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Mercoledì, 28 Novembre 2018 10:59
La mobilitazione

Rimaflow: picchetti contro lo sgombero ma l’ufficiale giudiziario non arriva

Una riunione convocata in Prefettura questa mattina ha riaperto la trattativa tra i lavoratori e la Unicredit, proprietaria dei capannoni di via Boccaccio, a Trezzano

Il presidio di questa mattina dei lavoratori contro l'esecuzione dello sfratto della Rimaflow  Il presidio di questa mattina dei lavoratori contro l'esecuzione dello sfratto della Rimaflow

Era prevista per questa mattina l'esecuzione dello sfratto della Rimaflow, fabbrica trezzanese autogestita dagli operai. In gioco c’era il lavoro di 120 persone. Unicredit Leasing, proprietaria dei capannoni, ne aveva chiesto lo sgombero, anche con l’utilizzo della forza pubblica. Per questo motivo, sin dalle prime luci dell’alba, la fabbrica è stata presidiata da circa 200 persone decise ad opporsi con ogni mezzo all’ufficiale giudiziario.

La convocazione

Alle 9 è arrivata la prima notizia: la Prefettura di Milano su pressione della Caritas e di alcuni importanti esponenti della diocesi milanese, ha convocato una riunione alla quale ha deciso di partecipare anche Unicredit Leasing che sino a qualche giorno fa si era sempre rifiutata di riaprire qualsiasi trattativa con la controparte, o quantomeno di accettarne le richieste.

Il casco rosso

Questa mattina, molti hanno indossato un casco rosso protettivo che per Gigi Malabarba, uno dei promotori dell’esperienza Rimaflow, “è simbolo di lavoro, contro il rischio della cancellazione di una realtà unica nel suo genere”. La cooperativa, infatti è nata nel 2013 per iniziativa degli ex dipendenti della Maflow, fabbrica chiusa e abbandonata dai proprietari dopo una bancarotta da 350 milioni di euro. Nel febbraio di quell'anno, i dipendenti avevano occupato i capannoni in cui avevano lavorato per decenni.  

Mesi difficili

Da allora, la cooperativa cui fanno parte le diverse attività del sito, ha attraversato diverse tempeste, ma gli ultimi sono stati i mesi più difficili per la Rimaflow. Il 26 luglio scorso il presidente della cooperativa, Massimo Lettieri, e la stessa cooperativa sono finiti in un'indagine per associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti. Lettieri è stato arrestato e rinchiuso nel carcere di Salerno. Ora è agli arresti domiciliari. Le accuse sono sempre state respinte al mittente.

Che fine ha fatto la Virum?

Questa mattina quindi era fissato l’arrivo dell’ufficiale giudiziario. Sulla carta lo sfratto è verso l'immobiliare Virum, che aveva in leasing l'immobile per affittarlo alla vecchia Maflow. "Ma Virum è inadempiente e inesistente", hanno confermato i lavoratori della Rimaflow, sui quali ricadono quindi le conseguenze di uno sfratto verso un'immobiliare fantasma.

La conclusione

Sino a ieri, Unicredit Leasing non aveva accettato la regolarizzazione dell'occupazione, come proposto dalla Prefettura "per l'alto valore sociale dell'esperienza operaia di tutti questi anni". Poi questa mattina lo spiraglio si è aperto. La nuova trattativa alla quale ha partecipato Luca Federici in rappresentanza della Rimaflow, si è conclusa positivamente. Infatti,  davanti al Prefetto è stato sottoscritto un protocollo d’intesa che rinvia lo sfratto a dopo il prossimo 30 aprile 2019. I cinque mesi di tempo dovranno servire a trovare una soluzione. Che può variare dall’affitto dell’attuale sede, sino all’acquisto da parte della cooperativa di nuovi capannoni.

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