Alla Nielsen di Assago torna lo spettro dei licenziamenti. La multinazionale dei dati ha avviato una nuova procedura di mobilità collettiva che riguarda 43 lavoratori, quasi un terzo dell’organico della sede italiana. È la quarta in meno di tre anni, un dato che fotografa una trasformazione profonda e tutt’altro che indolore. Alla base della decisione c’è la svolta tecnologica dell’azienda, che punta sempre più sull’automazione e sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale per l’elaborazione dei dati. Un cambiamento che rischia di avere conseguenze dirette anche su uno degli appuntamenti televisivi più seguiti del Paese: il Festival di Sanremo. Secondo i sindacati, infatti, già dalla prossima edizione i dati d’ascolto potrebbero non essere più gestiti da tecnici in carne e ossa, ma da algoritmi.
Una prospettiva che ha fatto esplodere la protesta. I lavoratori, riuniti in assemblea, hanno proclamato lo stato di agitazione, mentre la Filcams Cgil denuncia una “riduzione massiccia” che mette in discussione il futuro stesso del sito produttivo. «Da oltre diciotto mesi l’azienda ha avviato un piano aggressivo di espansione dell’intelligenza artificiale, con tagli al personale e delocalizzazioni», spiega Giuseppe Nardozza, rappresentante sindacale e dipendente storico della Nielsen. «Qui lavorano persone con quarant’anni di esperienza: pensare che un software possa sostituire queste competenze è umiliante».
Il timore non riguarda solo l’occupazione, ma anche la qualità del servizio. I tecnici sottolineano come il loro lavoro non si limiti alla raccolta dei dati, ma includa verifiche, interventi diretti e assistenza alle famiglie coinvolte nel panel. Attività difficilmente replicabili da un algoritmo. Negli ultimi anni, inoltre, parte delle attività è stata trasferita all’estero, in particolare in Albania, sollevando ulteriori dubbi sulla capacità di interpretare correttamente il contesto televisivo italiano, soprattutto per quanto riguarda il valore degli investimenti pubblicitari.
La vertenza arriva dopo una serie di passaggi societari che, dal 2022, hanno visto l’ingresso dei fondi Brookfield ed Evergreen e l’avvio di un processo di riorganizzazione che ha già prodotto 76 esuberi. Una tensione che in passato aveva portato anche a uno sciopero clamoroso, con il blocco della trasmissione dei dati d’ascolto durante il Festival del 2023. Ora si apre una nuova fase di confronto tra azienda e sindacati, chiamati a gestire una crisi che intreccia innovazione tecnologica e tenuta occupazionale. Sullo sfondo resta una domanda sempre più urgente: quanto può valere un algoritmo, se il prezzo è la perdita di competenze costruite in decenni di lavoro?


