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Domenica, 05 Aprile 2020 11:29
L'abbraccio ai parrocchiani

Domenica delle Palme e Coronavirus, la lettera di Don Franco ai fedeli

Scrive il parroco della chiesa di san Ambrogio: “Oggi sono invaso dalla nostalgia. Mi manca la processione con gli ulivi, il chiasso dei bambini, il canto dei giovani, le melodie del coro, l’allegria dei grandi…

Una domenica delle Palme diversa da tutte le altre. Senza ramoscelli d’ulivo, senza scambi di promesse di pace, di gesti di affetto o di semplice cortesia. Una domenica della Palme stravolta da un nemico invisibile. Nessuna celebrazione corale per ricordare la liberazione dall’Egitto, nessun rametto intinto nell’acqua benedetta per benedire tavole imbandite. Solo una lettera. Una lettera per stare vicino ai propri fedeli. L'ha scritta don Franco parroco della chiesa di San Ambrogio di Trezzano. Ecco il testo:

Carissimi amiche, amici, parrocchiani:  Buona Domenica! Oggi sono invaso dalla nostalgia. Mi manca la processione con gli ulivi, il chiasso dei bambini, il canto dei giovani, le melodie del coro, l’allegria dei grandi, la smania di portare il segno della pace in famiglia, la caccia alle colombe e alle uova di Pasqua.

Ricordo i giorni spensierati delle Giornate Mondiali della Gioventù, vissuti a Roma col Papa, che ci “gasava” e ci rimandava a casa carichi di entusiasmo e di buona volontà, desiderosi di farci sentire e di mettere mano alla trasformazione del mondo. In questi giorni una quotidianità silenziosa e riservata costringe a dura prova la nostra pazienza.

Giungono notizie buone, che fanno ben sperare, ma non bastano a spegnere l’ansia e la paura. Eppure nell’arsura dell’angoscia e del dolore vedo tante piccole luci accendersi nel buio della notte Incontrarsi e passare del tempo insieme stando ciascuno a casa propria, far circolare velocemente le disposizioni per ridurre il rischio di contagio, inventare nuovi modi di studiare e di comunicare.

E poi organizzare gesti di sostegno per le persone sole o in quarantena, animare le città deserte con flash mob dove sentirsi uniti nonostante tutto e cantare la forza della vita, mentre i bambini sorridenti postano arcobaleni con l’augurio che “Tutto andrà bene” … sono solo alcuni dei tanti esempi che in questi giorni ci hanno regalato ragioni più che valide per benedire questo mondo nuovo che sta per nascere.

I fili invisibili dell’amore legano i nostri destini. “Non si può cogliere un fiore senza turbare una stella”, diceva Einstein.  Siamo una cosa sola. Ce lo insegnano i medici, gli infermieri, gli operatori sanitari, l’esercito dei volontari e di chi lavora da settimane in prima linea, senza riposo e risparmio di sé, per curare, aiutare, sostenere, dare una mano. “Giovane, dico a te, alzati” (Lc 7, 14). E’ il messaggio della 35° Giornata mondiale della Gioventù.

L’ora della storia chiama. I giovani sono sempre stati protagonisti della ricostruzione e non hanno mai deluso. Rivolgendosi a loro, il Papa scrive nel suo messaggio: “In tante occasioni voi giovani dimostrate di saper con-patire. Basta vedere quanti di voi si donano con generosità, quando le circostanze lo richiedono. Non c’è disastro, terremoto, alluvione che non veda schiere di giovani volontari rendersi disponibili a dare una mano. Anche la grande mobilitazione di giovani che vogliono difendere il creato dà testimonianza della vostra capacità di udire il grido della terra”.    

 I nostri giovani sono fantastici. Li devo ringraziare e dire con la comunità che siamo fieri di loro. In questi giorni di pandemia stanno rivelando una grandezza d’animo e di cuore mai pensata. Operano nel silenzio. Manifestano una disponibilità senza misura. Aiutano le persone più deboli e fragili con generosità, discrezione, premura. Alla sera, interconnessi, pregano invocando l’aiuto di Dio. L’aria fresca della primavera anticipa l’annuncio della vita nuova.

Ogni cosa sembra risorgere e ricominciare da capo. Il mondo non è più quello di prima. Ci si spalanca davanti come un grande cantiere. Lo faremo più bello, umano, fraterno, libero, accogliente, solidale. Lo faremo insieme. E sarà il migliore dei mondi. Mi sembra già di vedere fiori di mandarlo sbocciare su rami secchi e semi di grano crescere in terra arida.

E’ l’amore che mette ali alla speranza e fa sognare. Vi invito a prendere visione del programma della Settimana Santa sull’informatore parrocchiale “Sotto il campanile”. Nell’agonia di Gesù sono raccolte tutte le oscurità della storia, anche la nostra. E’ qui dove possiamo trovare Dio, proprio quando pensavamo di averlo perduto.

 don Franco e don Emiliano Suor Giuseppina, Suor Veronica, Suor Rosemary, Suor Regina

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