
Una rete internazionale costruita sul web, protetta da criptovalute, sistemi di cifratura e canali Telegram riservati. Per mesi gli investigatori hanno osservato dall’interno una community nella quale veniva scambiato materiale pedopornografico, fino a conquistare la fiducia degli amministratori e a ottenere un accesso privilegiato alla struttura del gruppo. È il risultato dell’operazione “Fly Trap”, condotta dal Centro nazionale per il contrasto alla pedopornografia online della Polizia Postale e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia. L’indagine ha portato complessivamente a 17 arresti, oltre a 23 perquisizioni locali, personali e informatiche eseguite in diverse regioni italiane. Tra le persone finite in manette ci sono anche soggetti residenti nella provincia di Milano. Proprio il territorio milanese è quindi coinvolto nell’inchiesta che ha consentito di ricostruire una parte della rete e di sottrarre alla disponibilità degli indagati una quantità enorme di materiale illecito.
La segnalazione
L’inchiesta è partita nel 2024 dopo una segnalazione trasmessa agli investigatori italiani dalla Homeland Security Investigations, l’agenzia federale statunitense impegnata nelle indagini sui crimini transnazionali. Al centro delle verifiche è comparsa una community privata denominata “New Saga”, attiva su Telegram e arrivata a contare più di mille partecipanti. Secondo la ricostruzione degli investigatori, l’accesso e la permanenza nel gruppo erano regolati da precise condizioni: gli utenti dovevano versare somme in criptovaluta oppure contribuire con nuovo materiale pedopornografico. L’organizzazione, secondo quanto emerso dall’inchiesta, non si limitava quindi alla semplice condivisione di file. Gli amministratori avrebbero predisposto una vera struttura digitale, con canali riservati, sistemi di archiviazione, server virtuali, strumenti di cifratura e bot automatizzati per gestire gli utenti e mantenere attiva la community anche dopo la chiusura dei gruppi.
L’agente infiltrato nella rete
Uno degli aspetti più delicati dell’indagine è stata l’attività sotto copertura. Gli investigatori del Centro nazionale per il contrasto alla pedopornografia online hanno lavorato per mesi per conquistare la fiducia degli amministratori. L’attività, proseguita tra il 2024 e il 2025, ha consentito a un agente di entrare progressivamente nella struttura della community fino a ottenere un ruolo da co-amministratore. Un passaggio decisivo per comprendere il funzionamento della rete dall’interno e per raccogliere gli elementi necessari a identificare i responsabili. Gli amministratori, secondo gli investigatori, avevano creato anche canali privati per comunicare lontano dai gruppi principali. Tra questi c’era una chat denominata “La Sala dei Re”, utilizzata per gli scambi organizzativi e per cercare di mantenere protetta la struttura della rete.
Oltre 282 gigabyte di materiale sequestrato
I numeri restituiscono la dimensione dell’attività investigata. Nel corso dell’operazione sotto copertura sono stati acquisiti circa 282,9 gigabyte di materiale illecito, costituito da oltre 22mila video e 34mila immagini. Il materiale è stato acquisito dagli investigatori nell’ambito dell’attività investigativa e sottratto alla rete di diffusione. Durante le 23 perquisizioni sono stati inoltre sequestrati circa 200 dispositivi informatici, tra smartphone, computer, tablet e hard disk. Molti dei dispositivi erano protetti da sistemi di cifratura che hanno reso necessario un lavoro tecnico particolarmente complesso per l’analisi dei dati.
Arresti e perquisizioni anche nel Milanese
L’operazione ha coinvolto diverse regioni italiane. Oltre all’hinterland di Milano, gli arresti in flagranza hanno riguardato persone residenti nelle province di Torino, Padova, Fermo, Cagliari, Palermo e Treviso. Il bilancio comprende sei misure cautelari, un fermo di indiziato di delitto e dieci arresti in flagranza per la detenzione di ingenti quantitativi di materiale pedopornografico. Tra le persone raggiunte dalle misure cautelari figurano, secondo la ricostruzione della Polizia, amministratori e partecipanti alla rete. Nella notte tra il 15 e il 16 settembre, inoltre, gli investigatori della Polizia Postale hanno eseguito un fermo nei confronti di un 26enne incensurato individuato in provincia di Cremona, ritenuto dagli inquirenti uno degli amministratori dell gruppo.
Una rete che andava oltre i confini italiani
L’inchiesta non si ferma all’Italia. La community aveva infatti una componente internazionale e gli investigatori hanno segnalato alle autorità straniere numerose utenze riconducibili a utenti residenti all’estero. La collaborazione con Europol, Interpol e le autorità statunitensi è ora finalizzata a identificare gli altri componenti della rete e, soprattutto, a consentire agli investigatori dei diversi Paesi di individuare le eventuali vittime e attivare le procedure necessarie per la loro tutela. Il gruppo “New Saga” non risulta più attivo. Ma l’indagine prosegue per ricostruire l’intera rete e verificare tutti i collegamenti emersi dall’analisi dei dispositivi sequestrati e delle comunicazioni.
L’operazione “Fly Trap” mostra così come dietro una community apparentemente nascosta dietro nickname possa esistere una struttura organizzata, con ruoli, regole, sistemi di pagamento e strumenti tecnologici pensati per rendere più difficile l’intervento delle forze dell’ordine. A rompere quella barriera è stata, questa volta, un’infiltrazione durata mesi. Dall’interno della rete gli investigatori hanno raccolto gli elementi che hanno permesso di arrivare agli arresti e ai sequestri. Ora il lavoro continua sul fronte internazionale, con l’obiettivo di ricostruire ogni segmento della rete e individuare le persone che ne facevano parte.













