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Domenica, 05 Novembre 2017 17:19
L'intervista

Marco Osnato: “Dopo sette anni, finalmente l’incubo è finito” In evidenza

Parla l’ex assessore al Bilancio del Comune di Trezzano, assolto nei giorni scorsi dall’accusa di aver manipolato appalti dell’Istituto case popolari

Nella foto, Marco Osnato, sino al 2004 assessore al Bilancio del Comune di Trezzano Nella foto, Marco Osnato, sino al 2004 assessore al Bilancio del Comune di Trezzano

Di origini bellunesi, è laureato in legge. È anche sposato con una “figlia di…” e ha due figli (i lettori scusino il gioco di parole). Marco Osnato ex assessore al Bilancio e alla Sicurezza Urbana del comune di Trezzano, per sette anni ha vissuto con la spada di Damocle di una denuncia che ne ha tarpato le ali nel momento in cui stava per prendere il volo verso lidi politici di alto livello.

L'inchiesta

In un esposto depositato alla Procura della Repubblica di Milano nel marzo del 2010, infatti, era stato denunciato da tal Frediano Manzi di “abuso d'ufficio” per aver manipolato una gara di appalto per la manutenzione del verde e per la pulizia e lo smaltimento dei rifiuti negli stabili Aler. Dopo sette anni, per l’appunto, la Corte di Appello del Tribunale di Milano lo ha prosciolto da ogni accusa. pocketnews.it lo ha intervistato perché raccontasse la sua esperienza sotto il profilo umano, politico e professionale.

Dal 2001 al 2004, è stato assessore al Comune di Trezzano. Che cosa è rimasto di quell’esperienza?
“È stato un momento formativo importante. Trezzano è un comune impegnativo: aveva un bilancio che non è più stato così florido. Oltre l’aspetto amministrativo, quell’esperienza è servita ad allacciare una serie di rapporti umani che continuano ancora oggi. Tutto il Corsichese è una parte geografica che ha e ha avuto una parte importante nella mia vita”.

Ha sposato la figlia di Romano La Russa, nipote di Ignazio La Russa, ed è sempre stato indicato come il suo delfino sin da quando era ministro della difesa. Era davvero l’uomo di famiglia che, dopo aver fatto esperienza in ambito locale, doveva gestire i rapporti con la politica e l’imprenditoria milanese?
“Ho un buon rapporto con Ignazio e se qualcuno potesse indicare gli affari da me conclusi in suo nome e per suo conto, gli offrirei una cena”.

Però ha ricoperto decine di cariche pubbliche ad appena quarant'anni: membro del Comitato Scientifico per la Sicurezza Urbana e la Polizia Locale, componente del Cts “Sviluppo della competitività”, Presidente della Commissione Mobilità, Traffico e Ambiente, dentro la Commissione Traffico dell’Aci di Milano e tante altre. Erano tutte meritate o Ignazio ci ha messo lo zampino?
“Tranne l’assessorato offertomi dall’allora sindaco di Trezzano, Pirani, tutte le altre cariche che ho ricoperto erano cariche elettive”

È stato denunciato da tal Frediano Manzi per abuso d'ufficio perché, secondo lui, lei aveva frazionato alcune gare d’appalto per la manutenzione del verde dell’istituto case popolari, e per la pulizia e lo smaltimento dello stesso istituto. Secondo la testimonianza di Manzi, l’appalto sarebbe stato ripartito tra alcuni suoi amici. È riuscito a scoprire perché lo ha fatto?
“Ho conosciuto Manzi quando era presidente dell’associazione S.o.s. Racket e usura. Era il titolare di 7 o 8 chioschi per la vendita di fiori, dislocati in varie zone di Milano. Tramite conoscenti aveva chiesto una sede per la sua associazione e quando gli avevamo proposto dei locali a Quarto Oggiaro aveva rifiutato sdegnato. Aveva poi raccolto le confidenze dell’ingegnere Salvatore Conti, titolare della Milano Tecnology, società di pulizie con sede a Reggio Calabria, che era stata esclusa dalla procedura per l’assegnazione di appalti Aler”.

Da questuante si è quindi trasformato in accusatore?
“Dopo il rifiuto della sede a Quarto Oggiaro era sparito. Era ricomparso con la denuncia fatta al procuratore Sangermano, che lo aveva supportato nell’attività dell’associazione antiracket. Avevo saputo che si avvicinato molto ad alcuni ambienti della sinistra milanese. La sua denuncia è arrivata a venti giorni dalle elezioni del 2011 in cui ero candidato al consiglio comunale di Milano nelle fila di Fratelli d’Italia”.

La denuncia come mezzo di lotta politica o cosa?
“Non lo so. So solo che l’intera sinistra ha cavalcato quella denuncia, compreso Sala, Mirabelli, Cavalli. Tutti hanno approfittato della situazione per dimostrare la gestione poco trasparente dell’Aler. Io Conti nemmeno lo conoscevo. L’ho visto qualche tempo fa in un servizio delle Iene che riguardava il mancato pagamento dei contributi di una sua azienda. Manzi invece, ha addirittura denunciato per usura il fratello gemello, ha tentato il suicidio quattro volte,  si è dato fuoco davanti alla sede della Rai di corso Sempione. A suo carico c’è anche una condanna per aver commissionato un attentato a un suo negozio. La credibilità dei personaggi quindi non era e non è a prova di bomba”.

L’inchiesta che ne è seguita come ha influito sui rapporti professionali e umani con l’ambiente che la circondava?
“Nel 2011 ho rinunciato al mio incarico all’Aler. In quell’anno, l’istituto aveva registrato 1800 occupazioni abusive, oggi sono 3700, avevamo sventato il 92% delle nuove occupazioni abusive adesso si è sotto il 50%, la morosità emergente era  sotto il 15%, adesso è al 35%. C’erano sei filiali sparse sul territorio più alcuni sportelli, adesso le filiali sono solo due e non esiste più alcuno sportello. Non sarà stato tutto merito mio, ma io avevo lottato per istituire il tutor sicurezza, il Credit manager, il Building manager, figure che oggi sono sparite…”

Sotto il profilo umano?
“Ho trovato la solidarietà di gran parte dei colleghi e inquilini, compreso quella di molti avversari politici. Ho registrato anche l’accanimento di alcune testate giornalistiche, vedi Repubblica e il Fatto Quotidiano: nessuna delle due ha pubblicato una sola riga sulla mia assoluzione. Avevo anche querelato il direttore Mauro, ma è arrivata la richiesta di archiviazione firmata da Sangermano, lo stesso magistrato che aveva raccolto la denuncia di Manzi e che poi aveva condotto l’inchiesta su di me”.

Nei giorni scorsi, la Corte d'appello di Milano l’ha assolta dall'accusa di aver pilotato quegli appalti. Che sensazione ha provato quando l’ha saputo?
“Una sensazione di liberazione. Per sette anni ho vissuto senza che passasse un solo giorno senza che pensassi a quell’accusa infondata che ha stravolto la mia vita. Ho vissuto una specie di catalessi dalla quale a fatica mi sono ripreso. Quello che più mi ha colpito è la strumentalizzazione di una parte della sinistra per una vicenda che, gli stessi giudici hanno riconosciuto  non mi ha “riportato alcun vantaggio né diretto, né indiretto”. Mi è rimasto addosso il dispiacere di non lavorare più all’Aler, ma per fortuna ho le capacita per poter fare altro”.

Che posto occupa la politica, in questa fase?
“Non ho mai smesso di fare politica. Adesso che ho riconquistato la serenità, se il partito vorrà, sono a disposizione per le regionali della prossima primavera”.

Sempre larussiano?
“Se larussiano significa avere stima di Ignazio, credere in determinati valori e impegnarsi per affermarli, sì, sono e sarò ancora larussiano”.

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