HomeAttualitàStipendio e cassaintegrazione a rischio per le “scodellatrici” delle mense scolastiche

Stipendio e cassaintegrazione a rischio per le “scodellatrici” delle mense scolastiche

Dal 22 febbraio decine di lavoratrici vivono con un sussidio che si aggira intorno ai 300 euro ma il rischio che a breve perdano anche quello è sempre più concreto

Tra le tante categorie messe in ginocchio dal Coronavirus, ci sono le “scodellatrici”. Si tratta delle lavoratrici che ogni giorno si preoccupano che tutti gli studenti abbiano il loro pasto caldo: da tre mesi sono  ferme. Le scuole sono chiuse e loro sono a casa, senza che si intraveda una probabile data per la ripresa.  “Dal 22 febbraio viviamo nell’incertezza – raccontano alcune rappresentanti della categoria del Sud Milano – Non sappiamo nemmeno se potremo tornare a lavorare a settembre, quando la scuola dovrebbe riprendere a classi alternate”.

Rischio sospensione dello stipendio.

In un clima di profonda precarietà, sono tanti gli interrogativi posti: vanno dalle garanzie di un posto di lavoro ai mancati introiti economici e i relativi disagi.  “Molte di noi sono assunte con un contratto a tempo indeterminato, altre sono dei jolly e lavorano con contratti interinali: ognuna ha una posizione differente. – continuano – Oggi, però, siamo tutte unite da un comune denominatore: il rischio sospensione lavorativa che, tradotto, significa niente stipendio. Come faremo a mangiare?”.   

Abbandonate a se stesse

È  questo il grido d’allarme lanciato da donne che, abbandonate a se stesse, si trovano a fare i conti con la paura, l’assenza di risposte e il disagio economico.  “Dal 22 febbraio viviamo con il sussidio di cassaintegrazione che si aggira intorno ai 300 euro; ma il rischio che a breve perderemo anche quello è sempre più concreto”.

Senza entrate

Un dramma per molte famiglie che, monoreddito, si troveranno  senza entrate. “Non siamo insegnanti, ma siamo figure fondamentali per i bambini che frequentano la scuola . Conosciamo i loro nomi, i loro gusti e per molti siamo un punto di riferimento – continuano – chiediamo di non essere lasciate sole, che le nostre richieste vengano ascoltate”.

Le cifre

Lo stipendio medio di una scodellatrice è di circa 500 euro. All’importo vanno aggiunti gli assegni famigliari e, per chi li fa, gli straordinari. Con tanto impegno e tanto lavoro, la somma può arrivare a 900 euro, circa al mese. “Nei nostri contratti – spiegano – è previsto un periodo di sospensione che va dalla fine della scuola alla ripresa dell’anno scolastico. Solitamente questa fase è limitata ai mesi di luglio e agosto, sempre che non ci siano i centri estivi, ed incide leggermente sul bilancio famigliare”.  

La proposta

“Con l’emergenza da Covid-19 – sottolineano – vogliono attivare la sospensione già da maggio lasciandoci senza stipendio e senza sussidio. Questo significa mettere in ginocchio numerose famiglie che non avranno più di che pagare le bollette, il mutuo e le altre spese del ménage famigliare. Per questo, chiediamo di lasciare attiva la cassaintegrazione (1/3 dello stipendio) ad esclusione del mese di agosto, e permettere anche a noi di sopravvivere.  Siamo l’ultima ruota del carro, siamo l’ultimo anello della catena, ma non per questo siamo meno importanti di altri lavoratori”.

Focus Corsico

La precarietà delle scodellatrici è comune a tutto il Sud Milano e più in generale la Lombardia. Il settore, fino a qualche anno fa disciplinato dal contratto del pubblico impiego, è stato esternalizzato e oggi regolamentato dalle norme dei contratti di lavoro privatistici. A Corsico, la situazione è, per alcuni versi, ancora più grave dei comuni limitrofi. L’assenza di politici che, in qualche modo, possano farsi portatori dei timori e delle proposte, rende il clima ancora più incerto. Tant’è che le lavoratrici hanno lanciato alla società che si è aggiudicata l’appalto, un grido d’allarme: “ascoltateci e non lasciateci sole”.  

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