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Domenica, 30 Giugno 2019 15:31
L'intervista

Parla Don Paolo: "Quella volta che distrussero i vasi di fiori fuori dalla chiesa”

L'oratorio, i giovani, le famiglie e il grande amore per lo sport. Incontro con padre Formenton, parroco della chiesa di San Lorenzo a Trezzano: “L'estate sia serenità. A me basta una bici”

Nella toto, padre Paolo Formenton della parrochhia di San Lorenza, a Trezzano Nella toto, padre Paolo Formenton della parrochhia di San Lorenza, a Trezzano

di Antonio Casa

In questi giorni, in tutta la parrocchia di San Lorenzo si sentono risate, il vocio tipico di bambini e ragazzi, gli ordini e i richiami degli educatori. Scene vissute a Trezzano sul Naviglio e ovunque ci sia una chiesa e qualche campetto intorno. Con le scuole finalmente chiuse, l'oratorio è il punto di riferimento per circa 200 di loro in questo primo scorcio d'estate.

Sarà così fino al 19 luglio, poi verrà il tempo delle vacanze in famiglia. Fa molto caldo, padre Paolo Formenton riceve il redattore di pocketnews.it in divisa chiara e leggera che mette ancor di più in risalto la sua smagliante forma. Il buon Dio e il dna aiutano, lui aggiunge l'attività fisica. “Non mi faccio mancare due-tre uscite alla settimana, alterno corsa e bici. Questo è il periodo delle passeggiate in sella alle due ruote” esordisce.

Nutrono corpo e spirito…

“Lo sport è eccezionale, porta le persone a praticare i valori fondamentali, aiuta il dialogo, spinge le amicizie. Fosse per me, aumenterei le piste ciclabili e le strutture a sostegno di ogni disciplina.”

Si vede…

“Ho 64 anni, non mi lamento.”

Padre rogazionista da?

“Trentotto anni, ne avevo 26 quando ho preso i voti. Ma la decisione di diventare prete è arrivata verso i 19 anni.”

La vocazione. Avviene come quando uno decide di diventare medico o avvocato?

“Sì, direi che è uguale. Uno sente di fare quella cosa lì per il resto della propria esistenza. Per noi è la chiamata!"


Il carisma dei rogazionisti parla proprio delle vocazioni.

“Infatti, il nostro rogate comprende la preghiera per le vocazioni. Il fondatore, Santo Annibale di Francia voleva che fosse dedicata una giornata proprio per pregare in favore delle vocazioni. Questa giornata è stata poi istituita e viene celebrata in tutto il mondo la quarta domenica dopo Pasqua.”

Lei è tornato a Trezzano da circa tre anni, dicono che dopo il 2016 la parrocchia sia cambiata…

“Cambiata, non so. Abbiamo fatto molte cose, questo sì! Sono ritornato a Trezzano dopo 23 anni, trovando una cittadina molto diversa da quando l'avevo lasciata.”

Cioè?

“Nei primi anni Novanta, come le altre città del comprensorio sud milanese, Trezzano sul Naviglio era oppressa dalla criminalità organizzata. C'era una specie di cappa. Oggi la situazione è diversa, come sono diverse le persone, a partire dai giovani.”

Lei lavora molto a stretto contatto con le nuove generazioni. I giovani trezzanesi sono cambiati nell'arco di un ventennio?

“Ma certo! Oggi i giovani sono social, hanno abitudini un po' diverse dai genitori alla loro età. Chiedono, come una volta, di essere ascoltati attraverso i loro comportamenti. Non potrò dimenticare cosa successe pochi giorni dopo il mio arrivo.”

Racconti pure.

“Misi alcuni vasi con dei fiori sulla scalinata della chiesa, per dare a essa un personale tocco estetico. Il mattino seguente trovai tutto distrutto. Un segnale, come dire: “guarda che qui facciamo come diciamo noi”. Ma un oratorio non può chiudersi in se stesso, deve aprirsi a tutta la comunità. Oggi funziona perché ci sono tantissimi progetti, non solo per ragazzi e bambini ma anche per i genitori. La grande ricchezza sono i tanti giovani universitari che volontariamente collaborano con la parrocchia, sono le mamme e i papà che trascorrono del tempo libero con noi.”

La famiglia rimane il perno della società?

“Sì. Guardi cosa succede ai figli quando i genitori si separano. Soffrono tantissimo e quest'immagine di papà e mamma che litigano e non vivono più insieme li insegue per sempre. Quando vi è una crisi coniugale, occorrerebbe maggior senso di responsabilità. Non è un caso che in parrocchia accompagniamo diverse coppie nel loro cammino spirituale. E' anche una forma di prevenzione.”

L'estate è gioia o emarginazione?

“Un po' l'uno e l'altro. E' gioia e spensieratezza, perché chi può gode delle vacanze al mare o in montagna, riposo per fisico e soprattutto per lo spirito, che va alimentato cercando un po' di tempo anche a Dio, alla preghiera, all'ascolto della Parola. Quando questo non succede, può determinare solitudine, frustrazione, emarginazione. Bisogna impedire che questo accada e trovare attimi di silenzio e di relax da dedicare a se stessi e agli affetti, senza guardare l'orologio. Si può trovare serenità anche nelle letture rilassanti, nei dialoghi con gli amici, in una bella camminata in montagna o all'aria pura.”

Lei come trova la serenità?

“A me basta la bici.”

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