
Sarà Peppino Impastato il nome scelto per il rinnovato parco di via Monte Rosa a Cesano Boscone. La proposta arriva dal sondaggio promosso dall’Amministrazione comunale, al quale hanno partecipato 1.263 residenti. Impastato ha ottenuto 531 voti, pari al primo posto nella consultazione. Al secondo posto si è classificata Lea Garofalo con 441 preferenze, seguita da Rita Atria con 153 e Rosario Livatino con 138.Il sondaggio si è svolto in due momenti. Durante la Festa patronale, il 19 e 20 settembre, sono state raccolte 377 preferenze allo stand del Comune; successivamente la consultazione è proseguita online, con 886 voti.
Un parco rinnovato
L’intitolazione arriva al termine di un progetto di riqualificazione del parco costato circa 100 mila euro. Tra gli interventi realizzati c’è una nuova area giochi inclusiva e protetta per i bambini da 0 a 3 anni. È stato inoltre ripristinato il percorso per biciclette dedicato ai più piccoli e realizzata una nuova zona destinata allo sport e all’aggregazione, con un tavolo da ping-pong e un campo da basket 3 contro 3 in resina colorata. Sono stati sistemati anche i camminamenti e installati cancelletti agli ingressi, con l’obiettivo di rendere più sicura l’area e proteggere soprattutto i bambini.Sono inoltre previste una fontanella per l’acqua e una telecamera di sorveglianza.
L’intitolazione deve ancora essere formalizzata
Il risultato del sondaggio non comporta ancora l’intitolazione ufficiale del parco. La proposta dovrà essere sottoposta alla Giunta comunale per l’approvazione della relativa delibera. L’atto sarà poi trasmesso alla Prefettura, alla quale spetta il rilascio delle autorizzazioni previste dalla legge. Solo dopo questi passaggi potrà essere organizzata la cerimonia ufficiale.
Chi era Peppino Impastato
Nato nel 1948 e ucciso nel 1978, Peppino Impastato è stato giornalista, attivista e conduttore radiofonico. Dalle frequenze di Radio Aut denunciò le attività della mafia siciliana e in particolare il boss Gaetano Badalamenti. Impastato fu assassinato il 9 maggio 1978. La sua vicenda è diventata negli anni un simbolo della lotta alla mafia e della libertà di espressione.














