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Martedì, 08 Gennaio 2019 11:33
Il caso del giorno

Aziende ad alto rischio: l’atto di accusa dei vigili del fuoco a Brenntag In evidenza

Filo spinato collocato abusivamente e un corto circuito avevano provocato un incendio all’interno dell’azienda in cui sono stoccate migliaia di tonnellate di materiali infiammabili  

Nella foto, l'incendio del gennaio 2012 all'interno della Brenntag Nella foto, l'incendio del gennaio 2012 all'interno della Brenntag

Il documento ha l’imprimatur della direzione regionale del Dipartimento dei Vigili del Fuoco del soccorso pubblico e della difesa civile. Racconta le cause, e ne individua le responsabilità, di un disastro che solo a causa di fortunate coincidenze non si è verificato. Il pericolo che però accada è sempre presente.

Ad alto rischio incidente

Qui, ancora una volta, si parla di Brenntag, l’azienda collocata in via Boccaccio a Trezzano a poche centinaia di metri da una scuola e nel cuore di un quartiere ad alta densità residenziale, classificata dagli organi di tutela della salute e della sicurezza pubblica “ad alto rischio incidente”. Una vera bomba che, nonostante le rassicurazioni dei suoi vertici e degli amministratori pubblici potrebbe esplodere in qualsiasi momento.

Amaro anniversario

Il documento in questione, emerso in questi giorni dalla montagna di file inerenti la Brenntag, fa riferimento al rischio più grosso in ordine di tempo, o almeno quello di cui si è a conoscenza, corso dall’intera popolazione di Trezzano il 20 gennaio 2012, giusto sei anni fa (amaro anniversario). Le scintille, provocate da un arco elettrico, avevano innescato l’incendio di sostanze altamente infiammabili stoccate vicino al muro di recinzione che si affaccia sulla ferrovia Mortara-Milano.

Muro deformato

“Le fiamme – scrivono i vigili del fuoco – erano di una intensità tale da provocare la deformazione del muro di confine, il surriscaldamento delle apparecchiature interne delle garitte (che regolano il traffico ferroviario) e danneggiare i cavi inerenti gli impianti di blocco automatico della linea ferroviaria”.

Quartieri spariti

Per fortuna le scintille attaccarono solo decine di bidoni che, secondo l’azienda, erano stati sistemati in quell’area in attesa di essere lavati. Il problema è che se avessero innescato l’incendio delle 7.500 tonnellate di materiali infiammabili stoccate nei silos di via Boccaccio, l’intero quartiere Boschetto sarebbe sparito. E con il Boschetto, anche Bornirola di Gaggiano con problemi, secondo le condizioni atmosferiche, anche per Corsico, Buccinasco, Cesano Boscone.

Filo spinato abusivo

Chi o che cosa provocò l’incendio? Lo rivela il documento. Secondo i vigili del fuoco, le fiamme furono provocate dal filo spinato sistemato abusivamente dall’azienda vicino alle garitte metalliche che proteggono apparecchiature elettroniche determinanti per la regolazione della circolazione dei treni sulla linea Milano-Mortara che attraversa il sito della Brenntag.

La "messa a terra"

La spiegazione è un po’ tecnica, richiede un minimo di attenzione. “Il filo spinato montato dall’azienda alla sommità del muro di recinzione – si legge nel documento – era in contatto con entrambe le garitte”. Garitte che hanno la “messa a terra” grazie a un circuito di ritorno dell’impianto di trazione elettrica, collegato alla rotaia del binario. Nei giorni che precedettero l’incendio, alla stazione di Gaggiano c’era stato il furto dei collegamenti “equipotenziali” tra i binari.

Il corto circuito

Orbene (sarebbe meglio “ormale”), al passaggio di un treno, la corrente di ritorno creò una differenza di potenziale tra le due garitte, una specie di corto circuito che si scaricò sul filo spinato abusivo, dal quale scaturirono scintille che innescarono l’incendio delle sostanze infiammabili stoccate a ridosso del muro di cinta. Se le scintille fossero arrivate ai silos non saremmo qui oggi a raccontare questa storia.

Norme disattese

E sì, perché sempre secondo il documento della direzione dei Vigili del fuoco, la posa del filo spinato e lo stoccaggio dei bidoni in quell’area non erano mai state autorizzate. C’è una norma precisa che vieta lo stoccaggio di sostanze combustibili a “meno di venti metri dalla più vicina rotaia.” E questo nonostante le assicurazioni dei vertici dell’azienda sui propri sistemi di sicurezza e sul rispetto delle norme.

I disastri Brenntag nel mondo

La Brenntag non è nuova a disastri ambientali che hanno provocato morti e l’evacuazione di migliaia di sfollati.  A Trezzano potrebbe accadere anche quello che è successo nel 2004 in Georgia o nel 2006 nella regione spagnola della Galizia e a Puerto Moin, (leggi qui) in Costa Rica, quando esplose lo stabilimento "Quimicos Holanda", azienda consociata Brenntag. Tre operai restarono gravemente ustionati. Uno morì in ospedale. L’intera popolazione della città fu evacuata, chiuso il porto al traffico marittimo. Potrebbe accadere, nell’indifferenza della politica e di chi ha deciso di chiudere gli occhi.

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