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Domenica, 08 Ottobre 2017 18:36
L'ennesimo pasticcio

I giudici condannano il Comune per i parcheggi “abusivi” di piazza Risorgimento In evidenza

I lavori sono stati eseguiti senza che l’amministrazione trezzanese avesse alcun titolo per farli. La documentazione è stata inviata anche alla Procura della Corte dei Conti per la ricerca di eventuali danni erariali

Trezzano sul Naviglio vista dal Naviglio Trezzano sul Naviglio vista dal Naviglio

E un pasticcio, anzi un pasticciaccio che vede ancora una volta gli amministratori di Trezzano sul banco degli imputati. Non gli attuali, o almeno, non solo loro. La Quarta sezione civile del Tribunale di Milano, infatti, ha condannato il Comune per i danni provocati dai lavori per la realizzazione dei parcheggi di piazza Risorgimento e dintorni (controviale di via Indipendenza). Lavori realizzati dalle ditte appaltatrici in modo “negligente” e senza che tra comune e privati, proprietari di quelle aree, esista una regolare convenzione.

Danno erariale

E un ulteriore esempio di come è stata amministrata la “cosa pubblica” durante gli anni scorsi. All’inizio si diceva che la vicenda è un vero pasticcio. Lo hanno messo in evidenza gli stessi giudici che hanno disposto l’invio della sentenza alla Corte dei Conti, perché potrebbe esserci un danno patrimoniale a carico del Comune di circa 200mila euro, oltre le spese legali che ormai ammonterebbero a circa 60mila euro.

L'accordo

La storia ha inizio nel 2008. Sindaco di Trezzano era Liana Scundi che guidava una giunta di centrosinistra. L’amministrazione, visto il degrado cui versavano le due aree di piazza Risorgimento, aree private ad uso pubblico, chiese ai proprietari di rimetterle a posto per ridare alla zona un aspetto decoroso. I proprietari, riuniti nel supercondominio di via Indipendenza, si rifiutarono, giustificandosi con il fatto che la piazzetta era d’uso pubblico. Alla fine si trovò un accordo. Il Comune avrebbe eseguito i lavori per la trasformazione della piazzetta in una specie di salottino di Trezzano in cambio “della costituzione di una servitù di passaggio e di uso pubblico del lastricato condominiale, mettendolo a disposizione della collettività”. Detto fatto: il Consiglio comunale all’unanimità approvò la delibera e qualche mese dopo cominciarono i lavori per la sistemazione della piazzetta.

La causa

Peccato che furono affidati a degli incapaci. Infatti, sin dalle prime piogge, un diluvio di acqua si riversò all’interno dei box sottostanti il lastricato, provocando ingenti danni ai loro proprietari. Che naturalmente reagirono e, nel 2013, avviarono una causa di risarcimento nei confronti del Comune. Dopo varie schermaglie e rinvii, i giudici decisero di affidare a un consulente del tribunale una perizia per capire chi, cosa, e come aveva sbagliato. La perizia non fu per nulla favorevole. Anzi. L’ingegnere che l’aveva  eseguita, aveva rivelato tutta una serie di negligenze nell’esecuzione dei lavori, negligenze che provocavano l’allagamento dei box ogni volta che pioveva.

Il giudizio

Dopo numerosi rinvii, lo scorso febbraio la causa è arrivata in giudizio. Ed è proprio durante questa fase che, analizzati i documenti, i giudici hanno scoperto ben altre mancanze da parte degli amministratori. La più importante è che la convenzione che avrebbe dovuto sancire il passaggio della gestione del lastricato dal condominio al comune non era stata mai firmata dal rappresentante legale della città, ovvero dal sindaco allora in carica. Non basta che fosse stata approvata dal Consiglio comunale, c’era bisogno della firma del primo cittadino o da qualcuno da lei delegato.

Senza alcun titolo

Nella sentenza, pubblicata lo scorso 30 agosto, i giudici hanno scritto: “La nullità della convenzione comporta la qualificabilità di tutta l’attività svolta dall’amministrazione comunale sul suolo altrui come atto illecito in difetto di qualsivoglia titolo giuridico”. In sostanza significa che il Comune né doveva, né poteva eseguire quei lavori, non avendone titolo. Avendoli però fatti non a regola d’arte, i magistrati hanno condannato l’attuale amministrazione “alla realizzazione delle opere necessarie al fine di reintegrare in forma specifica i beni danneggiati” così come indicato dal consulente del tribunale nella sua perizia. Non solo. Il ripristino deve avvenire entro e non oltre il 28 febbraio 2018 pena il pagamento di una penale di 2mila euro per ogni settimana di ritardo.

Alla Procura della Corte dei Conti

Il comune è stato anche condannato al pagamento dei danni nei confronti dei proprietari dei box, dei costi della perizia del consulente del tribunale, delle spese del giudizio. Infine, ciliegina sulla torta, il Tribunale ha disposto la trasmissione di tutta la documentazione raccolta su questo ennesimo pasticcio alla trezzanese, alla Procura della Corte dei conti, affinché accerti eventuali danni erariali.

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