mercoledì - 8 Dicembre 2021
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Zone arancioni o rosse: il Covid 19 fa alzare il livello dello stress degli italiani

Secondo gli esperti del Consiglio nazionale degli psicologi siamo a un livello elevato di stress, un dato allarmante che sta diventando strutturale

stress-covid-19Il livello di stress psicologico degli italiani torna ai livelli preoccupanti già vissuti nelle fasi più intense dell’emergenza coronavirus. Secondo quanto emerge dall’ultimo “Stressometro”, realizzato ogni settimana dall’Istituto Piepoli per conto del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi, infatti, il 62% degli intervistati denuncia un elevato livello di stress, il dato più alto dall’inizio del nuovo anno, ancor più significativo considerando che ben il 39% dichiara un livello “massimo”.


Le cifre sono chiare: l’emergenza coronavirus è la principale fonte di stress degli italiani, con qualche piccola variazione di percentuale tra uomo (52%), donna (51% ), giovani tra 18 e 34 anni (46%), adulti tra 35 e 54 anni (52%) e gli over 54 anni (55%). Sfonda quota 60 in età superiori.

Lo scorso 21 settembre, i dati rilevati raccontavano una storia diversa. Lo stress da coronavirus era segnalato solo dal 30% deli intervistati. Il 320 settembre il picco più basso a quota 25%. Poi è stato un crescendo che ha raggiunto picchi del 58% lo scorso 8 febbraio quando è stato chiaro che stavamo per essere investuti dalla terza ondata del contagio.

A preoccupare maggiormente gli italiani sono i fattori sanitari, economici e lavorativi legati alla pandemia: il sopraggiungere nel nostro Paese delle varianti del Covid-19 ha spaventato non poco l’opinione pubblica, non solo dal punto di vista della salute ma anche da quello della vita quotidiana, con la paura di nuove restrizioni cresciuta con il trascorrere delle settimana in settimana.

“La situazione di grave stress psicologico permane – afferma David Lazzari, presidente del Consiglio nazionale degli psicologi – ed è sempre più allarmante perché sta diventando strutturale. Ci vorrebbe una specifica attenzione sul tema, garantendo ai cittadini il necessario supporto. Ma come noto nel SSN gli psicologi sono pochissimi col risultato che a curarsi è soltanto chi può permetterselo. Viene così negato il diritto alla salute. Preoccupa anche il comportamento del Ministero della Salute che sembra disinteressarsi al problema”.

 

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