HomePoliticaTrezzano, il centrodestra torna a litigare. Malacarne ago della bilancia?

Trezzano, il centrodestra torna a litigare. Malacarne ago della bilancia?

Dopo la tregua siglata a gennaio, gli equilibri della maggioranza che sostiene il sindaco Morandi potrebbero tornare in discussione. Le voci sulla possibile collocazione del consigliere indipendente riaccendono le tensioni attorno a Giuseppe Russomanno. Dall’opposizione, il capogruppo Pd Claudio Albini parla di un nervosismo sempre più evidente e invita chi guida la città a prenderne atto.

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Grossi nuvoloni si addensano in via IV Novembre, sede del Comune di Trezzano sul Naviglio

 

 

A Trezzano la tregua politica nella maggioranza di centrodestra che governa la città potrebbe avere i giorni contati. A due anni dall’insediamento dell’amministrazione guidata dal sindaco Giuseppe Morandi, gli equilibri tornano a essere oggetto di discussione. E al centro delle manovre c’è lui, Giuseppe Mario Malacarne, eletto nelle file di Forza Italia e da circa un anno consigliere indipendente. La domanda che circola negli ambienti politici cittadini è una sola: quale sarà la sua prossima collocazione? C’è chi lo dà vicino ai Moderati, chi invece ipotizza un suo avvicinamento al gruppo che fa riferimento a Giuseppe Russomanno. Per ora si tratta di voci, senza conferme ufficiali. Ma, in una maggioranza che ha faticato non poco a ritrovare un equilibrio, anche una semplice ipotesi può trasformarsi in un problema politico. Malacarne, infatti, non è un consigliere qualsiasi. La sua eventuale adesione a uno dei due gruppi potrebbe modificare i rapporti di forza all’interno della coalizione, rimettendo in discussione quell’accordo che, lo scorso gennaio, aveva permesso al centrodestra di superare una fase particolarmente delicata. Una tregua che aveva consentito di approvare il Bilancio di previsione e di archiviare, almeno formalmente, una crisi che sembrava sul punto di travolgere la maggioranza.

Il precedente di gennaio: la crisi e la pace armata

Per capire che cosa potrebbe accadere oggi bisogna tornare ai primi giorni dell’anno. Dopo le tensioni esplose nel Consiglio comunale del 30 dicembre, quando l’intera maggioranza, sindaco compreso, aveva abbandonato l’aula, la situazione sembrava ormai precipitata. Al centro dello scontro c’era soprattutto la vicenda di Giuseppe Russomanno, estromesso dal ruolo di capogruppo di Fratelli d’Italia, e la successiva nascita di un nuovo gruppo politico a lui riconducibile. Una frattura che aveva messo in discussione la tenuta della coalizione, alimentando dubbi sulla capacità dell’amministrazione di proseguire il proprio mandato. Poi, quasi all’improvviso, la ricomposizione. Il Consiglio comunale di gennaio aveva restituito l’immagine di una maggioranza nuovamente compatta, almeno sul piano formale. Il Bilancio era passato e la parola d’ordine era diventata «andare avanti».

Non tutti, però, avevano partecipato alla ritrovata unità. Malacarne aveva votato contro tutti i provvedimenti proposti dalla maggioranza, compreso il Bilancio, sostenendo invece quasi tutte le iniziative dell’opposizione. Un comportamento che aveva reso evidente come, dietro la facciata della pacificazione, le divisioni fossero tutt’altro che superate. Era stato raggiunto un accordo politico per proseguire l’esperienza amministrativa, con l’impegno di verificare dopo un anno il lavoro svolto e, se necessario, apportare correttivi. Anche la questione di Forza Italia che aveva perso qualsiasi rappresentanza inConsigli0, sembrava aver trovato una sistemazione, con il sostegno del partito a Luisella Pirani, subentrata in giunta ad Argirò. Malacarne, dal canto suo, aveva ribadito la propria indipendenza «da tutto e da tutti».

Il leone Russomanno e le sirene del partito

È in questo quadro che si inseriscono le indiscrezioni sulla possibile scelta di Malacarne. Se il consigliere dovesse avvicinarsi al gruppo di Russomanno, lo scenario politico potrebbe cambiare nuovamente. Non tanto per il semplice passaggio da un gruppo all’altro, quanto per il significato politico di una scelta che potrebbe rafforzare ulteriormente una componente della stessa maggioranza. Negli ambienti politici cittadini circola un aforisma che sembra adattarsi bene alla vicenda: «Se decidi di abbattere il leone, devi ucciderlo, altrimenti il leone diventa cattivo». Il leone, in questa lettura, sarebbe proprio Russomanno, che per mesi avrebbe resistito alle pressioni e alle sirene del partito, anche a livello nazionale, che lo avrebbero invitato a rientrare nei ranghi in cambio di alcune concessioni (la testa di Samantha Beccia?).

Almeno finora, il rientro non c’è stato. E l’eventuale avvicinamento di Malacarne al suo gruppo potrebbe aprire una nuova fase, nella quale gli equilibri faticosamente raggiunti a gennaio verrebbero nuovamente messi alla prova. Quali conseguenze potrebbe avere? È presto per dirlo. Di certo, un simile scenario renderebbe più complicato il lavoro di una maggioranza che già oggi, secondo l’opposizione, mostra segnali di crescente nervosismo. In via IV Novembre, sede del municipio, si tende per il momento a non dare troppo peso alla questione. O, almeno, a non alimentare pubblicamente il dibattito. Ma la politica cittadina si interroga e attende di capire se le voci troveranno conferma e, soprattutto, se da un’eventuale scelta di Malacarne possa nascere una nuova partita interna al centrodestra.

Albini: «Nervosismo sempre più evidente»

A osservare le difficoltà della maggioranza c’è naturalmente l’opposizione. Claudio Albini, capogruppo del Partito democratico, sostiene che i segnali di tensione siano ormai evidenti anche durante le sedute del Consiglio comunale, dove i contrasti emergerebbero sempre più spesso nel corso delle discussioni. Per Albini non si tratta soltanto di schermaglie tra singoli consiglieri, ma di un problema politico più ampio, che riguarda la capacità della coalizione di governare la città. Da qui la sua posizione: «Chi guida la giunta dovrebbe prenderne atto e dimettersi». Un giudizio netto, che riporta al centro la questione della tenuta dell’amministrazione Morandi. Il Pd, tuttavia, deve fare i conti anche con un’altra domanda: che cosa accadrebbe se la maggioranza dovesse davvero cedere e si arrivasse a nuove elezioni?

Su questo punto Albini non si sbilancia. È prematuro, spiega, ragionare adesso su una mia eventuale candidatura a sindaco e sulle alleanze. Alla domanda con quali forze potrebbe costruire una coalizione, il capogruppo dem preferisce non anticipare scenari. Anche perché i rapporti con alcune possibili interlocutori, tra cui Domenico Spendio e Sandra Volpe, non sarebbero particolarmente idilliaci. Albini, però, lascia uno spiraglio: «Ho sempre detto che le porte di una eventuale alleanza sono sempre aperte a chi condivide programmi chiari e condivisi». Una dichiarazione che non equivale all’avvio di una trattativa, ma che indica la disponibilità del Pd a valutare possibili convergenze qualora si aprisse una nuova fase politica.

Una tregua che resta fragile

Per il momento, dunque, la crisi non è aperta ufficialmente e nessuno può dire se le indiscrezioni sulla collocazione di Malacarne si tradurranno in una scelta concreta. Ma il precedente di gennaio insegna che le tensioni, anche quando sembrano rientrare, possono lasciare ferite profonde e riemergere al primo cambiamento degli equilibri. Il centrodestra ha ottenuto una tregua, non necessariamente una pace. E il consigliere indipendente potrebbe diventare, consapevolmente o meno, l’elemento capace di rimettere in movimento una situazione che molti, in maggioranza, preferirebbero considerare ormai archiviata. Fra qualche giorno, forse, se ne saprà di più. Fino ad allora, a Trezzano, la partita resta aperta. E il leone, almeno per ora, è ancora in campo e c’è chi si aspetta che a breve ruggisca.

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