
Nove anni fa, durante un permesso premio, aggredì una sedicenne che stava rientrando a casa, ad Assago, e la costrinse ad atti sessuali contro i quali la ragazza si ribellò. Inutilmente. Individuato, fu condannato in abbreviato a 6 anni e 8 mesi di carcere. Nei giorni scorsi, Alessandro Merico, questo il nome dello stupratore seriale, ha colpito ancora. Nonostante fosse rinchiuso in una cella di San Vittore.
A subire la sua violenza è stata una psicologa dell’istituto di pena milanese che lunedì scorso era in via Filangeri dove doveva incontrare alcuni detenuti. Il carcere è sovraffollato, le camere destinate ai colloqui sono tutte occupate. Merico, cui hanno assegnato il compito di svolgere le pratiche burocratiche, suggerisce di sistemarsi nella “barberia”. Approfittando dell’allontanamento della guardia di sorveglianza, andato a chiamare il detenuto soggetto del colloquio, lo stupratore chiede alla psicologa di aiutarlo a prendere alcune sedie depositate in bagno.
Entrati in una specie di sgabuzzino, Merico chiude la porta, estrae una lametta, la punta contro la gola della psicologa e tenta di violentarla. La sua vittima reagisce. Riesce a divincolarsi nonostante la minaccia della lametta e riesce a fuggire. Le sue urla attirano l’attenzione di alcune guardie carcerarie che riescono a bloccare Merico. Che prova a giustificarsi. “Volevo uscire da questo istituto e volevo cambiare carcere. Volevo fare il “pazzo” per essere trasferito”. Il tentativo di stupro? Una messa in scena per ottenere il trasferimento da San Vittore.
Gli è andata male, i magistrati di turno, il pm Daniela Bartolucci e il giudice Alberto Carboni lo hanno arrestato per violenza sessuale e sequestro di persona e disposto la misura della custodia in cella per Merico, trasferendolo nel carcere di Sassari. Dal suo fascicolo è quindi emersa la violenza compiuta ad Assago il 28 aprile 2016, quando, appunto, seguì una sedicenne sino a casa, e la costrinse a subìre le sue violenze. Non solo. Dopo aver soddisfatto i suoi istinti bestiali, le rubò anche 100 euro. Un vero miserabile.














