
Da una parte si fa appello all’emergenza, dall’altra si sospetta un “trucchetto” adottato da chi non è in grado di garantire il numero legale dei presenti per approvare una qualsiasi decisione. Si combatte a colpi di lettere e carte bollate l’ultimo scontro tra maggioranza e opposizione in quel di Corsico. Oggetto del contendere, il Consiglio comunale convocato per questa sera in modalità telematica. Ed è proprio la modalità a provocare la protesta dei consiglieri di minoranza che – hanno annunciato – diserteranno la seduta.
Il Consiglio è stato convocato per approvare la convenzione tra il comune di Corsico e quello di Rozzano sulla “spartizione” se così si può dire, delle prestazioni (30% per la prima città, 70% per la seconda) della segretaria comunale rozzanese. La protagonista dice di trovarsi bene, ma a Rozzano sono in molti a non condividere la scelta. “Con le sfide straordinarie in arrivo nella nostra città – ha sottolineato più volte Leo Missi, sfidante del Pd nella corsa alla poltrona di primo cittadino del sindaco Mattia Ferretti – avremmo preferito una figura presente al 100% a Rozzano”.
Al di là delle riflessioni su un impegno al 30% garantito a Corsico, che non è seconda a nessuna altra città in tema di operatività dell’ente locale, la questione è un’altra. Riguarda la gestione del potere. Occhio alle date. In chiusura del Consiglio comunale del 25 luglio, il presidente Giandomenico Casarini aveva annunciato il sciogliete le righe: “Non ci saranno altre sedute fino a settembre, buone vacanze a tutti”. Attività politica quindi ridotta all’osso in attesa della ripresa. Il problema è che qualcuno si è accorto di una scadenza: quella appunto dell’approvazione della convenzione con Rozzano. Se non approvata entro i termini, Corsico rimarrebbe con il cerino acceso in mano e senza segretario comunale.
Casarini, allora, il 13 giugno convoca una nuova seduta del Consiglio comunale con un unico punto all’ordine del giorno: la convenzione con Rozzano. Solo che la convoca in modalità telematica, “d’obbligo” scrive, perché la solita sala in comune “è inagibile per i lavori di riqualificazione. La scelta fa “arrabbiare” la minoranza che, richiamandosi al regolamento comunale, prima con la consigliera Pogliaghi, poi con il capogruppo di Fdi Saccinto, fa presente che ci si potrebbe incontrare in un altro degli edifici di proprietà comunale: sala La Pianta, teatro Verdi e giù di lì. Anche perché – scrivono i due – l’inagibilità o l’indisponibilità della Sala Consiliare non ha mai rappresentato un ostacolo insormontabile.
Da via Roma non arriva alcuna risposta. Il 15 luglio, solo una conferma: la seduta sarà con modalità telematica. Il 16 viene pubblicata la convocazione ufficiale. Arriva così la presa di posizione dell’intera minoranza che sforna un documento che minaccia di inviare al Prefetto nel quale sottolinea: “Non siamo così sicuri che la convocazione della seduta da remoto non sia dettata dall’esigenza di raggiungere il numero sufficiente di consiglieri di maggioranza, alcuni dei quali potrebbero essere già in vacanza. Ritenendo che il termine del 31 luglio 2025 di scadenza del periodo di reggenza della Segretaria comunale fosse noto da tempo, ci chiediamo i motivi per cui si sia arrivati a rendere l’approvazione della convenzione di Segreteria una questione urgente e improrogabile”.
“Noi – conclude il documento – non vogliamo avallare questa scelta, priva di reale fondamento, di convocare le sedute di Consiglio Comunale in collegamento da remoto: legittimandola si crea un “precedente” che autorizzerebbe la convocazione delle sedute di Consiglio Comunale da remoto ogni qualvolta la maggioranza si trovasse in difficoltà con le presenze. Per i motivi sopra esposti, che nemmeno sono stati presi in considerazione quando illustrati, comunichiamo che non saremo presenti al Consiglio Comunale del 23 luglio 2025”.














