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Trezzano dà l’ultimo saluto a Giuseppe e “Vinzi”, padre e figlia morti a poche ore di distanza l’una dall’altro

I funerali saranno celebrati nella chiesa dedicata a Gianna Beretta Molla, al quartiere Marchesina

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Nella foto, Vincenza e Giuseppe Branca, figlia e padre morti a poche ore di distanza l’una dall’altro

Ci sono dolori che non si lasciano raccontare facilmente. Dolori davanti ai quali anche le parole sembrano diventare piccole, incapaci di spiegare cosa possa accadere dentro una persona quando perde un affetto e si ritrova improvvisamente davanti a un vuoto che sembra impossibile da colmare. Domani Trezzano accompagnerà per l’ultima volta Giuseppe e Vincenza, conosciuta da tutti come Vinzi, padre e figlia morti alla fine dello scorso luglio a poche ore di distanza l’uno dall’altra. I funerali saranno celebrati nella chiesa dedicata a Gianna Beretta Molla, al quartiere Marchesina, al termine di un’attesa lunga più di un mese, resa necessaria dagli accertamenti disposti dalla magistratura.

Giuseppe aveva 88 anni ed era stato dipendente del Comune di Trezzano. Era malato da tempo. Vinzi, 58 anni, non aveva invece particolari patologie conosciute. La figlia era un’educatrice molto apprezzata tra le famiglie. La tragedia si era consumata nella loro abitazione, dove i sanitari erano arrivati per soccorrere l’anziano. Quando sono entrati in casa, però, si sono trovati davanti a una situazione drammatica: anche la figlia era in fin di vita. La donna è stata soccorsa e trasportata d’urgenza in ospedale, ma è deceduta poche ore dopo il padre. Due morti ravvicinate, improvvise nella loro contemporaneità, hanno lasciato una famiglia e una comunità davanti a una tragedia difficilissima da comprendere. Anche molti dubbi.

Un mese di attesa

A rendere ancora più lungo e doloroso il distacco è stato il tempo trascorso prima di poter celebrare i funerali. Il magistrato di turno aveva disposto l’autopsia sui due corpi, nell’ambito degli accertamenti necessari a chiarire le cause delle morti. Non capita tutti i giorni che un padre e una figlia muoiano a poche ore di distanza. Soltanto dopo il via libera dell’autorità giudiziaria è stato possibile  avviare le procedure per la loro sepoltura. Così, a più di un mese da quella drammatica giornata di fine luglio, Giuseppe e Vinzi sono tornati insieme nella loro comunità, questa volta per l’ultimo saluto.

Quando il dolore diventa un peso insostenibile

La cronaca, davanti a vicende come questa, rischia di fermarsi alla successione degli eventi: una persona muore, poco dopo ne muore un’altra, arrivano i soccorsi, l’ospedale, l’autopsia, i funerali. Ma dentro questa sequenza c’è qualcosa che non può essere misurato dai referti e dai verbali: il dolore di chi rimane. Perdere una persona cara significa affrontare un’assenza. Probabilmente Vinzi ha visto scomparire una parte fondamentale della sua vita. E non ha retto.

Il lutto non è soltanto tristezza. Può essere smarrimento, rabbia, incredulità, senso di colpa, solitudine. In alcuni casi può arrivare a essere così pesante da annebbiare la capacità di guardare oltre il dolore del presente. E può accadere che chi sopravvive non riesca più, almeno per un periodo, a immaginare una vita che abbia ancora un significato. È un confine fragile, quello tra il desiderio di non soffrire più e il desiderio di non vivere più. Ed è proprio per questo che, quando il dolore diventa insostenibile, non dovrebbe mai essere affrontato in solitudine.

La storia di Giuseppe e Vinzi lascia Trezzano con una domanda che va oltre le circostanze della loro morte: quanto può pesare sull’animo umano la perdita di chi rappresentava una parte essenziale della propria esistenza? Una risposta non c’è. Esistono soltanto il tempo, la vicinanza delle persone e, quando necessario, l’aiuto di chi può accompagnare chi soffre fuori dal buio. Domani, nella chiesa dedicata a Gianna Beretta Molla, il paese si fermerà per salutare Giuseppe e Vinzi. Padre e figlia se ne sono andati insieme, a poche ore di distanza. A chi resta rimane il compito più difficile: imparare a convivere con un’assenza che, almeno all’inizio, può sembrare impossibile da accettare.

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