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Mercoledì, 30 Gennaio 2019 14:41
L'indagine

Furti in aziende: secondo i carabinieri, sono oltre 100 i colpi della banda di kosovari In evidenza

A dare il via all'indagine è stata la segnalazione di un testimone insospettito dallo strano viavai del gruppo sotto la finestra di casa sua, nei pressi del distributore di benzina Q8 in via Leonardo da Vinci, a Trezzano

Una delle immagini ditribuite dai catabinieri sull'assalto della banda a una azienda Una delle immagini ditribuite dai catabinieri sull'assalto della banda a una azienda

“Hanno comprato case, auto di lusso, alcuni avevano cantine con 20 bottiglie di Sassicaia e di champagne - ha spiegato Pasquale Puca, comandante della compagnia di Corsico durante la conferenza stampa organizzata questa mattina nel Comando Provinciale dell’Arma dei Carabinieri, per illustrare le fasi che hanno portato alla cattura della banda dei kosovari e albanesi sgominata all’alba di oggi. “Durante le perquisizioni – ha rivelato Puca – è stata ritrovata una borsa piena di banconote di vari paesi, per non parlare di  100 penne Montblanc, alcune in edizione limitata dal valore di oltre 2mila euro ciascuna. Ogni furto accertato ha fruttato, in contanti, sino a 30mila euro".

Quota cento

Fare il conto è facile: 30.000 euro x 23 furti = 690.000 euro. Per il momento, infatti, sono solo 23 i furti contestati nell'ordinanza di custodia cautelare ai 5 membri della banda di ladri arrestati, ma gli investigatori ritengono che il gruppo ne abbia commessi almeno altri 70-80 per un totale che sfiora le cento unità. A dare il via all'indagine è stata la segnalazione di un testimone insospettito dallo strano viavai del gruppo sotto la sua finestra, nei pressi del distributore di benzina Q8 a Trezzano.

L'appuntamento

L'uomo li vedeva partire attorno alle 22 a bordo di una potente Audi Rs3 e rientrare alle 5 del mattino, quando cambiavano la targa dell’auto e si allontanavano ognuno sulla propria vettura. Da questo dettaglio è iniziato l'approfondimento dei carabinieri che, attraverso una microspia installata nell'Audi, sono riusciti a monitorare alcuni mesi di attività della banda. I suoi componenti uscivano  "per lavoro" quattro volte a settimana, puntavano su aziende del Nord Italia e non tornavano mai a mani vuote. Il bottino complessivo non è stato ancora quantificato ma bastano alcuni elementi per dare la portata del business: le case, le auto di lusso, le bottiglie di Sassicaia e di champagne, le 100 penne Montblanc, e infine la borsa piena di banconote.

Da Magenta a Cesano Boscone

La banda, come detto, è formato da 4 kosovari e un albanese. Si tratta di Sabedin Bitiq di 50 anni, Arsim Bytyqi (44), Visar Sopjani (33) e Fitim Emiri (45) e Raimond Cela (30). Hanno tutti precedenti, anche specifici. Nel provvedimento firmato dal gip Teresa De Pascale è contestata l'associazione a delinquere finalizzata ai furti e riciclaggio. Tutti gli arrestati vivono stabilmente in Italia da 10 anni.  A tradirli è stata appunto l'abitudine di incontrarsi al distributore di benzina in via Leonardo da Vinci a Trezzano, diventato il punto di partenza delle loro scorribande. Nessuno di loro vive a Trezzano. Sono residenti a Magenta, Cesano Boscone, Muggiò, Lodi nel quartiere Baggio di Milano).

Obiettivo contanti

I cinque parcheggiavano le proprie vetture sul piazzale della stazione di servizio, lasciando dentro i cellulari per evitare di essere rintracciati attraverso le celle telefoniche. Per comunicare utilizzavano le ricetrasmittenti e viaggiavano su una Audi Rs3 rubata nel dicembre 2017 in una concessionaria in Veneto. È stato grazie al gps installato sulla vettura che i carabinieri hanno registrato viaggi anche a 250 chilometri orari in autostrada e nei centri cittadini. L'obiettivo dei colpi erano i contanti: una volta entrati nell'azienda di turno smuravano la cassaforte o riuscivano ad aprirla sul posto. Uno dei cinque restava fuori come autista, girava di continuo per intercettare eventuali auto delle forze dell'ordine e al segnale con la ricetrasmittente passava a prelevare i complici. L'ultima loro corsa è quella finita in una cella di San Vittore.

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