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Mercoledì, 28 Novembre 2018 14:44
Il dibattito

Rischio Brenntag: no al trasloco, sì al piano di emergenza

Invece di adoperarsi per il trasferimento, l’amministrazione comunale ha organizzato una serata aperta a tutti i cittadini che vogliano conoscere i pericoli in caso di incidente. L’appuntamento è per il 5 dicembre alle 21

L'ingresso dell'area dove la Brenntag stocca i suoi prodotti e, nel riquadro, uno delle centinaia di tir che mensilmente attraversano Trezzano con i loro carichi di veleni L'ingresso dell'area dove la Brenntag stocca i suoi prodotti e, nel riquadro, uno delle centinaia di tir che mensilmente attraversano Trezzano con i loro carichi di veleni

Brenntag sì, Brenntag no! È il dilemma su cui da decenni, a Trezzano si discute. La domanda è sempre la stessa: “Può un’azienda classificata «a rischio di incidente rilevante» svolgere la propria attività in un quartiere e una città ad alto tasso residenziale? Cosa accadrebbe in caso di incidente? Quel che è già accaduto a Trezzano nel 1976 quando uno sversamento di Pcb inquinò la roggia Moggio che scorre a fianco della fabbrica (che allora si chiamava Iempsa) e, con la roggia, tutta l'area attraversata dal cavo nella sua corsa verso l'attuale Parco Sud. Tonnellate di terra dovettero essere rimosse e smaltite.

Come la diossina

Il Pcb (policlorobifenile), per chi non lo sapesse è una sostanza chimica utilizzata nei condensatori considerata inquinante dalla tossicità simile a quella della diossina, e può essere distrutto solo per incenerimento o attraverso processi catalitici. Può accadere anche quello che è successo nel 2004 in Georgia o nel 2006 nella regione spagnola della Galizia e a Puerto Moin, (leggi qui) in Costa Rica, quando esplose lo stabilimento "Quimicos Holanda", azienda consociata Brenntag. Tre operai restarono gravemente ustionati. Uno morì in ospedale. L’intera popolazione della città fu evacuata, chiuso il porto al traffico marittimo.

L'ultimo allarme

L’ultimo incidente, sempre a Trezzano, è del 2012, quando un incendio scoppiato tra i bidoni stoccati in un’area del sito, provocò l’ultimo allarme in ordine di tempo sulla sua pericolosità e sulla necessità che l’azienda delocalizzi la sua attività. La Brenntag è situata in via Boccaccio 3. Nonostante i precedenti, continua a stoccare e commercializzare tonnellate di veleni a pochi metri di distanza dalle scuole, asili e abitazioni di Trezzano. Questo è un rischio inaccettabile.

Le promesse da marinaio dei politici

In attesa che qualcosa si muova sul fronte della delocalizzazione, promessa da schiere di politici locali in campagna elettorale e mai presa in considerazione a elezioni avvenute, arriva un contentino: visto che il pericolo c’è, è importante che i cittadini conoscano bene le procedure del piano di emergenza esterno, in modo da agire tempestivamente a eventuali incidenti e, soprattutto, ai loro effetti dannosi.

L’appuntamento

È questo il presupposto che ha spinto l’amministrazione comunale (qualche maligno ha subito messo in relazione questo risveglio di interesse con le prossime elezioni amministrative), in collaborazione con il comitato Boschetto, a organizzare una serata che ha come obiettivo la presentazione del “ Piano di emergenza esterno della Brenntag”. L’appuntamento è aperto a tutti i residenti, e si terrà il 5 dicembre alle 21 nella scuola primaria Franceschi di via Annibal Caro (che dista solo qualche centinaio di metri dal sito di stoccaggio).

Gli obiettivi della serata 

Tra i più importanti: “la previsione e la verifica della concreta predisposizione di sistemi di allarme alla popolazione residente, l’allestimento di tutti i riferimenti per l’individuazione degli elementi territoriali vulnerabili per l’allocazione delle unità e dei mezzi di soccorso, l’informazione alla popolazione ai dati riguardanti la sostanza pericolosa, e la condotta di autotutela che i residenti devono adottare in caso di incidente”.  La documentazione relativa al Piano si può scaricare dal sito internet del Comune nella sezione Comunicazione Istituzionale. Il problema è che se si dovesse verificare un incidente del tipo di quelli già accaduti, non esiste alcun piano che possa davvero tutelare i residenti.

Il ricatto

Qualche tempo fa, la multinazionale aveva proposto agli amministratori locali uno scambio che prevedeva in cambio del trasferimento, l’edificazione di sei palazzoni di una ventina di piani ciascuno da realizzare sull’area oggi occupata dai magazzini di stoccaggio di oltre 100.000 metri quadrati (leggi qui). Si trattava quindi di un’urbanizzazione selvaggia della zona che avrebbe provocato, più o meno, gli stessi problemi in tema di inquinamento ambientale. 

Fuga ad Assago?

Ultimamente, gli unici a essere trasferiti, a livello interno di organizzazione logistica, sono stati gli uffici amministrativi che hanno traslocato nella sede di Assago. A Trezzano, invece sarebbe in corso "una rimodulazione della presenza, che potrebbe prevedere l’eventuale trasferimento di alcune attività di magazzino in un altro sito”. “Non si tratta sicuramente di un percorso di delocalizzazione totale”  ha tenuto a precisare l’amministrazione comunale in un comunicato stampa, per evitare equivoci e alimentare false speranze. Trezzano ha la Brenntag e se la deve tenere.

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