova attualmente nella fase delle indagini preliminari. Come precisato dagli inquirenti, ogni responsabilità sarà definitivamente accertata solo con una sentenza irrevocabile di condanna.
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