
Educatori che non hanno educato. O che almeno sono venuti meno ai loro compiti di sorveglianza. È uno degli argomenti che saranno discussi in un prossimo “consiglio comunale aperto”, richiesto dalle minoranze consiliari, che si occuperà del caso dei quattro ragazzi minorenni di nazionalità egiziana arrestati ieri dai carabinieri di Trezzano sul Naviglio perché nottetempo lasciavano la casa di accoglienza gestita dalla coop Villa Amantea, in via Pitagora, e in branco aggredivano e rapinavano prostitute e i loro clienti.
Gli altri argomenti saranno di carattere economico. Trezzano spende circa 700mila euro all’anno per l’accoglienza di minori che arrivano in Italia da soli. Una parte dei soldi arriva dal ministero dell’Interno, gli altri escono dalle casse comunali. Sono soldi spesi bene? È una delle domande cui è chiamato a rispondere il sindaco Fabio Bottero che di Villa Amantea, nei primi anni della sua sindacatura, è stato dirigente.
Come è possibile che i quattro, tutti 17enni, adesso rinchiusi nel carcere di Bologna, secondo i racconti delle donne e dei clienti, apparivano a notte fonda e all’improvviso nei parcheggi dei supermercati dove le persone si appartavano, brandendo mazze da baseball e urlando anche frasi di risentimento verso gli italiani? Dove erano gli educatori, che avrebbero dovuto stare con loro tutti i giorni e, soprattutto, controllarli di notte?
Il comunicato diffuso ieri mattina dai carabinieri è esplicito. I quattro “uscivano autonomamente in orario notturno dalla comunità che li ospitava per commettere sistematiche rapine ai danni delle vittime, assalite mentre si trovavano appartate, accerchiandone l’autovettura, colpendola, ed aggredendo sia le prostitute sia i clienti. Le condotte degli indagati, per la particolare aggressività che le caratterizza, avevano destato allarme sociale nella comunità trezzanese. I contrasti, dovuti ad atteggiamenti irrispettosi e sfrontati, tra la gang ed altri coetanei della zona, erano culminati, la notte del 11 luglio del 2022, con il lancio di una molotov rudimentale all’interno del giardino della comunità”.
In sostanza, i quattro delinquevano sul territorio ed è probabile che la molotov lanciata contro la struttura che li ospitava in via Pitagora a Trezzano era la conseguenza del loro essere “entrati in collisione” con altri delinquentelli presenti in zona. Potrebbe non essere stato quindi un gesto anti extracomunitari, come da più parti denunciato, ma una violenta ritorsione, una specie di “avvertimento”.
Si tratta di “un fatto estremamente grave – ha dichiarato ieri il sindaco Fabio Bottero in un comunicato diffuso dopo la pubblicazione della notizia dell’arresto – un fatto che colpisce la nostra comunità e costringe tutti noi, amministratori, operatori e volontari, a una seria e profonda riflessione. Continuiamo a credere nella validità del progetto ministeriale SAI. È però evidente che insieme agli operatori di Villa Amantea dobbiamo obbligatoriamente approfondire la vicenda e capire come agire affinché non si ripetano gravissimi episodi di questo genere”.
Anche Bottero quindi si è reso conto che nell’organizzazione e gestione della casa di accoglienza c’è qualcosa che non va. Intanto, i consiglieri di minoranza sono decisi a sapere quanto Trezzano ha speso negli ultimi tre anni per assistere i minori affidati a Villa Amantea, a quanto ammonta il contributo del ministero dell’Interno, quali sono i meccanismi di verifica e controllo da parte dell’amministrazione comunale sull’attività di della coop.
“Non è la prima volta che i ragazzi affidati a Villa Amantea scappano e i responsabili non sanno dove siano. Questo episodio è l’ultimo della serie ed è il più vergognoso” ha detto a pocketnews.it Villa Zina, insieme a Ivano Padovani e Giuseppe Russomanno, firmataria della richiesta del Consiglio comunale aperto.














