
A raccontare le dimensioni dell’emergenza è Maurizio Cecconi, responsabile del reparto Anestesia e Terapie Intensive dell’ospedale di Rozzano
“Quando nei primi giorni dell’emergenza nuovo coronavirus abbiamo visto il numero di malati che stava arrivando ci siamo detti: è più alto di quanto ci si aspettasse dai dati cinesi. Per noi che lavoriamo nelle terapie intensive, sarà dura ancora per settimane. E ci stiamo preparando anche a rispolverare, se necessario, tecniche di medicina di guerra”. A raccontare all’Adn Kronos le dimensioni dell’emergenza è Maurizio Cecconi, responsabile Anestesia e Terapie Intensive dell’Istituto clinico Humanitas di Rozzano.
I ritmi del Covid -19
Cecconi sottolinea come anche l’ospedale in cui lavora sia cambiato “tanto e in tempi record” per reggere i ritmi imposti da Covid-19. E di come in emergenza si studiano soluzioni creative ‘anti-crisi’. Un esempio? Da un solo ventilatore per due malati ai filtri per mascherine stampati in 3D. “Bisogna farsi trovare pronti”, ammette lo specialista. In Italia, in generale, non lo siamo stati.
Conflitto mondiale
La storia si ripete, o quasi. La nascita della medicina di guerra si attribuisce, generalmente, al primo conflitto mondiale, conflitto in cui intere generazioni morirono nelle trincee, sotto le bombe dell’artiglieria e i proiettili delle mitragliatrici. I proiettili dilaniavano i corpi, frantumavano gli arti, distruggevano i volti. La classe medica non aveva mai visto simili devastazioni fisiche, al punto che i sanitari impegnati in prima linea ebbero enormi difficoltà a fronteggiarne gli orrori. L’organizzazione era tragicamente inadeguata: non solo mancavano attrezzature e materiali, ma anche personale qualificato.
L’Università in trincea
Per far fronte a questa emergenza il governo italiano istituì, nel gennaio 1916, una Scuola medica da campo, a San Giorgio di Nogaro: una vera e propria Università al fronte, dove tra il febbraio 1916 e la primavera del ’17 si tennero corsi accelerati di medicina e chirurgia per oltre mille studenti. Molti dei quali caddero vittime di infezioni o di un proiettile nemico.
La maratona degli esperti
Oggi Cecconi, che è anche presidente eletto della Società europea di terapia intensiva (Esicm), è coinvolto in una maratona in live streaming di 7 ore su Covid-19 per condividere esperienze fra esperti di tutto il mondo. “C’è anche una rappresentanza dell’Organizzazione mondiale della sanità per un update sulla pandemia”.
Lo tsunami
Si fa il punto sullo tsunami coronavirus. “Per noi è difficile – dice lo specialista – Facciamo questo mestiere per vedere un nonno che riabbraccia i suoi nipoti, o una mamma di 40-50 anni tornare dai suoi figli, e in questo momento siamo in ginocchio per la grande mole di malati che arrivano. Nessuno sarebbe stato pronto a ricevere una percentuale come il 10% di contagiati in terapia intensiva”.
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