
Si potrebbe forse definire “acceso” oppure “vivace” il Consiglio comunale tenuto l’altra sera a Trezzano. Dimissioni del capogruppo del Pd, ritiro della delibera sulla viabilità di via Castoldi (la futura Tangenzialina) per evitare che la maggioranza si spaccasse, mancate risposte a domande sulla futura sistemazione dell’area adiacente la chiesa di San Ambrogio. Maggioranza e opposizione non si sono fatte mancare alcunché.
L’enfant prodige
L’argomento più “tranquillo” è stato quello delle dimissioni del capogruppo Pd, Francesco Nappo, in favore della consigliera Alice Grumelli, considerata l’enfant prodige locale del partito che fu di Enrico Berlinguer. Nappo ha motivato il suo addio con l’intento di voler far crescere anche la collega, sua stretta collaboratrice sul fronte politico. Ci può stare.
La Tangenzialina 1
I veri fuochi artificiali sono scoppiati quando si doveva decidere l’approvazione dello studio di fattibilità tecnico-economica della viabilità di via Castoldi con intersezione di via Copernico, la famosa Tangenzialina che dovrebbe deviare il traffico in arrivo da Zibido San Giacomo ed evitare che si riversi sulla Vecchia Vigevanese (e viceversa per il traffico in arrivo dalla zona industriale di Buccinasco). Sul tavolo ci sono due soluzioni. La prima prevede il taglio degli alberi che attualmente delimitano il confine con il Parco sud, l’allargamento della carreggiata, la realizzazione di una pista ciclabile sull’attuale marciapiede.
La Tangenzialina 2
La seconda, suggerita anche dal Pim (il Centro Studi di Programmazione Intercomunale dell’area Metropolitana milanese), punta alla salvaguardia degli alberi, una pista ciclabile e un marciapiede più piccoli di quelli del progetto presentato dalla giunta in Consiglio comunale. E qui, come detto, la maggioranza ha rischiato la spaccatura. Maurizio Coppo e Oliviero Camisani contrari alla prima soluzione hanno detto che, non avendo mai visto i progetti (non sarebbero mai stati proposti nelle riunioni di maggioranza), se si fosse andati al voto, si sarebbero astenuti mettendo in evidenza la frattura.
L’ammutinamento
Vista l’aria che tirava, Ivano Padovani ha proposto una sospensione del Consiglio. Alla fine del “confronto” tra le varie anime della maggioranza, è stato deciso di ritirare la delibera e di rinviarla a data da destinarsi. Una decisione che ha fatto visibilmente “incazzare” il sindaco Fabio Bottero, che su quel documento aveva puntato molto e non prevedeva invece di dover far fronte a una specie di ammutinamento. Il primo cittadino, inoltre, fra qualche giorno, non potrà più contare sul supporto del funzionario responsabile dell’urbanistica, architetto Lazzaro, che ha dato le dimissioni e dal prossimo maggio andrò a lavorare per un altro comune.
Il parchetto dietro la chiesa
E sempre in tema di viabilità e urbanistica si è verificato un nuovo scontro tra il capogruppo del m5stelle Zina Villa e lo stesso Bottero. Con una interpellanza l’esponente grillina aveva chiesto lumi sullo studio di fattibilità per la riqualificazione dell’area Rimenbranze /Treves/ Parrocchia Sant’Ambrogio. Un progetto che prevede una spesa di circa 1.250.000 euro (unmilioneduecentocinquantamila euro). Secondo il piano in discussione in questi giorni, il parcheggio che attualmente si trova a fianco della chiesa di San Ambrogio dovrebbe essere trasformato in un parchetto.
Animi accesi
Quando il sindaco ha annunciato di non voler intervenire sul punto perchè a suo dire non era preparato e pertanto si riservava di far avere alla consigliera Zina una risposta scritta dai dipendenti, gli animi si sono accesi. L’esponente del m5stelle ha richiamato il sindaco “al rispetto della sede istituzionale, il Consiglio comunale, luogo deputato al confronto politico” “Se avessi voluto avere delucidazioni tecniche – ha detto – avrei fatto un accesso agli atti”.
Il giallo da chiarire
Su questo argomento c’è un giallo che dovrebbe essere chiarito. Da più parti, tra le fila della maggioranza, si è detto che il progetto di trasformare il parcheggio della Chiesa in parchetto è stato condiviso con don Franco, parroco di San Ambrogio. Esisterebbe, invece, una lettera sottoscritta dallo stesso don Franco, con la quale il sacerdote smentirebbe questa versione dei fatti e si dichiarerebbe estraneo a qualsiasi coinvolgimento.













