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Mercoledì, 03 Luglio 2019 14:39
Il caso del giorno

Trezzano, scoppia il caso Magrì Arreda: mobili mai consegnati e azienda che non risponde

La società ha sei punti vendita tra Puglia, Basilicata, Abruzzo e Lombardia.  Sul web fioccano i messaggi di clienti che, dopo aver pagato sostanziosi acconti, non hanno ancora ricevuto nulla

Nella foto, la sede di Magrì Arreda aperta a Trezzano sulla Nuova Vigevanese Nella foto, la sede di Magrì Arreda aperta a Trezzano sulla Nuova Vigevanese

Prima c’è stato il caso di Mercatone uno, l’azienda di mobili e arredo casa che ha chiuso i battenti all’improvviso nelle scorse settimane lasciando a casa quasi 1.800 dipendenti, adesso è il momento di Magrì Arreda, la catena di ipermercati di arredamento con un punto vendita a Trezzano. Sono centinaia i clienti che dopo aver versato la caparra per l’acquisto di mobili, non hanno ricevuto nulla. Sono decine i dipendenti che temono per il loro futuro.

La strada del declino?

È già da qualche mese che il gruppo pare navigare in cattive acque. Con sei sedi in Italia (tre in Puglia, una in Basilicata, una in Abruzzo e una a Trezzano) la società sembra aver imboccato la strada del declino. Il segnale, come spesso accade negli ultimi tempi arriva dalla Rete. Sono decine i messaggi di clienti inferociti che denunciano la mancata consegna dei mobili.

Mancano all'appello

Ad allarmare le associazioni di tutela dei consumatori è la scoperta che non si tratta delle lamentele dei clienti di un solo punto vendita: le proteste sono generalizzate e riguardano quasi tutti i centri distribuiti lungo lo Stivale. Nel punto vendita di Trezzano ci sarebbe chi avrebbe ordinato la merce a inizio 2019 ricevendone solo una piccola parte, tutto il resto, “per un valore pari a 9.000 euro”, ancora mancherebbe all’appello. Le stesse denunce si possono leggere anche sulla pagina Facebook del punto vendita di Lecce, mentre in quello di San Giovanni Teatino  sarebbero rimaste solo due commesse, mentre il direttore sarebbe irreperibile.

Gli avvocati dei consumatori

Della vicenda si è occupato l’avvocato Domenico Romito dell’associazione “avvocati dei consumatori” che ha denunciato come “Sta dilagando il fenomeno di società che aprono molti punti vendita, con capitali inadeguati a garanzia delle obbligazioni e che, però, rastrellano acconti dai consumatori. Per questo motivo andrebbe vietato per legge un acconto superiore al 10/20% del totale”. La stessa associazione, nei scorsi giorni, ha presentato una segnalazione alla Guardia di Finanza perché faccia luce sull’intera vicenda.

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