
Dalla rabbia al confronto, dalle tensioni al dialogo. Gli studenti dell’Omnicomprensivo Falcone-Righi di Corsico scelgono di non voltarsi dall’altra parte dopo le violenze che hanno accompagnato le manifestazioni di Milano del 17 e 18 ottobre. E rispondono con le idee, la partecipazione e la voglia di essere ascoltati. Dal 4 al 7 novembre la scuola diventerà uno spazio di riflessione sui problemi delle nuove generazioni, sul significato della protesta, sulla partecipazione e sul rispetto reciproco. Il progetto, nato dalla collaborazione tra l’istituto e i rappresentanti degli studenti, ha un titolo che è già una dichiarazione d’intenti: «Dallo scontro all’incontro, il rumore del dialogo». Un’iniziativa che prende le mosse da quanto accaduto nelle piazze milanesi il 17 e 18 ottobre, quando gruppi di giovanissimi sono rimasti coinvolti negli scontri e nei danneggiamenti. Episodi che hanno riacceso il dibattito sul disagio giovanile e sulle forme attraverso cui le nuove generazioni esprimono dissenso e richieste di cambiamento.
Quattro giorni per dare voce ai ragazzi
Il programma si svilupperà attraverso momenti di discussione, approfondimento e partecipazione. Nelle prime due giornate gli studenti lavoreranno all’interno delle classi, confrontandosi sui temi proposti e trasformando le riflessioni in elaborati e proposte concrete. Venerdì 6 novembre sarà invece la giornata degli incontri con gli esperti. Sul tavolo temi che attraversano la quotidianità dei ragazzi e il loro rapporto con la società: fake news, diritti, inclusione, dipendenze, attivismo giovanile e benessere psicologico. Un’occasione per affrontare questioni complesse con il contributo di competenze esterne alla scuola.
Sabato il confronto con sindaci e istituzioni
Il momento conclusivo è previsto per sabato 7 novembre nell’aula magna dell’istituto. Saranno i portavoce degli studenti a presentare il lavoro svolto, le riflessioni emerse e le proposte elaborate durante i quattro giorni. Ad ascoltarli ci saranno sindaci, rappresentanti delle istituzioni e delle realtà locali. Non una semplice esercitazione scolastica, dunque, ma un tentativo di portare le richieste dei giovani fuori dalle aule e metterle direttamente a confronto con chi amministra il territorio. Il messaggio che accompagna l’iniziativa è netto: manifestare pacificamente è una forma legittima di partecipazione democratica, mentre aggressioni e devastazioni non possono essere considerate strumenti di protesta. La sfida, per la scuola e per il territorio, è proprio questa: offrire ai ragazzi spazi nei quali possano esprimere il proprio disagio, essere ascoltati e trasformare le proprie rivendicazioni in proposte. Perché il dissenso non deve necessariamente diventare scontro. Può anche diventare dialogo, partecipazione e cambiamento.














