
La richiesta riguarda tutti gli indagati. Dal punto di vista penale non ci sarebbe dolo. Le accuse erano pesanti: truffa, furto e frode informatica
La vicenda è nota. Lo scorso anno 42 dipendenti dell’Ikea di Corsico furono accusati dall’azienda di fare i furbetti e di aver acquistato centinaia di prodotti, utilizzando alla cassa etichette di altri che costavano meno. Orbene, ieri, la procura del Tribunale di Milano ha chiesto l’archiviazione dell’indagine perché “non c’è reato”.
Nessun dolo
La richiesta riguarda tutti gli indagati. Dal punto di vista penale non ci sarebbe dolo. Le accuse erano pesanti: truffa, furto e frode informatica. Secondo la direzione dell’azienda, dopo aver fatto passare ai lettori delle casse automatiche prodotti cui avevano applicato etichette di prodotti meno costosi, li avevano rivenduti su Internet a prezzi più alti ottenendo guadagni illeciti.
Sindacati contro
Per questo motivo aveva licenziato dieci dei 42 dipendenti sotto accusa. Contro questa decisione si erano schierati i sindacati secondo i quali quel meccanismo era consentito soprattutto con merce con qualche difetto che veniva venduta a prezzi stracciati. L’indagine era stata affidata al sostituto procuratore Alessandro Gobbis.
12 mesi di indagine
Dopo dodici mesi di indagine, il pm ha chiesto l’archiviazione. I dipendenti non avrebbero commesso alcun reato: né la truffa, né il furto e nemmeno la frode informatica. Gli investigatori avrebbero trovato conferme sul fatto che l’azienda consentiva gli acquisti fatti attraverso il cambio delle etichette: dovevano solo essere autorizzati da un responsabile Ikea. Spesso i dipendeni saltavano quest’ultimo step, ma la cosa secondo il pm “non ha alcun rilievo penale”.
Fiducia mancata
Certo, riconosce il giudice, i lavoratori avrebbero approfittato della fiducia aziendale, ma questa è una questione che esula dalle competenze della magistratura. Depositata la richiesta di archiviazione si prevede che l’Ikea presenti, nei prossimi giorni, opposizione.
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