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Truffa sul reddito di cittadinanza: 100 euro a pratica per la dipendente dell’ufficio postale di Cesano arrestata ieri

In cambio dei soldi, la donna avrebbe «chiuso un occhio» davanti ai documenti contraffatti presentati da 2 rumeni, marito e moglie, al momento della presentazione delle domande

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Stanno emergendo maggiori particolari sulla truffa al reddito di cittadinanza che ha portato agli arresti domiciliari una dipendente di un ufficio postale di Cesano Boscone. La donna veniva ricompensata con 100 euro per ogni pratica contraffatta. Le venivano anche regalati capi d’abbigliamento.

Questo è quello che risulta dalle indagini della Procura che ieri mattina ha inviato uomini della polizia giudiziaria a perquisire le abitazioni delle persone coinvolte nella truffa, oltre all’ufficio postale di Cesano. Si tratta di una copia di rumeni, della dipendente dell’ufficio postale e di un suo collega che “ogni tanto le dava una mano”, denunciato a piede libero. I due romeni sono nel carcere di Monza, la dipendente delle Poste è ai domiciliari.

La “banda” se così si può definire, si avvaleva di documentazione falsa con timbri e firme artefatte. False erano anche le attestazioni di soggiorno permanente che riguardavano stranieri, tenuti in condizione di schiavitù, reclutati per lavorare in un’azienda della Brianza. Il tutto per un bottino che, per il momento, ammonta a 19 mila euro incassati in sette mesi, tra luglio 2020 e il gennaio scorso.

Ieri, alle prime luci dell’alba, a Monza e Cesano Boscone, è scattato il blitz dei carabinieri per l’esecuzione di un provvedimento di custodia cautelare emesso dal gip del Tribunale di Milano nei confronti dei tre complici indagati a vario titolo per “corruzione, falso, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche e indebita percezione del reddito di cittadinanza.

Nella sua ordinanza, il gip Tommaso Perna, titolare dell’inchiesta, ha scritto che per ogni carta di reddito attivata, l’impiegata dell’ufficio postale di Cesano sarebbe stata ricompensata con 100 euro. Il premio per aver, assieme a un collega indagato, «chiuso un occhio» davanti ai documenti contraffatti presentati dai due rumeni, marito e moglie, 27 e 26 anni, e avrebbe dichiarato il falso alla « consegna delle carte per la percezione del reddito di cittadinanza di aver compitamente identificato gli effettivi richiedenti».

«La funzionaria avrebbe accettato di violare i propri doveri d’ufficio in cambio di denaro e anche una maglietta, un profumo per il figlio, generi alimentari e altre regalie» è riportato nell’ordinanza d’arresto. Secondo il giudice è «necessario approfondire ulteriormente» la posizione del collega della donna, la quale ha «contributo» con gli altri due arrestati, «a creare un quadro altamente falsificato di ricorrenza delle condizioni per il rilascio della misura assistenziale» da parte dell’Inps.

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