Si sono chiariti meglio i contorni degli episodi legati ai quattro arresti avvenuti questa mattina tra Rozzano e Cernusco sul Naviglio. Non si tratterebbe di usura, ma di un affare finito male o mai decollato. In ballo comunque ci sono soldi. Il protagonista, un 47enne di Gudo Visconti, soccorritore della Croce Rossa all’ospedale Humanitas, si era fatto prestare 16 mila euro da una collega di lavoro.
In cambio, le aveva promesso, fare affari nella compravendita di orologi di marca, soprattutto Rolex. Solo che la vicenda è finita con aggressioni, pestaggi e minacce di morte. A pronunciarle, una 48enne di Rozzano, collega di lavoro della vittima, il marito egiziano di 37 anni, entrambi con precedenti per droga e ricettazione, e altri due egiziani residenti a Cernusco sul Naviglio, uno di 38anni, l’altro di 36. Tutti sono accusati di tentata estorsione, sequestro di persona e rapina.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, l’affaire avrebbe messo radici lo scorso aprile, quando il 47enne ha cominciato a parlare di un affare che riguardava l’acquisto di Rolex. In cerca di soci per avviare quello che riteneva un business, l’uomo aveva coinvolto anche la sua collega che gli aveva dato 16 mila euro.
Invece dei Rolex e dei relativi guadagni, la donna e il marito, hanno iniziato a richiedere la restituzione dei soldi. In breve si è passati dai messaggi minatori via WhatsApp alle minacce di morte. A luglio il 47enne viene bloccato dal marito e dal cugino che lo obbligano a salire in auto. La “reunion” finisce con calci e pugni, con la donna che incita i due a colpire il collega.
La replica a inizio settembre. La sera dell’11 dello stesso mese, dopo il lavoro, il 47enne viene fermato all’uscita del parcheggio dell’Humanitas. Questa volta sono in tre: marito, cugino e amico, tutti egiziani. Lo costringono a salire in auto e si dirigono a casa della collega, dove il malcapitato viene picchiato e minacciato di morte. Passano una decina di giorni e l’uomo si convince a denunciare i suoi persecutori ai carabinieri di Rozzano. Scattano le indagini. L’inchiesta segna un punto fermo con gli arresti decisi dal pm di Milano Rosario Ferracane.














