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Buccinasco, falsa paternità per ottenere i congedi: ex agente della Polizia locale condannato, dovrà restituire oltre 60mila euro

Aveva dichiarato di essere il padre di una bambina con disabilità per usufruire di due anni di congedo retribuito e di un successivo periodo di aspettativa. L’indagine è partita dal comando cittadino, dopo alcuni dubbi sulla documentazione presentata

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Oltre 60mila euro da restituire al Comune e il licenziamento dal posto di lavoro. Si è conclusa con una condanna penale e un procedimento disciplinare la vicenda di un ex agente della Polizia locale di Buccinasco, accusato di aver dichiarato una falsa paternità per ottenere congedi e benefici lavorativi destinati all’assistenza di una minore con disabilità. L’uomo, assunto nel 2021 quando era poco più che ventenne, nel 2022 si era presentato all’Ufficio di Stato civile per riconoscere una bambina come propria figlia naturale. Secondo la ricostruzione emersa dalle indagini, aveva sostenuto di aver avuto la minore da una donna conosciuta nel Milanese, che in seguito si sarebbe trasferita con la bambina nel Paese d’origine dell’agente. La dichiarazione gli aveva consentito di usufruire di due anni di congedo retribuito per assistere la piccola, seguiti da un ulteriore anno di aspettativa senza stipendio. Gli accertamenti successivi hanno però stabilito che l’uomo non era il padre della bambina e che la sua nascita precedeva persino la relazione dichiarata con la madre.

I sospetti e l’indagine del comando

Le prime anomalie sono emerse dopo alcuni mesi di servizio, quando il dipendente ha iniziato a chiedere con insistenza il trasferimento fuori regione, per rientrare nel proprio Paese d’origine. Le richieste erano state respinte perché non sussistevano i presupposti previsti dalla normativa. I dubbi sulla situazione hanno portato il comandante della Polizia locale, Gianluca Sivieri, ad avviare un’attività investigativa sulla base della documentazione acquisita dal Servizio Risorse umane del Comune. Gli approfondimenti, coordinati inizialmente dalla Procura di Milano e successivamente da quella competente della città in cui era stato effettuato il riconoscimento, hanno fatto emergere la falsità della dichiarazione di paternità. Il Comune ha quindi avviato un procedimento disciplinare, concluso con il licenziamento dell’agente. Sul fronte penale, lo scorso luglio il Tribunale ha definito il procedimento con un patteggiamento a un anno e otto mesi di reclusione per falsa attestazione a pubblico ufficiale e truffa aggravata.

Il Comune chiede il risarcimento

L’ex dipendente dovrà ora risarcire l’ente per oltre 60mila euro. La somma rappresenta il danno economico contestato al Comune in relazione alla vicenda. Il caso si è sviluppato su due piani: quello penale, concluso con il patteggiamento, e quello amministrativo-disciplinare, che ha portato alla cessazione del rapporto di lavoro. Ora resta il risarcimento dovuto al Comune per le conseguenze economiche della vicenda.

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