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Giovedì, 06 Dicembre 2018 11:02
Il dibattito

Piano di emergenza per Brenntag, una bomba ad alto rischio incidente

Animi accesi durante l’incontro pubblico organizzato dal comitato di quartiere Boschetto, a Trezzano, per discutere di quella che è classificata come “azienda pericolosa”

Nell'immagine. un momento dell'incontro pubblico di ieri sera e, nel riquadro, l'ingresso dei depositi della Brenntag di via Boccaccio, a Trezzano Nell'immagine. un momento dell'incontro pubblico di ieri sera e, nel riquadro, l'ingresso dei depositi della Brenntag di via Boccaccio, a Trezzano

Brenntag sì, Brenntag no!  “È una bomba che, prima o poi esploderà”, “No ha adottato misure di sicurezza all’avanguardia”. L’argomento come sempre ha diviso. Una ulteriore dimostrazione si è avuta ieri sera nel corso di un incontro pubblico organizzato dal comitato di quartiere “Boschetto” a Trezzano per discutere del piano di emergenza approntato nel caso, Dio non voglia, che in quella che è classificata come “azienda ad alto rischio” si verifichi un grave incidente.

L'avvocato del diavolo

Nella parte dell’avvocato del diavolo (la Brenntag) si è schierato Aldo Marchesini, responsabile della protezione civile trezzanese, dall’altra la stragrande maggioranza dei presenti che di quel diavolo (sempre la Brenntag) ha una paura fottuta.  Il primo, in pochi minuti ha tentato, senza riuscirci purtroppo, di illustrare un piano di emergenza di più di un centinaio di pagine, i secondi hanno sottolineato tutti i pericoli che non solo i residenti del Boschetto, ma l’intera Trezzano e i comuni limitrofi corrono in caso di incidente.

Dalla Iempsa alla Brenntag

La questione si trascina da anni. Da quando la Brenntag si chiamava Iempsa. Si era nel 1976 quando uno sversamento di Pcb inquinò la roggia Moggio che scorre a fianco della fabbrica e, con la roggia, tutta l'area attraversata dal cavo nella sua corsa verso l'attuale Parco Sud. Il Pcb fu trovato nel latte delle mucche delle cascine a sud di Trezzano. Tonnellate di terra dovettero essere rimosse e smaltite.

Veleni a passeggio per la città

Oggi il Pcb non si usa più, ma all’interno dell’azienda di via Boccaccio sono stoccate altrettante tonnellate di prodotti chimici che sono elencate in una tabella che comprende circa 1500 sostanze. Sostanze che arrivano a Trezzano su tir (con tutti i problemi che potrebbero nascere in caso di incidente stradale), vengono trasferite nei silos per poi essere distribuite ai clienti che le acquistano. Se dovesse succedere qualcosa durante i travasi, potrebbe scatenarsi l’apocalisse.

Il piano di emergenza

Esiste un piano di “emergenza esterno” che dovrebbe scattare in caso di incendio o di esplosione dei depositi, che viene aggiornato periodicamente. Quella di ieri sera doveva essere l’occasione per farlo conoscere ai residenti. Purtroppo, come detto, forse per questione di tempi, alla fine della sua presentazione tra i presenti le perplessità che si nutrivano sulla reale possibilità di salvare qualcuno o qualcosa in caso di incidente, sono rimaste inalterate, anzi.

Disastro annunciato

Secondo Giovanni Baldi, “quello della Brenntag è un disastro ecologico annunciato e i pericoli sono aumentati dopo il raddoppio della linea ferroviaria Milano-Mortara che attraversa l’azienda”. L’ultimo incidente, infatti, è del 2012, quando un incendio causato da un arco voltaico creatosi al passaggio di un treno, provocò un incendio tra i bidoni stoccati in un’area del sito, bidoni che per fortuna erano vuoti (dovevano essere lavati). “Nessuno – ha concluso Baldi – può garantire che quel che non è mai successo, non succeda”.

Disastri accaduti

Anche perché la Brenntag non è nuova a tragedie che sono costate la vita a decine di persone e hanno costretto all’evacuazione migliaia di persone (leggi questo articolo) Se traslocasse da Trezzano farebbe tutti contenti. Come Cristina d’Alessandro che ha puntato l’indice contro il sindaco Fabio Bottero il quale durante la campagna elettorale che lo ha eletto primo cittadino di Trezzano, aveva promesso che si sarebbe battuto affinché l’azienda delocalizzasse. Una volta eletto, - ha accusato - Bottero avrebbe dimenticato i suoi impegni.

7.500 tonnellate di sostanze pericolose

Giorgio Villani ha invece messo nel mirino Aldo Marchesini che avrebbe “minimizzato il problema”. “In Brenntag ci sono – ha detto – 7.500 tonnellate di materiali infiammabili: se dovesse succedere qualcosa, l’intero quartiere Boschetto sparirebbe”. E con il Boschetto sparirebbe, secondo le condizioni meteo, anche Bornirola di Gaggiano. Problemi potrebbero interessare anche Corsico, Buccinasco, Cesano Boscone. Basti pensare all'incendio del deposito di rifiuti che ha appestato l'aria di Milano per giorni. Qui non ci sono rifiuti, ma sostanze cento volte più pericolose.

Il testimone

Nel dibattito è intervenuto anche Giancarlo Tocchi, figlio dell’ex presidente del Trezzano calcio, Luciano, che abita a una decina di metri dalla Brenntag. Lui vive quotidianamente e sulla sua pelle tutte le problematiche che un’azienda ad “alto rischio incidente” provoca. Tocchi ha esordito con un “sono convinto che siamo nei guai. E siamo nei guai perché manca la percezione del pericolo che il quartiere Boschetto, Trezzano e i comuni limitrofi corrono”.

Due episodi

“Manca da parte della gente e delle istituzioni – ha proseguito, rivelando un paio di episodi emblematici. Il primo riguarda l’abbandono di cataste di legno secco da parte di sconosciuti proprio di fronte ai cancelli dell’azienda (se un mozzicone di sigaretta l’avesse incendiato…) il secondo fa riferimento all’ingresso di estranei durante la notte alla ricerca di un cane, estranei che avevano in mano telefonini (l’incendio del kartodromo di Rozzano saturo di gas di pochi mesi fa è stato provocato da un sms arrivato su un telefonino) ed erano privi di tutte le attrezzature di tutela imposte se si entra in un’area ad alto rischio.

L'asilo

All’incontro erano presenti anche Vittorio Ciocca, dirigente scolastico della scuola primaria Franceschi di via Annibal Caro che dista dalla Brenntag solo un centinaio di metri, che ha chiesto maggiori informazioni per affrontare eventuali pericoli e difendere i suoi bambini, e Giorgio Ghilardi che ha sottolineato come gli strumenti previsti dal piano di emergenza siano allo stato attuale solo sulla carta e ha chiesto di “creare le condizioni” affinché siano davvero operative.

Priorità, sì o no?

Il sindaco Bottero, dopo essere stato invitato a fare della Brenntag una priorità (magari con provvedimenti che limitino la circolazione dei camion che trasportano veleni su e giù per Trezzano), ha detto : “Siamo consapevoli che  dobbiamo arrivare alla delocalizzazione e alla riqualificazione dell’area” e ha poi rivelato che l’azienda avrebbe individuato un’area di 200mila metri quadri in provincia di Bergamo che dovrebbe diventare il centro operativo per il Nord Italia. “Ma questo – si è affrettato a ribadire – non significa  che  il deposito di via Boccaccio sia smantellato”.

La lite prima dell'arrivederci

In chiusura, l’assessore Leo Damiani, dopo aver litigato con Roberto Paulotto del comitato che da anni si batte contro la presenza della Brenntag a Trezzano (i toni dello scontro hanno raggiunto livelli impensabili), ha confermato: “Il rischio c’è e bisogna prepararsi ad affrontarlo nel caso dovesse verificarsi un incidente”. Il problema è che a oggi non c’è alcunché che possa difendere  migliaia di persone, quelle che abitano al Boschetto, le prime ad essere investite da qualsiasi cosa (fuoco, gas o chissà che cosa) si sprigioni dai depositi dell’azienda. E l'errore umano è sempre dietro l'angolo.

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