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Lunedì, 04 Dicembre 2017 15:09
La vittoria

Comune risarcito per i danni provocati dagli imputati dell’inchiesta del 2013 In evidenza

Chiuso il procedimento con il quale l’amministrazione trezzanese aveva chiesto il pagamento, in via tra loro solidale, a tutti i 17 imputati nelle inchieste che avevano portato all’azzeramento della giunta Tomasino

Nella foto da sinistra verso destra, l'avvocato Angelillo, il sindaco Bottero, e l'avvocato Roselli Nella foto da sinistra verso destra, l'avvocato Angelillo, il sindaco Bottero, e l'avvocato Roselli

L’obiettivo è stato raggiunto, gli imputati nei procedimenti aperti nel 2013 per corruzione e concussione, hanno patteggiato un risarcimento per i danni di immagine provocati a Trezzano. Nelle casse comunali sono arrivati o arriveranno 168mila euro (174 compreso le spese). Lo ha annunciato lo stesso sindaco Fabio Bottero durante una conferenza stampa tenutasi questa mattina in municipio. La causa civile si è conclusa il 30 ottobre scorso con l’abbandono da parte del Comune del giudizio, in cambio del versamento immediato del risarcimento.

L'ultimo tassello

“Chi sbaglia paga” è lo slogan utilizzato da Bottero per sottolineare il lavoro svolto dalla sua amministrazione in questa vicenda. Cui manca l’ultimo tassello, la sentenza della Corte dei conti che sta valutando i danni provocati dai funzionari pubblici, cioè i dipendenti comunali infedeli coinvolti nell’opera di concussione di alcuni imprenditori locali. L’inchiesta, nel 2013, aveva portato all’azzeramento della giunta Tomasino. Per chi non lo ricorda in quell’occasione finirono in manette amministratori locali, imprenditori, dipendenti comunali. L’accusa: corruzione e concussione L'indagine, il 14 maggio 2013, era sfociata in undici arresti. In manette erano finiti quelli che allora erano considerati “pezzi grossi” della politica e dell’imprenditoria trezzanese.

La «cupola» trezzanese

Secondo i pubblici ministeri Paolo Storari e Laura Pedio, chiedevano mazzette in cambio di varianti al piano regolatore,  una specie di «cupola» composta da politici e tecnici comunali, che avevano ottenuto il versamento di 430mila per far approvare all'apertura di un grosso centro commerciale. L’indagine, grazie al massiccio impiego di microspie aveva documentato i passaggi di denaro in valige o in buste, incontri in ristoranti della zona per concordare le percentuali da pagare a politici e dipendenti comunali.  

Assessori & co.

Tra di loro come detto si trovavano: Oreste Sciumbata di 54 anni, Assessore ai Servizi Sociali del comune di Trezzano; Giacomo Velardita di 54 anni, Comandante della Polizia Municipale; Giorgio Rossetto di 65 anni, Assessore ai Lavori Pubblici; Antonio Di Stasio di 66 anni, imprenditore; Massimo D’Anzuoni, di 49 anni consulente; Anna Galli di 43 anni, commercialista con ufficio a Bergamo; Alessandro Beccaro Migliorati, di 66 anni, commercialista a Milano; Marco Citelli di 59 anni, geometra dell’Ufficio Tecnico del comune di Trezzano,  Giuseppe Prevosti, numero uno della catena di distribuzione Brummel

Pesanti condanne

Il processo penale si era concluso con una serie di pesanti condanne. L’amministrazione comunale trezzanese, proseguendo il lavoro svolto dal Commissario prefettizio che si era costituita parte civile in tutti i procedimenti, e aveva dato mandato ai propri legali per tutelare il Comune in relazione a tutte le inchieste avviate nel 2013, inchieste che avevano poi portato alla revoca del Pgt approvato nel marzo del 2013.

Procedimento civile

Era stato quindi avviato un procedimento presso il Tribunale di Milano con la richiesta di risarcimento nei confronti di tutti gli imputati nelle inchieste, 17 soggetti (persone fisiche e giuridiche), in via tra loro solidale, per i danni, economici e d’immagine, patiti dal Comune di Trezzano sul Naviglio. Si tratta di costi sopportati dall’ente locale per la definizione del Pgt approvato nel marzo 2013 e poi revocato, oltre al danno d’immagine. I primi a pagare le conseguenze di quelle inchieste erano stati due dipendenti comunali che sono stati licenziati nell’ottobre 2014, assieme a un terzo dipendente coinvolto nelle indagini del 2010, quando a cadere sotto i colpi inferti dalla magistratura era stata una giunta di sinistra.

Importante precedente

Questa mattina Bottero, assieme agli avvocati Roberta Roselli e Giustina Angelillo, ha annunciato la conclusione del processo e l’ammontare del risarcimento: 168mila euro per l’appunto, che i 17 imputati verseranno in via solidale nelle casse del comune. “Questo atto – ha sottolineato Bottero – costituisce un importante precedente a livello nazionale nel contrasto alla corruzione nonché un punto fondamentale per Trezzano, un punto da cui ripartire: rifiutiamo qualsiasi fenomeno e tentativo di corruzione, andiamo avanti con correttezza e onestà e ci auguriamo che quanto ottenuto dal Comune possa essere un valido deterrente e che questi fenomeni non accadano più”.

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