mercoledì - 21 Aprile 2021
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“Nel 2020 abbiamo combattuto su tutti i fronti aperti dalla pandemia da Covid 19”

Parla Armando Clemente, comandante della Polizia locale di Cesano Boscone, da 22 anni nel corpo dei vigili urbani

Armando Clemente polizia locale Cesano bosconeÈ sposato da una vita, ha due figli e tre nipoti. Si è laureato in sociologia all’Università di Urbino nel 2010. Pur avendo solo 58 anni, da 22 è uno dei punti di forza della Polizia locale di Cesano Boscone. Ha fatto tutta la trafila, da agente a comandante. Lui è Armando Clemente, da più parti considerato l’ufficiale di riferimento tra le polizie locali del Sud ovest Milanese. pocketnews.it lo ha intervistato per fare il punto della situazione in tema di controlli anti pandemia, rapporti con la città, relazioni con le altre polizie locali e tanto, tanto  altro.

Da 22 anni è all’interno della polizia locale di Cesano Boscone,  come è cambiato il suo lavoro?

“Io sono la memoria storica di questo comando e ho accompagnato il cambiamento. Dal punto di vista dei vertici, oggi il comandante è un manager che deve avere capacità organizzative ed essere pronto a intervenire in mille ambiti. Un solo esempio. In passato il Codice della strada era immutabile non veniva modificato quasi mai. Oggi è in continua evoluzione e si fa fatica a stargli dietro, ad assimilare e a mettere in pratica le nuove norme. Dalla parte degli agenti, un ruolo che ho ricoperto a lungo, in passato ci si doveva confrontare con la realtà di Cesano caratterizzata da una delinquenza che non perdeva occasione di provocare chi indossava la divisa. Oggi, la delinquenza ha cambiato natura si è organizzata e dà meno nell’occhio. Prima conoscevamo tutti i balordi dei vari quartieri, oggi sono diventati invisibili”.

Come è cambiato negli ultimi 12 mesi caratterizzati dal diffondersi della pandemia da Coronavirus?

“Il disastro di questo ultimo anno ha fatto uscire il meglio di tutto il gruppo di lavoro impegnato nella Polizia locale di Cesano. Tutto il personale si è dedicato ai compiti assegnati senza risparmiarsi, non solo sui turni ordinari ma anche in situazioni straordinarie. Non ci siamo fermati mai: abbiamo rinunciato a ferie, recuperi, riposi”.

Quali sono state le criticità?

“Le più grandi difficoltà sono state determinate da gruppi di giovani, quasi sempre gli stessi, che abbiamo multato perché non portavano le mascherine, provocavano assembramenti, si spostavano senza alcuna giustificazione. Abbiamo ricevuto centinaia di segnalazioni che provenivano dai parchi e dalle aree verdi della città. L’ultima è di qualche giorno fa quando abbiamo sorpreso nel parco di via Cascina Nuova una quindicina di ragazzi che avevano organizzato un barbecue. Quando siamo arrivati sono fuggiti lasciando sul posto carni, bevande, motorini e giubbotti. Ne abbiamo identificati alcuni che abbiamo multato con sanzioni da 400 euro, ma contiamo di individuare anche gli altri”.

È una questione di educazione, di rispetto per gli altri o le mancanze riguardano il tessuto sociale che compone la società cesanese?

“È inutile nascondere che il Tessera e il Giardino sono i due quartieri che hanno provocato le maggiori criticità. Certo, anche in Centro ci sono state segnalazioni di violazioni soprattutto in prossimità di bar e locali pubblici, ma non hanno mai raggiunto i numeri degli altri due quartieri. Il tessuto sociale influisce. Ai giovani mancano figure di riferimento, il degrado familiare è diffuso e non aiuta lo sviluppo degli adolescenti. A causa loro, durante tutto l’anno le nostre pattuglie hanno girato come trottole in attività che si sono aggiunte a quelle che già svolgevano: controllo della viabilità, presidio del territorio, assistenza alla pulizia della strada, assistenza davanti alle scuole.”

Quante multe per violazioni anticovid  avete elevato durante l’anno?

“Da marzo a dicembre 2020 sono state 145 di cui 105 per spostamenti non certificati, 30 per assembramenti e 10 a chi circolava senza mascherina. Nello stesso periodo abbiamo effettuato 420 pattuglie mirate al rispetto delle norme anticovid, speso 5.022 ore per controlli degli spostamenti, verificato 4.301 autocertificazioni e 1.260 controlli in attività commerciali e supermercati. In quest’ultimo ambito abbiamo sottoscritto tre verbali per mancato rispetto delle norme anticovid. Ci mancano i dati del primo trimestre 2021”.

Quali sono le attività che hanno ottenuto maggiore riscontro tra i residenti?

“Abbiamo disciplinato gli ingressi ai supermercati secondo le lettere dell’alfabeto, contingentato gli ingressi al mercatino rionale in base ai banchi presenti, regolamentato l’utilizzo degli orti, gli accessi alle attività culturali e alle palestre comunali, l’accesso ai parchi. Si è trattato di un lavoro impegnativo. Se si pensa poi che è stato svolto da un organico composto da soli 18 agenti compreso il comandante, suddivisi su due turni, si può capire lo sforzo che ha richiesto”.

In generale, al di la della pandemia e delle restrizioni che ha comportato, i cesanesi sono indisciplinati? Qual è il monte multe registrate in un anno e come sono suddivise?

“In media eleviamo 20mila multe all’anno. In particolare nel 2020 abbiamo comminato 17.746 verbali per diverse infrazioni che produrranno un gettito verso le casse comunali di 2milioni e 400mila euro. Nel 2019 le multe sono state 20.058 per un incasso di 2milioni e 600mila euro, nel 2018,  21.124 multe per un valore di 2 milioni 556mila euro. Delle 17.746 multe del 2020, settemila riguardano le soste  per la pulizia delle strade, 4.923 per il mancato rispetto del semaforo rosso (in quest’ambito ne sono state elevate altre 3.037 per mancata comunicazioni dei dati del guidatore n.d.r), 520 per violazione dei limiti di velocità, 230 per divieto di soste, 31 a veicoli circolanti senza assicurazione ”.

Il vigile di quartiere è un’utopia o una realtà ad uso e consumo di ogni campagna elettorale?

“Io credo molto nella polizia di prossimità. Caratteristica delle polizie locali è la vicinanza ai cittadini. È un’attività di supporto che non si può fare con i servizi di pattuglia. È un valore aggiunto che molti comandi snobbano preferendo  ai vigili in strada il pronto intervento. Cesano aveva istituito il vigile di quartiere, ne aveva due ed erano riconoscibili dalla fascia biancorossa che circondava il cappello. Uno circolava lungo le strade del quartiere Giardino, l’altro su quelle del Tessera.  Purtroppo, uno di loro ci ha lasciati, è andato via, e chi è rimasto non riesce a svolgere tutte le incombenze  che gli competono. Contiamo però di ripristinare il servizio grazie alle assunzioni previste durante il 2021”.

Lei ha formulato diversi progetti operativi nell’ambito della gestione della polizia locale. A che punto è quello del presidio mobile?

“Si tratta di un’iniziativa del 2004. Era uno sportello mobile impegnato nella raccolta di informazioni e di presidio del territorio. Col tempo si è perso. Sono cambiati gli strumenti ed è venuto meno lo scopo per il quale era stato istituito. In questi giorni è stato pubblicato un nuovo bando regionale per l’acquisto di un ufficio mobile diverso. Se la Regione lo finanzia, contiamo di ripristinarlo”.

E quello del coordinamento interforze tra le polizie locali del Sud ovest?

“È il progetto di cui forse sono più orgoglioso. Proprio questa mattina c’è stato un incontro tra i comandanti durante il quale è stata confermata la convenzione e i suoi principi di mutuo soccorso, quando un comando si trova in difficoltà.”

La polizia locale di Trezzano e  Corsico non gode di buona salute. La responsabilità è della politica o di chi l’ha diretta sino a ieri?

“I casi sono diversi. A Corsico c’è stata una grande emorragia di personale a causa di un conflitto sindacale esploso per le aspettative deluse da parte di chi, agenti e funzionari, aveva concordato con l’amministrazione comunale premi e benefit che poi, dopo essersi impegnato, non ha ricevuto tanto da essere costretto a rivolgersi ai giudici per soddisfarle. A Trezzano, invece, c’è stato un avvicendamento continuo di comandanti a causa di vicende giudiziarie e di salute. Se ne sono insediati quattro o cinque in pochi anni e questo non ha aiutato. A Cesano non c’è stata alcuna emorragia, nessuno sbandamento. Abbiamo avuto una continuità nella gestione del comando  forse unica in Italia. In 50 anni di vita della stazione ci sono stati solo due comandanti: il fondatore Giovanni d’Ercole e il sottoscritto”.

È vero che le hanno chiesto di aiutare Trezzano a risolvere la grana delle auto sequestrate e lasciate per anni nei depositi giudiziari?

“Si, mi avevano chiesto di occuparmene, ma poi hanno deciso di affidare la patata bollente al loro nuovo comandante”.

 

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