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Rozzano, da ingegnere a sacerdote. La scelta di Simone Girelli: “Ecco perché ho deciso di servire Dio”

Ha 35 anni, è nato e cresciuto a Rozzano e aveva realizzato il sogno di diventare ingegnere chimico. Poi un’inquietudine sempre più forte lo ha spinto a interrogarsi sul senso della sua vita. Il 3 ottobre, in Duomo, l’ordinazione a diacono. A giugno diventerà sacerdote.

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Nella foto, la festa celebrata in piazza Duomo a Milano dopo la consacrazione di 17 diaconi, tra cui Simone Girelli

«Ho sempre sognato di diventare ingegnere e avevo trovato un posto di lavoro che mi dava tante soddisfazioni. Ma sentivo un senso di inquietudine e ho ascoltato le mie domande». È da queste parole che comincia la storia di Simone Girelli, 35 anni, nato e cresciuto a Rozzano, che ha scelto di cambiare radicalmente strada: dall’ingegneria al seminario, fino all’ordinazione diaconale celebrata il 3 ottobre nel Duomo di Milano. Un percorso che, il prossimo giugno, lo porterà all’ordinazione sacerdotale. A raccontare la sua storia è Simone Ballatore, in un’intervista pubblicata da Il Giorno, nella quale Girelli ripercorre le tappe di una scelta maturata lentamente, tra studio, lavoro, impegno in parrocchia e domande sempre più profonde sul proprio futuro.

Dall’oratorio al Politecnico

Il primo incontro con la dimensione religiosa arriva quando è ancora bambino. In quarta elementare un compagno di classe lo invita a frequentare l’oratorio e a entrare nel gruppo dei chierichetti. Con l’adolescenza, racconta Girelli a Ballatore, il gruppo degli amici si disperde e l’oratorio perde attrattiva tra i ragazzi. Lui, però, continua a frequentare la parrocchia e a partecipare alla messa domenicale. Poi arrivano gli studi. Dopo elementari e medie a Rozzano, si iscrive all’istituto Torricelli di Milano per diventare perito chimico. È lì che, grazie al professore di impiantistica Attuario, scopre la passione per la progettazione. La scelta successiva è il Politecnico di Milano, dove studia Ingegneria chimica. Nel frattempo continua a dedicarsi alla parrocchia come educatore e assume le prime responsabilità negli organismi parrocchiali. La strada sembra tracciata.

La laurea e quella domanda difficile

Il punto di svolta arriva nel dicembre del 2015, dopo la laurea magistrale. Girelli ha raggiunto quello che aveva sempre desiderato: una formazione da ingegnere e la prospettiva di un lavoro nel settore. Eppure qualcosa non torna. «Ero al traguardo, ero felice», racconta nell’intervista a Il Giorno. Ma davanti a quel risultato sente nascere una domanda: «In quel pezzo di carta era davvero racchiusa la mia vita?» È l’inquietudine a diventare il filo conduttore della sua ricerca. Nel 2016 arriva un’esperienza destinata a lasciare il segno: una visita a un convento di suore di clausura in Valle d’Aosta insieme a don Alberto Rivolta. Girelli si aspettava un ambiente isolato e forse triste. Trova invece serenità e gioia. Una religiosa, suor Margherita, gli cita sant’Agostino: «Inquieto è il nostro cuore, finché in te non riposi». Quelle parole lo colpiscono. Comincia così un cammino vocazionale con il Gruppo Samuele, che gli permette di confrontarsi con altri giovani alle prese con le stesse domande.

Il lavoro che aveva sempre desiderato

La scelta del sacerdozio, però, non arriva immediatamente. Girelli nel frattempo lavora. Prima in una piccola società di ingegneria, poi per tre anni nell’ufficio tecnico di un’industria farmaceutica. È proprio questo uno dei passaggi più difficili del suo percorso: lasciare un lavoro che aveva desiderato a lungo. Prima di entrare definitivamente in seminario, decide infatti di avvicinarsi al percorso vocazionale da esterno, per capire se quella fosse davvero la sua strada. Anche allora arrivano nuovi dubbi. Quando sta per entrare in seminario, una cugina diventa mamma e Girelli si pone un’altra domanda decisiva: è davvero pronto a rinunciare a una propria famiglia? La risposta arriva il 13 settembre 2020, cinque anni dopo l’inizio del cammino. Entra in seminario, nel pieno della pandemia. «Ho trovato pace a quell’inquietudine», racconta.

Gli ex colleghi in Duomo

Una scelta radicale, ma che non ha cancellato i legami con il mondo del lavoro. Girelli racconta a Il Giorno che forse non tutti i colleghi hanno compreso immediatamente fino in fondo la sua decisione, ma di averli sentiti molto vicini. E sabato 3 ottobre erano proprio loro, insieme alle persone che hanno accompagnato il suo percorso, in Duomo per assistere alla sua ordinazione diaconale e a festeggiarlo all’uscita della cattedrale. Un legame che continua: Girelli racconta di andare ancora a trovare gli ex colleghi per sapere come procedono i progetti.

«Come la copertina di un grande libro»

Ora davanti a lui c’è il sacerdozio. Parlando della sua ordinazione, utilizza un’immagine particolarmente significativa: «Per me è come la copertina di un grande libro, il dorso sul quale vengono ricucite tutte le pagine e gli step della mia vita». Dentro quel libro ci sono il bambino dell’oratorio di Rozzano, il chierichetto, lo studente del Torricelli, l’ingegnere chimico, il lavoratore, l’educatore, il giovane che si è posto domande e infine il seminarista. Una storia che Girelli non presenta come una fuga dalla vita precedente, ma come un percorso nel quale ogni esperienza sembra aver trovato il proprio posto.

«Ai giovani dico: ascoltate le vostre domande»

L’intervista di Simone Ballatore si chiude con una riflessione sulla difficoltà, oggi, di compiere scelte definitive. Girelli vede tra i giovani una fatica a decidere, ma non pensa che sia dovuta all’assenza di domande. Anzi. Il suo consiglio è proprio quello di ascoltare le domande e mettersi in ricerca. È ciò che lui stesso ha fatto. Un percorso cominciato a Rozzano, passato attraverso il Politecnico e il mondo dell’ingegneria, arrivato al seminario durante la pandemia e culminato il 3 ottobre con l’ordinazione diaconale nel cuore di Milano. A giugno, il prossimo capitolo: Simone Girelli diventerà sacerdote.

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