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Martedì, 15 Gennaio 2019 17:20
La crisi continua

Ex Sidis, la protesta dei lavoratori arriva al Pirellone

L’azienda proprietaria  è stata posta in concordato fallimentare per cui ogni accordo deve necessariamente passare al vaglio del giudice

Nell'immagine, l'insegna del supermercato Iperdì  Nell'immagine, l'insegna del supermercato Iperdì

Nuova protesta dei dipendenti Superdì e Iperdì a Milano. Una rappresentanza di circa 200 lavoratori di diversi punti vendita ha organizzato un presidio davanti al Pirellone, sede del Consiglio regionale della Lombardia. L’obiettivo? Tenere alta l'attenzione sulla crisi della catena di supermercati che coinvolge 670 famiglie di 43 punti vendita tra Lombardia, Piemonte e Liguria. Una ventina sono di Trezzano.

Denunciare la situazione

Spiega, appunto, Giuseppe Sellino, dipendente del punto vendita ex Sidis di Trezzano:   "Oggi siamo qui in presidio pacifico sotto al palazzo della Regione per denunciare la situazione di indigenza economica di 900 lavoratori che non ricevono lo stipendio da 7 mesi". Ci sono intere famiglie, con padre e madre che lavoravano per la catena di supermercati, ridotte sul lastrico.

Soluziome lontana?

Una situazione che sta diventando drammatica e questo nonostante la crisi della catena di supermercati sembrava avviata verso una soluzione. Lo scorso dicembre, infatti, erano stati ceduti 15 supermercati ma Trezzano era rimasta al palo. Dopo un incontro avvenuto al Ministero dello Sviluppo Economico, la proprietà della società, il Gruppo Commercianti Associati Generalmarket Srl, aveva stipulato due contratti preliminari di compravendita per la cessione di diversi punti vendita a operatori del settore. L’accordo prevedeva il pagamento degli stipendi arretrati, ma nessuno ha visto un solo euro.

Concordato fallimentare

Il problema è che  l’azienda proprietaria poi è stata posta in concordato fallimentare per cui ogni accordo deve necessariamente passare al vaglio del giudice. Intanto il futuro dei dipendenti o meglio ex dipendenti appare sempre più nebuloso. Continua Sellino: "Dal primo di ottobre scorso siamo in cassa integrazione. Abbiamo saputo che il decreto è stato firmato, ma non ci sono ancora stati erogati i soldi. Siamo qui per mettere pressione alla politica per ricevere almeno un po' di ossigeno a livello economico e anche per sensibilizzare l'opinione pubblica sulla nostra condizione”. Un po' di risposte sarebbero gradite.

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