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Venerdì, 01 Maggio 2020 10:32
La riapertura

Medici di famiglia: “Attenzione, da lunedì c’è il rischio che la pandemia riesploda e faccia nuovi morti”

Intervista al dottor Natalino Carastro che fa il punto della situazione nei sette comuni del Sud ovest (Corsico, Cesano, Buccinasco, Rozzano, Assago, Cusago e Trezzano) dove, da inizio emergenza, ci sono stati circa 80 decessi e 700 contagi

“I medici di base sono il baluardo contro il Covid 19: ben protetti potrebbero curare i pazienti a casa”. Lo ha detto Giuseppe Remuzzi, direttore dell’Istituto Mario Negri di Milano.  Dopo essere stati lasciati soli e senza alcuna protezione a combattere contro il Coronavrirus, i medici di famiglia continuano ad essere in trincea in una battaglia che non si sa quando finirà.  

 pocketnews.it ha chiesto al dottor Natalino Carastro (nella foto qui in alto), medico di famiglia di origini siciliane che da più di un anno lavora a Trezzano, di fare il punto della situazione, anche in previsione della “riapertura” del 4 maggio e delle conseguenze che, se le precauzioni non fossero seguite, potrebbe avere sul futuro della guerra alla pandemia che ha colpito l’Italia.

Qual è lo stato dell’arte tra i suoi pazienti Covid e non Covid?

“Ne ho alcuni in isolamento fiduciario, molti altri sono tornati al lavoro. Con  gli asintomatici che presentano sintomi lievi ho contatti giornalieri. In generale, ringraziando Dio, è andata bene. Ho subito un paio di decessi, ma erano stati ricoverati in gravi condizioni in ospedale”.

Ha ragione Remuzzi quando dice che i medici di famiglia potrebbero curare i pazienti Covid 19 a casa?

“Forse ci sarebbe la possibilità.  Se ci fossero positivi che rientrano in alcune categorie di pazienti potremmo assisterli richiedendo alla sezione dell’Assistenza primaria dell’Ats diretta dalla dottoressa Acquati la fornitura di dispositivi protettivi. Oppure potremmo allertare le Usca, le Unità speciali che svolgono attività domiciliari per i pazienti. Le strade sono diverse e sono percorribili entrambe”.

Cosa ha prescritto ai suoi pazienti con sintomi simil covid o simil influenzali?

“Sono rimasti in isolamento fiduciario, anche se non abbiamo mai saputo se fossero o siano covid positivi perché non hanno mai fatto il tampone. Se la temperatura rimane attorno ai 38 gradi, la terapia comincia dopo 3-4 giorni somministrando antibiotici e cortisonici. Il virus non si cura, non ci sono protocolli per combatterlo. Per fortuna, sin ora è andata bene. Se la terapia non avesse dato risultati, avrei fatto e farei ricoverare gli ammalati in ospedale. Se avessero fatto i tamponi, forse avrei adottato altre soluzioni”.

Dall’inizio della pandemia, Trezzano ha registrato più di un centinaio di contagi e 11 decessi. In tutto il Sud ovest, Corsico, Cesano, Buccinasco, Rozzano, Assago e Cusago ci sono stati circa 80 morti e 700 contagi. Visto quel che è accaduto in altre realtà, si può dire che sin ora è andata bene o è andata male?

“Se calcoliamo che Trezzano ha 21mila abitanti, le percentuali registrate, pur con tutti distinguo e la solidarietà per le vittime, sono bassissime. Il merito va ascritto alla maggioranza dei residenti che ha capito e si è adeguata alle regole imposte da regione e governo. La collaborazione è stata massima e devo confessare che mi ha un pochino piacevolmente sorpreso. Anche negli altri comuni del Sud ovest, rispetto ai , i numeri sono abbastanza confortanti, naturalmente se confrontati con quanto successo in provincia di Bergamo o Brescia”.

Perché sorpreso della collaborazione?

“Se la pandemia fosse esplosa al Sud sarebbe stata una tragedia ancora più dolorosa di quella verificatasi qui in Lombardia. In Meridione hanno chiuso ospedali su ospedali, hanno tagliato il personale sanitario, molte strutture sono fatiscenti. È un’indecenza che ha un unico responsabile: una classe politica poco attenta ai bisogni sanitari della collettività. Infine, il rispetto delle regole da parte dei locali, in molti casi non è così scontato e questo avrebbe aggravato la situazione”.

Ha mai avuto paura di non farcela?

“Con i pazienti, no! Mi hanno insegnato a non far capire ai miei assistiti se sei indeciso o se hai dei dubbi. Il mio compito è stato dare loro fiducia. Non ho mai avuto dubbi su una terapia o su un farmaco che ho prescritto. E che il rapporto con alcuni pazienti è di assoluta fiducia è sottolineato dal fatto che quando tornano da una visita specialistica, mi chiedono se la terapia che gli hanno indicato, secondo me, è quella giusta. Per quanto riguarda la mia sopravvivenza al Covid, spero di aver “fatto” gli anticorpi”.

Che fine hanno fatto le altre malattie?

“Me lo sono chiesto anch’io. O sono guariti tutti… oppure… oppure questa pandemia ha rivelato che il ricorso al pronto soccorso pre-allarme era spropositato. I medici di famiglia, me compreso, hanno continuato a curare normalmente i malati cronici, oncologici, cardiopatici, diabetici. A Corsico c’è un ambulatorio aperto con specialisti in tutte le patologie possibili. Se qualcuno avesse avuto bisogno, o avesse bisogno, ci si poteva o ci si può rivolgere lì sicuri di avere assistenza”.

Cosa succede da lunedì 4 maggio?

“Le restrizioni, seppur allentate, saranno ancora in vigore. La mia paura è che la gente abbassi la guardia e dica: “ok il virus, ma io devo mangiare”. Sarebbe un errore imperdonabile. Dare priorità all’aspetto economico invece che a quello sanitario sarebbe la fine, rimarremmo fregati. La pandemia non è passata, c’è solo una stasi, se vogliamo arginarla dobbiamo stare molto attenti. Non abbiamo un vaccino, non abbiamo una terapia, non abbiamo alcuna certezza scientifica. Non vorrei si tornasse a contare i morti come fatto sin ora”.

Ma la gente non ha più soldi per sopravvivere: come fa?

“Capisco i problemi economici. In quest’ambito dovrebbe intervenire il governo pagando gli affitti alle aziende chiuse, non rinviare il pagamento delle tasse che non serve ad alcuno ma abolirle almeno per un anno. Insomma dovrebbe mettere sul serio a disposizione della gente e delle famiglie risorse che aiutino a superare questo brutto momento. Se però torniamo in strada perché non riusciamo a mettere insieme un pranzo e una cena, corriamo il rischio di ricominciare tutto da capo. Anzi ricominciare peggio”.

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1 commento

  • Link al commento Pippo Dimauro Domenica, 03 Maggio 2020 14:34 inviato da Pippo Dimauro

    Bravo dottor Carastro un affettuoso saluto da Aci Catena

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